Al Giro100 Tom Dumoulin è Rosa e storia

Nell'ultima cronometro (vinta da Jos Van Emden) il Bazooka è il primo olandese a vincere il Giro d'Italia. Vincenzo Nibali non riesce nell'impresa di conquistare la seconda posizione per 9"

Al Giro100 Tom Dumoulin è Rosa e storia

Tom Dumoulin (foto LaPresse)

Le cronometro sono un tributo alla perfezione, non perdonano errori, non concedono distrazioni. Sono prove di ritmo e concentrazione, necessitano di capacità particolari, che sono di fisico e di testa, costanza di pedalate e di determinazione. Ma è l'ultimo giorno di gara e nelle gambe ci sono tremilaquattrocento chilometri abbondanti e novanta ore di corse, le energie al minimo per tutti. E così le cronometro più che un tributo alla perfezione diventano un pescaggio a fondo, un pratica zen per evitare il pensiero di essere finiti.

 

Ventinove chilometri e trecento metri da pedalare, gli ultimi, quelli buoni per ribaltare ciò che Appennini e Alpi, salite e discese avevano stabilito. Ventinove chilometri e trecento metri che sono un soffio di Jos Van Emden, vincente sotto le guglie del Duomo di Milano, che sono un capolavoro di Tom Dumoulin: Maglia Rosa a lungo nel risalire la penisola, Maglia Rosa finale, vincitore del centesimo Giro d'Italia, primo olandese a farcela, ribaltone e storia.

 

Quello del Bazooka è un flusso di gambe che mulinano inesorabili pedivelle che volano su asfalto e sampietrini, su distacchi della vigilia e avversari. Cinquantatre secondi da recuperare al via annullatisi con il passare dei chilometri. Il Rosa di Nairo Quintana che metro dopo metro si scolora, diventa passato, trentun secondi di troppo, discesa dal gradino più alto del podio. Non era il terreno per il colombiano, lui che la pianura da bambino non l'ha mai vista, che in montagna ha sempre trovato la sua dimensione, che contro il tempo è sempre riuscito a difendersi, e molte volte anche bene, ma mai a fare miracoli e oggi questo serviva. Nairo termina lontano dai primi, un minuto e venti dopo Dumoulin, nove secondi prima della beffa di chiudere terzo un Giro che voleva e doveva vincere. D'altra parte era il favorito della vigilia, d'altra parte era venuto in Italia per conquistare la Rosa prima di conquistare pure la Maglia Gialla, tentare quella doppietta Giro-Tour che permette l'ingresso nell'Olimpo dei più grandi, dei più forti, della storia.

 

Nove secondi che sono nemmeno tre battiti di ciglia, che sono una ventina di battiti di cuore a tutta, che sono quanto è mancato a Vincenzo Nibali per essere il secondo miglior corridore del Giro. Lo Squalo è stato ottimo a cronometro, ha fatto il possibile in una dimensione a lui non del tutto congeniale, si è difeso, ha staccato tutti gli scalatori, ma contro Dumoulin non c'è stato nulla da fare. Alla fine è terzo, cioè podio, cioè abbastanza per essere contenti, nonostante l'obiettivo fosse vincere. Peccato, ma è pur vero che correre in una squadra nuova, tirata su dal nulla in pochi mesi, con una gamba che quest'anno non è mai sembrata veramente efficace, rimane un risultato di rilievo, una conferma di come Vincenzo sia ancora il massimo che il nostro ciclismo sa esprimere: unica vittoria italiana al Giro, unica grande impresa di coraggio in questa edizione, unico a provarci davvero a far saltare la corsa.

 

Classifica generale — 1. Tom Dumoulin (Ola) in 90h34'54"; 2. Quintana (Col) a 31"; 3. Nibali (Ita) a 40"; 4. Pinot (Fra) a 1'17"; 5. Zakarin (Rus) a 1'56"; 6. Pozzovivo a 3'11"; 7. Mollema (Ola) a 3'41"; 8. Jungels (Lus) a 7'04"; 9. Yates (Gb) a 8'10"; 10. Formolo a 15'17".

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