La borghesia finanziaria meneghina ha capito che Matteo Renzi non si può snobbare, anzi, è una risorsa. Certo, le riserve sul renzismo restano – l’irruenza verbale e gestuale da ridimensionare, le battute da bullo spaccatutto, i deficit di fair play, la vaghezza del progetto economico, una squadra alla dirigenza di partito che proiettata al governo non saprebbe da quale parte girarsi – ma uomini della finanza lombarda di vario grado, incarico e soprattutto età, ora riconoscono al trentanovenne segretario del Partito democratico il “coraggio” d’essersi seduto a trattare con l’impresentabile ma imprescindibile Silvio Berlusconi.