Perché è un bene che Berlusconi e Renzi sfidino sul lavoro il neo qualunquismo populista

Sia nel centrodestra sia nel centrosinistra esiste un fronte trasversale che sembra avere le caratteristiche giuste per smascherare alcune balle sindacal-populiste. Come si va contro il ricatto di cittadinanza

Perché è un bene che Berlusconi e Renzi sfidino sul lavoro il neo qualunquismo populista

Foto LaPresse

Lo scontro è evidente, è appassionante, è persino illuminante e nei prossimi mesi è destinato a essere il vero punto di rottura tra le forze politiche che si interessano alle bandierine e le forze politiche che fottendosene delle bandierine cercano prima di tutto di ottenere un risultato. Mettete insieme lo scontro sui voucher alla Camera, le affermazioni di Draghi al Parlamento europeo e il modo in cui domenica scorsa sono state utilizzate le parole di Papa Francesco sul reddito di cittadinanza e avrete di fronte a voi il grande spartiacque della politica del futuro, che ancora una volta corrisponde alla parola lavoro.

 

Per svolgere il nostro ragionamento è necessario partire da una domanda semplice destinata a essere uno dei grandi temi della prossima campagna elettorale: ma nel nostro paese esiste davvero una classe politica sufficientemente attrezzata per sfidare con i fatti, e con i numeri, il partito del ricatto di cittadinanza, che a colpi di ipocrisia, di demagogia, di proposte farlocche sta cercando di dimostrare che l’Italia, nell’ambito delle politiche sul lavoro ma non solo, deve rassegnarsi a essere la nuova patria dell’assistenzialismo?

 

I segnali registrati negli ultimi giorni ci dicono che sia nel centrodestra sia nel centrosinistra esiste (evviva!) un fronte trasversale che sembra avere le caratteristiche giuste per smascherare alcune balle sindacal-populiste. E da questo punto di vista non può che essere positivo che oggi ci sia qualcuno (Pd e Forza Italia in primis) disposto a dire due cose importanti.

 

Primo: essere contro la regolamentazione del lavoro occasionale non aiuta a migliorare le condizioni di chi presta un lavoro occasionale, ma aiuta a far crescere le quote di lavoro nero occasionale.

 

Secondo: essere a favore del reddito di cittadinanza non è un modo per combattere la disoccupazione (persino Papa Francesco, parlando domenica scorsa di fronte agli operai dell’Ilva, ha ricordato che “deve essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti”), ma è un modo per rinunciare a occuparsi delle ragioni che si trovano alla base della disoccupazione.

 

La politica delle bandierine, sia sul reddito di cittadinanza sia sulla regolamentazione del lavoro occasionale, ha trasformato la difesa di un principio (no ai voucher, sì al reddito di cittadinanza) in un dogma che prescinde dalle conseguenze a cui può portare quel dogma (con il reddito di cittadinanza, come ha ricordato qualche giorno fa Maurizio Ferrara in un seminario alla Bocconi, il lavoro non è più il perno su cui si fonda l’appartenenza alla comunità). Ma per combattere il pensiero populista non è sufficiente fissare altre bandierine, dire no a tutto quello che propongono gli avversari e condividere con spensieratezza i video che ci tornano più comodi. Occorre guardare più in profondità. Occorre sfidare fino in fondo la piattaforma vetero sindacale (sostenuta non a caso da Grillo, dalla vecchia sinistra, da una parte della magistratura e da un pezzo irriducibile di Lega) dicendo senza paura quello che ha ripetuto ieri Draghi: l’Europa corre, i segnali positivi si moltiplicano, la disoccupazione è ai livelli più bassi dal 2009, ma per non perdere il treno della crescita occorre scommettere su una parola che almeno in Italia nessuna forza politica si è ancora intestata fino in fondo: produttività.

 

Scommettere sulla produttività significa difendere il lavoro che c’è, e non solo quello che si vorrebbe. Significa dimostrare che la disoccupazione non si combatte alimentando l’ozio di cittadinanza. Significa rimuovere gli ostacoli (burocrazia, fiscalità) che impediscono alle imprese di creare occupazione. In Parlamento il vecchio centrosinistra esploderà ancora una volta a causa di una rottura sul lavoro. Ma fuori dal Parlamento se Renzi e Berlusconi vorranno trovare un modo per essere macronianamente alternativi alle forze populiste non potranno che partire da qui: trasformare le parole di Draghi in un manifesto contro i professionisti del ricatto di cittadinanza e la politica neo qualunquista. Che aspettate?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Maggio 2017 - 16:04

    Al direttore - Lavoro. In un regime statalista collettivista: tutti i mezzi di produzione e di scambio gestiti dallo Stato/Partito, si può “crearlo", a prescindere pure dal “come”, Fuori da quella condizione il “lavoro”, la sua necessità, richiesta, espansione, sono condizionate dalla domanda/offerta. Ovvio che nel regime di mercato, il lavoro, i lavoratori non debba/no essere lasciati in balia degli egoismi umani: individuali e di settore. Giusto perciò un intervento sociale, cioè di tutti, per non lasciare solo chi il lavoro lo perde. Ma non c’è intervento sociale che tenga, che possa sostituire la “mancanza di richiesta di lavoro”. Solo una crescita economica può essere il solo rimedio alla disoccupazione. Questo postula però, una situazione politica/culturale a monte che la possa favorire. La nostra crescita è stentata e sempre inferiore alla media europea, non sarebbe il caso di chiedersi il perché? Oddio, chiedercelo ce lo chiediamo, risultato?, la colpa è sempre degli altri.

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  • luigi.desa

    30 Maggio 2017 - 15:03

    Due interlocutori in una conversazione inesistente come la partita a tennis nel film di Antonioni. Il vecchio leone che ha vissuto da primo attore il palcoscenico della politica italiana per oltre 30 anni collazionando grandi vittorie e irrimediabili ( per il popolo) errori e il giovane apprendista che è riuscito ad interpretare il ruolo importante dell'attor giovane che però dovrà maturare ed attualmente non comprende indove vogliono arrivare gli antagonisti come diceva Totò prendendo sberle. La politica narrata in cronaca è anche immaginazione.

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  • lorenzolodigiani

    30 Maggio 2017 - 11:11

    Caro Direttore, in un suo interessante articolo di oggi, Alberto Brambilla sostiene che l'indebolimento dei sovranisti in Europa dipende dalla migliorata situazione economica e dalla crescita di quest'ultima che ha loro impedito un'ulteriore propaganda sul tema della crisi. Purtroppo a questa crescita, rilevata con soddisfazione da Mario Draghi, l'Italia partecipa in maniera non soddisfacente. Questo significa, quindi, che il populismo nostrano ha ancora margini di crescita, facendo leva su questi temi. Si giunge alla sua stessa conclusione. Il nostro paese non può perdere il treno della crescita. Renzi e Berlusconi devono usare la loro abilita' di comunicazione per convincere di questo chi non ha ancora capito che ci puo' salvare la produttivita', non "l'ozio di cittadinanza".

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