Dio non parteggia, si tiene da parte. In società, nelle assemblee, in guerra, nelle controversie di confine, nei tribunali, Dio tace. Ci sono le sacre scritture. Ma sono tante e varie e quasi sempre scritte in stile poetico, allegorico, figurale, mitologico, profetico. Di qui quell’attività chiamata ermeneutica la quale, forse va detto, nella sua onesta serietà, ha qualcosa di ridicolo. Lo è quando lavora sulla letteratura profana e si chiede: “Che cosa voleva dire lo scrittore?”. Lo scrittore, dato che è uno scrittore, voleva dire quello che ha detto, proprio come lo ha detto. E quando si tratta di libri sacri (ispirati da Dio) chiedersi che cosa voleva dire Dio guidando la mano del suo amanuense, è ancora più ridicolo. Se è ambiguo, ambivalente, polivalente, fantasioso e oscuro, vuol dire che così voleva essere. Guai a chi vuole dirci con certezza indiscutibile che cosa pensa Dio e che cosa vuole da noi.