Manifesto del buon senso anti populista

Contro i professionisti della fuffa serve una nuova agenda. Si firma qui fogliodiriforme@ilfoglio.it

Manifesto del buon senso anti populista

Foto LaPresse

Nella densa intervista rilasciata ieri a questo giornale, Silvio Berlusconi, senza troppi giri di parole, ha scelto di dire sì ad alcuni dei punti messi insieme dal Foglio un mese fa per costruire un memorandum anti peronisti, da sottoscrivere prima delle prossime elezioni politiche. La notizia è importante non solo per questo giornale, ci mancherebbe, ma anche per tutti coloro (e sono tanti) i quali si augurano che la lotta contro il populismo cialtrone avvenga non inseguendo il populismo ma sfidando il populismo con l’unica arma di fronte alla quale la demagogia finisce in mutande: il coraggio della verità.

 

Il memorandum del Foglio, già sottoscritto sulle nostre colonne dal viceministro dell’Economia del Pd (Enrico Morando) e dal direttore generale di Confindustria (Marcella Panucci), prevede una serie di punti trasversali che a nostro parere coincide con le catene che tengono ancora immobilizzata l’Italia.

 

Per sfidare i populisti, dunque, occorre che i partiti responsabili, diciamo così, si impegnino a sostenere, a prescindere da chi andrà al governo, una serie di punti chiari. La sintetizziamo ancora: una piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali; una proposta per ridurre le ore impiegate in un anno da una piccola-media impresa per presentare le dichiarazioni fiscali; un impegno a ridurre i tempi del processo penale e a non aumentare i tempi della prescrizione; una riforma delle intercettazioni finalizzata a tutelare la privacy degli indagati nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione; un impegno a omogeneizzare le regole sul lavoro presenti nel settore privato con quelle del settore pubblico; un intervento più forte per riformare il sistema di contrattazione salariale collettiva.

 

La demagogia anti sistema, come si sa, tende ad autoalimentarsi di fuffa (e di post verità) e di fronte ai problemi veri di un paese preferisce buttarla in caciara, spostando l’attenzione sulle sciocchezze e sulle cianfrusaglie: i costi della politica, le auto blu, i vitalizi, i vizi della casta. La grande sfida dei prossimi mesi (per la politica ma non solo) sarà dunque quella di imporre un nuovo perimetro all’interno del quale far vivere il dibattito politico. Fino a che le priorità del paese verranno confuse con le sciocchezze i professionisti della fuffa avranno buon gioco. Quando le priorità del paese torneranno a essere i temi veri – liberalizzazioni, debito pubblico, tasse, crescita, giustizia – per i campioni del nulla non ci sarà più nulla da fare. E se in Italia esiste una classe dirigente che sull’esempio di quella francese vuole reagire con intelligenza alla minaccia populista – e contribuire a fertilizzare il terreno sul quale un giorno potrà nascere una forma di macronismo italiano (l’immagine che vedete al centro di questo editoriale in Italia è al momento l’unica formula possibile di macronismo) – non deve demonizzare l’avversario. Deve soltanto contribuire a mostrare il volto di chi vuole truffare il nostro paese imponendo, al posto dell’agenda del buonsenso, l’agenda della fuffa. Noi abbiamo cominciato, per chi si vuole unire non basta che scrivere qui: fogliodiriforme@ilfoglio.it.

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Commenti all'articolo

  • leonardo

    27 Maggio 2017 - 08:08

    Sottoscrivo in pieno. Bisogna avere coraggio. Liberalizzazioni che portano crescita, redistribuzione di ricchezza. L'esempio di Uber e Uber pop negli usa è illuminante. Dobbiamo calvalcare le nuove possibilità offerte dalla sharing economy e rese di massa dalle app Smart phone etc etc. Sennò è come se noi costringessimo ancora tutti ad accendere con il fiammifero. Per legge.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    16 Maggio 2017 - 11:11

    Elenco pienamente condivisibile "una piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali; una proposta per ridurre le ore impiegate in un anno da una piccola-media impresa per presentare le dichiarazioni fiscali; un impegno a ridurre i tempi del processo penale e a non aumentare i tempi della prescrizione; una riforma delle intercettazioni finalizzata a tutelare la privacy degli indagati nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione; un impegno a omogeneizzare le regole sul lavoro presenti nel settore privato con quelle del settore pubblico; un intervento più forte per riformare il sistema di contrattazione salariale collettiva", che finalmente fa chiarezza. Di tutti questi punti, il PD non ne ha mai portato avanti uno che sia uno, anzi ha fatto il contrario: prescrizioni aumentate, municipalizzate che rimangono tali, jobs act distinto dalla riforma Madia, intercettazioni non parliamone ecc. Ma almeno ora c'è il bollino che il maggior partito populista è il PD. Grazie.

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  • giusgiand

    16 Maggio 2017 - 09:09

    15 Luglio 2089: «C'est le populisme?» «Non, Sire, c'est le peuple».

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