L'ozio dei popoli

Il revenu de base, per dirla con Benoît Hamon, sembra fatto per garantire un diritto all’ozio. Ma senza lavoro produttivo e con un reddito garantito a tutti c’è una libertà condizionata, cioè una non libertà. Da brividi, no?

L'ozio dei popoli

Beppe Grillo (foto LaPresse)

Ho visto che anche Renzi nel lodevole tentativo di reinventarsi ha socchiuso la porta all’idea di una estesa protezione salariale dei cittadini a carico dello stato. Io adoro lo stato, che ha sovvenzionato enti di alta cultura come La Scala e il Foglio per sopperire al loro carattere di soggetti estranei al mercato (cinque ore di Wagner e cinque ore per leggersi bene il Foglio del sabato più o meno si equivalgono), facendo cosa buona e giusta. Ma sul salario universale bisogna intendersi. Ai maestri scaligeri e ai giovani maestri foglianti è stato consentito di lavorare sodo, il reddito di cittadinanza, per esprimermi con la formula grillina, o revenu de base, per dirla con il socialista francese Benoît Hamon, sembra fatto apposta per garantire il diritto all’ozio. Una cosa in sé nobile, l’ozio, che piaceva al genero di Karl Marx.

 

Una battuta? Mica tanto. La proposta significativa, il resto è roba da mezze calzette, è quella di un salario universale diretto, come il suffragio. One man, one income. Basic income, dunque. Non uno stipendio faraonico, ma quattrini a vita per tutti i cittadini e i residenti in quantità sufficiente a garantire una vita sulla soglia del possibile a ogni singolo individuo. Quoziente individuo, altro che famiglia, e senza sottilizzare sul reddito di chi lo riceve. Gli antenati della proposta sono nobili, da Tom Paine, che escogitò un suo meccanismo di redistribuzione della proprietà agraria per finanziare la giovane e la terza età, come leggo su Google, a Milton Friedman, che lo immaginò come imposta negativa. Ma queste sono sottigliezze importanti, su cui sono al lavoro da anni fior di specialisti, ma sottigliezze rispetto al grosso e spesso problema. Che non è solo: chi paga?, visto che allo stato il basic income costerebbe circa un quarto del pil, una cifra mostruosa. E’ anche: che fine fa quel vecchio arnese ideologico alla base dello sviluppo moderno, cioè il lavoro? Dico vecchio arnese ideologico perché voglio essere alla moda, sintonizzarmi, connettermi. Sappiamo tutti che il lavoro è stato riformato e lo sarà ancora di più in futuro dall’evoluzione di tecnologia e demografia: sempre meno indispensabili, certi lavori, e sempre più vecchi molti lavoratori. Ma la scommessa, pareva ai liberisti sfrenati, è che l’innovazione digitale e l’automazione incrementino la produttività cosiddetta totale dei cosiddetti fattori in modo tale da consolidare e allargare la base produttiva e dell’occupazione. In modi oggi solo in parte prevedibili, ma direttamente proporzionali all’aumento della ricchezza e delle occasioni sociali in un mondo liberato dalla schiavitù del lavoro povero di contenuti e abbrutente (mia madre citava sempre: il lavoro nobilita l’uomo e lo rende simile alla bestia).

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Se questa scommessa è perduta, e solo tecnici inclini alla magia sono oggi in grado di evocare il futuro risultato dell’azzardo, allora va bene, diamola per perduta e favoriamo a colpi di ingegnosi ritrovati finanziari, o a colpi di tasse, eguaglianza e fraternità, i due pilastri della rivoluzione illuminista e framassonica. Mi resta qualche preoccupazione per il terzo pilastro, la libertà. I liberisti libertari concepiscono la libertà come mercato, e pensano che se lo stato si sobbarchi la tutela universale come garanzia dal lavoro, vabbè, gli spiriti animali e acquisitivi dell’uomo faranno comunque supplenza, e la lotta di classe sarà davvero un fantasma del passato, il libero gioco del mercato si può permettere anche questa nuova trasformazione dei cittadini in sudditi. Io sono un vecchio socialdemocratico liberisticamente riformato e continuo a pensare che il lavoro è uno strumento di autonomia personale irrimpiazzabile nel medio periodo (nel lungo periodo saremo tutti morti, come diceva JMK). Senza lavoro e con un reddito garantito per cittadinanza a tutti vedo una libertà condizionata, cioè una non libertà. Non era la religione l’oppio dei popoli, era il basic income.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Febbraio 2017 - 16:04

    Liberare l’uomo dalla “necessità” del “lavorare” è intento, pretesa contro natura. Neppure i traguardi dell’eguaglianza e fraternità, i due pilastri della rivoluzione illuminista e fra massonica, concepivano una società universale di mantenuti ad un livello un po’sopra la sopravvivenza, perché avrebbe eliminato la libertà. Infatti quello è il modello delle dittature. Oppure no? Niente a che fare con la giustizia sociale e la dignità dei lavoratori. Il nodo attuale, oltre quello della sostenibilità economica, è di natura culturale e di lotta politica per attirare consensi. Le masse odierne, della libertà, quella inscindibile dal concetto di responsabilità, non sanno cosa farsene. Bramano solo “panem et circences”. E, poiché i consensi e i voti per prevalere nell'agone “democratico” sono nelle masse, il cerchio si chiude Paradossalmente, Thomas Paine all’osso: “America first”

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  • carlo.trinchi

    26 Febbraio 2017 - 00:12

    Tutti ci provano e tutti vogliono assicurarsi voti. Berlusconi iniziò con l'ICI poi, arrivando a Renzi abbiamo gli ottanta euro ed altro durante la campagna referendaria. Ora Grillo, da par suo, attraverso il reddito di cittadinanza si assicurerebbe il colpo delsecolo.Se gli riesce rimarrà a percentuali di voti granitiche e nessuno proverà più a toglierlo pena i forconi per le piazze da far impallidire i tassisti. Non ultimo lo stadio alla Roma ed a seguire alla Lazio, e perché no al Frosinone? È la democrazia delle mance quando si perde la bussola del non sapere che fare per uscire dalle crisi che ci attanagliano. In momenti di vacche magre le mance la fanno da padrone e la via di uscita al momento non la sa nessuno. Forse un governo con una maggiranza propria forte e del tempo sufficiente per agire può tentare l'impresa, ma detta maggioranza, visti gli sfasci e le divisioni non la si vede all'orizzonte. Al contrario abbiamo un nuovo partito democratico riformista. Riformista di che?

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  • albertoxmura

    25 Febbraio 2017 - 14:02

    Ricordo il caso di un baby-pensionato quarantenne al quale fu offerto un lavoro che superava di mille euro l'importo della pensione. "Chi me lo fa fare a lavorare per mille euro?" andava dicendo il baby-pensionato, che conseguentemente rifiutò l'offerta di lavoro. Cose simili accadrebbero con l'introduzione del reddito di cittadinanza (che, gira gira, è equivalente a una baby-pensione).

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  • mauro

    25 Febbraio 2017 - 09:09

    Purtroppo, caro Ferrara, il popolo grillino non legge il Foglio e troppi buoni democratici non La leggono. E finora credevo di essere il solo ad aver pensato in termini di evidente rinuncia alla libertà e non soltanto in termini di fattibilità contabile. In ogni modo, è il buon vecchio comunismo che messo un piede fuori dalla porta (senza mai uscire del tutto) rientra dalla finestra. Un comunismo la cui intelligentzia avrà diritto a un reddito di cittadinanza più uguale degli altri, le cui inevitabili guide saranno i Casaleggio e Di Battista al posto di Lenin e Stalin. (I quali almeno avevano le palle). Ma non c'è da meravigliarsi, ed ogni liberale, che si è nel frattempo informato, prima o poi deve arrendersi : nessun sistema democratico resiste al logorìo del tempo e dell'eccesso di libertà al plurale; la "bestia umana nobilitata" finisce sempre, per un motivo o per l'altro, a tornare nella stalla di uno o più padroni.

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