Ho sempre avuto l’impressione, anzi la certezza, che un gruppo di turisti americani di fronte al “Davide” di Michelangelo vedesse qualcosa che li riguarda e che noi europei non vediamo più. L’umanesimo americano, il culto americano dell’eccezionalità e del genio, l’individualismo superlativo, in quel famoso e misterioso paese, un tempo così anomalo e oggi così esemplare nella sua epica di nazione-culmine dell’occidente, fanno pensare alla fusione di gigantismo umanistico e visione biblica, che forse nessuno, in Europa, ha messo in scena come Michelangelo.