Il tempo di Stefano Garzelli: meno 17 al Giro100

Nel Giro d'Italia del 2000 tutto si decise nell'ultima cronometro. Il varesino, con l'aiuto di Pantani, riuscì a ribaltare una corsa che Francesco Casagrande aveva guidato a lungo 

Il tempo di Stefano Garzelli: meno 17 al Giro100

Erano passate venti tappe e ventuno giorni da quando il Giro d’Italia era partito da Roma per rendere omaggio al Giubileo. Erano passati ventuno giorni e venti tappe e sembrava non fosse successo nulla, nonostante l’Abetone, le Dolomiti, le Alpi piemontesi. Mancavano due tappe alla conclusione dell’ottantatreesima edizione della Corsa Rosa e l’ultima occasione buona per provare a ribaltare il già scritto erano le scalate del Monginevro e del Sestriere, una dietro l’altra, una dopo l’altra, lotta di tutti contro tutti e tutti contro il tempo. Francesco Casagrande era in Maglia Rosa. Aveva venticinque secondi di vantaggio su Stefano Garzelli, quarantanove su Gilberto Simoni e oltre tremilacinquecento chilometri sulle gambe. 

L'alternativa del Falco Paolo Savoldelli: meno 18 al Giro100

Al Giro d'Italia 1999 sul Colle Fauniera verso Borgo San Dalmazzo Pantani e Gotti si involarono in salita. Il bergamasco in discesa li recuperò, li staccò, se ne andò a vincere

Nemmeno un minuto e tre pretendenti alla vittoria. Nemmeno trenta chilometri e la certezza che indipendente da come sarebbe andata due sarebbero stati i musi lunghi e uno solo quello felice. Casagrande aveva conquistato vittoria e primato con un colpo di forza e classe sull’Abetone. Simoni aveva superato i pochi che lo avevano seguito sul Gavia a Bormio. Garzelli era stato il più lesto a sprintare verso la cima di Pratonevoso. Poi erano arrivati in parata a Briançon dopo che il Colle dell’Agnello aveva detto poco o niente e che il Col d’Izoard stava per sancire la resa di Garzelli. In soccorso del varesino era intervenuto il compagno Marco Pantani, un tempo suo capitano in quel Giro presenza misteriosa ancora alle prese con i fantasmi di Madonna di Campiglio, della squalifica, dell’ingiusta cacciata dopo che aveva dominato quella corsa. 

Garzelli stava perdendo le ruote degli altri due, in molti l’avevano dato per finito, ma il Pirata si fece vascello, lo fece risalire, recuperare, lo mise davanti alle sue responsabilità: quelle di essere capitano, ossia quelle di non mollare mai, nemmeno se il cuore scoppia, le gambe bruciano e la testa si fa altalena. Garzelli si riprese, recuperò gli altri, capì che per vincere non bastavano le doti, serviva l’incapacità di darsi per battuto. 

 

Il giorno dopo alla rampa di avvio della cronometro ripensò a Marco Pantani, al suo sforzo per rimetterlo in sesto, per non fargli perdere il Giro. Iniziò a pedalare e la salita gli sembrò più dolce, le pendenze meno difficili. Quei trentadue chilometri furono la sua apoteosi, il suo capolavoro. Segnò il terzo tempo all’arrivo, dietro a Hruska e Noè, ma davanti agli altri due. Maglia rosa. Successo. 

Vincitore: Stefano Garzelli a 98 ore 30 minuti e 14 secondi; 
secondo classificato: Francesco Casagrande a 1 minuti e 27 secondi; terzo classificato: Gilberto Simoni a 1 minuti 33 secondi; 
chilometri percorsi: 3.698.

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