Recensioni foglianti

Emilio Salgari

Ann Lawson Lucas
Olschki, 441 pp., 29 euro

Chi scrive, ricorda molto bene la disperazione provata a nove anni, nel primo viaggio in aereo. La paura di volare non c’entrava affatto. Ma quando sbarcai a Londra, mi resi dolorosamente conto di aver già divorato tutto il Salgari che mi ero portato dietro e che avevo iniziato allacciandomi la cintura. Trafugando a Borges quanto disse del coevo Stevenson, anche il creatore di Sandokan è stata una delle forme della felicità, e, in forma minore e derivativa quanto si vuole, generazioni di lettori gli potrebbero tributare lo stesso appellativo con cui ci si riferiva sempre allo scozzese: Tusitala, il racconta-storie. Al suo apparire sui giornali e nella infante editoria dell’Italia sabauda, è stato accusato dai maestri del regno di essere letto colpevolmente sottobanco, e eccitare troppo i nervi delle ragazzine di buona famiglia prima di addormentarsi, con i suoi thug sanguinari e corsari magnanimi e vendicativi, con i suoi pellerossa e le sue missioni artiche, prima di essere trionfalmente adottato con storture e falsità dal fascismo.
Il bel volume di Ann Lucas (primo di quattro), che da anni si dedica allo scrittore veronese con ragione, rigore e passione, fa spiccare con forza rinnovata l’audacia che percorre quella che per troppo tempo è stata considerata “solo” letteratura per ragazzi, e una provinciale imitazione di modelli transalpini: per molti, Salgari non ha costituito solo la prima vera introduzione all’epico e al tragico ma anche, e proprio negli anni del colonialismo e del razzismo, alla rivolta contro l’oppressione imperialistica e la scoperta delle ragioni dell’altro. Ripercorriamo così gli anni di Jules Verne e Gian Burrasca, di Garibaldi e Cavour, di D’Annunzio e Kipling, dell’Unità e della nascente editoria popolare, le sue glorie e piccinerie. Su tutto questo si staglia il quid salariano, la cascata irrefrenabile della scrittura, e la lotta con i demoni interiori e con le avversità esteriori, fino a quel terribile suicidio che pare quasi condensare una vita passata a introdurre e avvicinare i misteri affascinanti e spaventosi di mondi remoti e esotici fino alla prossimità familiare dei paesaggi scorti in treno, o della propria camera da letto. Dalla giungla nera all’harakiri nei boschi del torinese.
Un grande affresco di storia della cultura italiana ed europea, dove incontriamo i battibecchi con gli editori e le lettere entusiaste dei giovani lettori; il tutto corredato da splendide illustrazioni d’epoca che costituiscono parte integrante del diffondersi d’una “mitologia moderna” la cui forza e influenza sarebbe arrivata a Tex e Che Guevara. Si aspettano a gloria i prossimi volumi di questo contributo critico sul “Capitano” che ha portato così tanti dove, da soli, non sarebbero mai andati, fuori e dentro di noi: “Io a lei devo molto… avevo paura di andare all’oscuro, leggendo e volendo copiare quei valorosi non ebbi più paura di niente”. 

 

EMILIO SALGARI
Ann Lawson Lucas
Olschki, 441 pp., 29 euro

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