La grande bufala della governabilità

Per ottenerla c’era una possibilità ed era il referendum. Ora che volete?

La grande bufala della governabilità

Matteo Renzi (foto LaPresse)

C’è qualcosa di incomprensibile, o forse di troppo comprensibile, nella campagna avviata soprattutto dalla sinistra per una legge elettorale che garantisca la governabilità ed eviti l’esigenza di coalizioni post elettorali diverse da quelle prospettate agli elettori dalle singole forze in campo. Quando la pronunciava Matteo Renzi, a sostegno delle proposte di riforma costituzionale, la parola governabilità era considerata quasi una bestemmia. In nome della governabilità, si diceva, venivano sacrificati i sacri principi della rappresentanza, con i meccanismi maggioritari si violava il dogma dell’eguaglianza dei voti e quindi dei cittadini. E’ proprio con questi argomenti che è stato travolto l’ultimo tentativo serio di creare un meccanismo adatto a una democrazia governante. Nell’attuale situazione istituzionale non esiste una garanzia di governabilità, se si preclude preventivamente la possibilità di accordi tra partiti che si sono confrontati e combattuti nelle campagne elettorali. La disgregazione prima del centrodestra e poi del centrosinistra (che comunque erano coalizioni che pativano forti contraddizioni interne anche quando ottenevano la maggioranza dei seggi e una percentuale assai vicina alla maggioranza dei voti) sono la conseguenza dell’incapacità del primo e del secondo di ottenere un consenso popolare alle riforme istituzionali che puntavano alla governabilità come esito netto di una competizione bipolare.

 

Coloro che hanno disgregato quel bipolarismo ora lo vogliono rievocare quando non ce ne sono più le condizioni e chiedono il miracolo di una legge elettorale che le faccia rinascere. Una legge di quel tipo, nel sistema istituzionale e nel panorama politico reale, non esiste. Infatti nessuno di quelli che la chiedono ha poi proposto una formula che concretamente realizzi quell’utopia.

 

Si torna indietro, verso il proporzionalismo, quindi verso le coalizioni postelettorali, si dice, come se fosse una scelta che ha qualche realistica alternativa. E’ incomprensibile che a farlo siano coloro che hanno sabotato la riforma istituzionale che appunto della governabilità era la cornice necessaria? No, perché in realtà i parrucconi e gli agitatori si preparano, con questa campagna ostativa, a recitare il copione della battaglia contro la “legge truffa”, e ne chiedono una impossibile, appunto per poter dire che quelle possibili sono truffaldine, costruite su misura per un’intesa contronatura tra Renzi e Silvio Berlusconi. Verrebbe da rispondere come il Virgilio dantesco: “Non ti curar di lor ma guarda e passa”.

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  • Lou Canova

    25 Maggio 2017 - 15:03

    Figuriamoci se Renzi si sarebbe potuto presentare in Parlamento proponendo l'abolizione tout court del Senato...Non scherziamo dai, sarebbe stato rinchiuso in un manicomio criminale...Quanto alla governabilità, contrariamente a quanto, leggo tra i commenti, è espressamente la prima preoccupazione di tutta le grandi democrazie funzionanti, altro che storie. Legge elettorale: è pacifico che ce ne sono di diverse, anche opposte, funzionanti, dipende anche dal quadro istituzionale e politico, comunque la si pensi occorrerebbe maggiore onestà e consapevolezza sulle conseguenze del sistema prescelto, ad esempio oggi in Italia è pressoché certo che con il proporzionale si dovrà ricorrere ad una coalizione tra 2 o (più probabile) 3/4 tra partiti e partitini...

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  • Giovanni Attinà

    25 Maggio 2017 - 12:12

    Sulla legge elettorale ai noi semplici cittadini è quasi vietato discutere e discettare. E' infatti una prerogativa dei politici che non riescono a mettere insieme una legge decente. La scoperta della"governabilità" è la solita falsa questione, perché in qualunque legge si sia votato poi alla fine è stato costituito il governo. In Italia c'è l'enfasi della durata del governo per tutta la legislatura, cosa che non avviene in altre nazioni. Se è necessario si fanno elezioni anticipate: non c'è infatti alcun trauma per l'evento. E' una regola certa della democrazia. Poi naturalmente, visto che è stato turato in ballo il referendum, ci sarebbe da scrivere che si poteva votare per singoli quesiti e, a parte tutto, non era necessario modificare quasi metà degli articoli della Costituzione. Bastava cancellare il Senato, dimezzare i parlamentari e portare la durata della legislatura a 4 anni e poi magari decidere di votare con i seggi elettorali aperti sino alle 20 massimo e non alle 23.

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  • Lou Canova

    25 Maggio 2017 - 12:12

    La Consulta, con argomenti sui quali è sceso istantaneamente l'oblio, ha cassato l'Italicum poggiandosi da un lato sull'esito del referendum (mah!) e dall'altro assecondando la deriva subdolamente "antigovernista" ormai trionfante nel paese, nella destra (che pure aveva sostenuto, nella fase iniziale, riforme improvvisamente divenute liberticide), nella sinistra (che aveva votato italicum e nuovo senato), nel mndo dell'informazione. Direi che ce ne è abbastanza per considerare la suprema corte parte del problema più che altro...

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  • Dandy

    25 Maggio 2017 - 12:12

    La riforma costituzionale così come scritta non si poteva proprio votare. Illeggibile, ambigua e sbilanciata. Avessero aperto un dibattito prima di blindarla e sottoporla al referendum avrebbe messo in luce la necessità se non altro di riformulare alcuni articoli. Inoltre vorrei mettere in luce anche l'arroganza dell'italicum, scritto ed approvato come se la proposta di modifica costituzionale fosse già una certezza.

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    • Lou Canova

      25 Maggio 2017 - 15:03

      A parte che anche l'italicum, come la riforma costituzionale, nacque dalla collaborazione col centro-destra e dal famoso patto del Nazareno, m5s e grillini hanno sempre puntato il dito contro questa evidenza, non vedo dove sia l'arroganza: cosa impedisce oggi e da mesi al Parlamento di approvare una legge elettorale, se non il disaccordo e la debolezza dei partiti, la mancanza di progetto, la volontà tattica di non muoversi sostanzialmente dal proporzionale imposto dalla Consulta?

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