Ciclismo e ubiquità. Grazie alla tecnologia la squadra di Froome non ha più bisogno dei corridori

Il corridore britannico è allo stesso tempo in vacanza in Australia e in una galleria del vento in Norvegia. Merito delle trovate di un ingegnere italiano

Ciclismo e ubiquità. Grazie alla tecnologia la squadra di Froome non ha più bisogno dei corridori

Chris Froome (foto LaPresse)

Nel Team Sky funziona così: gare, allenamenti, preparazione e migliorie tecniche sono decise da due persone e tutti si devono adeguare. Da sempre. Chi accetta questo principio può correre nella squadra ciclistica più ricca e forte al mondo, gli altri possono prendere la porta d’uscita, indipendentemente dal talento, dalla classe, dalla capacità di vincere. E’ successo anche a un campione come Mark Cavendish, il velocista più vincente in attività, campione mondiale a Copenaghen 2011. Dopo una stagione e quindici vittorie ha salutato tutti e ha cambiato casacca: “E’ impensabile nel ciclismo non avere alcuna libertà di manovra”, disse alcune settimane dopo l’addio alla squadra. Chi al contrario di Cannonball rimane esegue le imposizioni del team manager e molto spesso vince: questa è la regola. Il lavoro del team è onnicomprensivo, riguarda tutti gli aspetti della vita sportiva di un ciclista: dall’alimentazione alle ore giornaliere che vanno percorse in allenamento, sino, almeno per i più forti, alla posizione in sella. Solo che da quest’anno per studiare il modo più efficace e redditizio di pedalare non serve neppure la presenza del corridore. Ci pensano i tecnici.

Dannato Froome

Il secondo Tour vinto, le illazioni, lo spettro del doping. Ora è di fronte al tribunale d’inquisizione della stampa e della televisione francese nonostante i test antidoping siano tutti nella norma. Perché nel ciclismo c’è una caccia alle streghe in nome dello sport pulito. 

Chris Froome alla Sky si è trasformato da buon corridore in fenomeno. Merito di un regime di allenamento “militare”, parola sempre di Cavendish, di un modo di muovere i pedali vorticoso, una ricerca della ossessiva dell’agilità in salita – ossia un’alta frequenza di pedalata, spingendo un rapporto che sviluppa pochi metri di percorrenza – per ritardare la formazione di acido lattico, e a un costante miglioramento dell’aerodinamicità. Un miglioramento che continua, ancora, anche senza Chris Froome.

Il britannico è infatti in vacanza in Australia, posta foto su Instagram e dice di divertirsi. Allo stesso tempo però nella galleria del vento di Trondheim, Norvegia, i tecnici della Sky stanno migliorando ancora l’aerodinamicità della sua posizione in bicicletta. Possibile? Sì, anche senza dono dell’ubiquità. All’Università norvegese della scienza e della tecnologia, sulla bicicletta da cronometro della Pinarello infatti il corridore è sostituito da un suo clone. Stesso peso, stessa corporatura, stesso comportamento di spina dorsale, spalle e anche. Un manichino ipertecnologico disegnato dall’ingegnere italiano Luca Oggiano, che dopo aver concluso un dottorato sull’aerodinamica, aver lavorato per il Comitato Olimpico e Paralimpico norvegese e con l’Adidas è stato assunto dalla formazione inglese.

I tecnici stanno annotando tutto, stanno cambiando al millimetro l’altezza di sella e manubrio, il posizionamento di testa e spalle. Poi faranno adattare Froome, “il migliore al mondo per capacità di ”, ha sempre detto il suo General manager David Brailsford.

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