La cultura estremista, avanguardista, rivoluzionaria del Novecento ha riscoperto e celebrato se stessa, per l’ultima volta, negli anni Sessanta. Il fenomeno si è prolungato nel decennio successivo, precipitando politicamente, infine, nei sottosuoli del terrorismo, o creando per alcuni anni il gergo di un nuovo accademismo. Fra riletture di Hegel e Marx, di Nietzsche e Freud, di Bataille, di Sade e Lautrémont; fra surrealismo e strutturalismo, fra economia politica, semiotica e inconscio come linguaggio, fu allora che a Parigi, capitale filosofica e antifilosofica, accademica e anarchica della cultura europea in declino, tutto diventò Teoria.