Ragioni per non cassare Visco. Una lezione che verrà ignorata sul caso Mastella

Al direttore - Il Foglio ha una lunga tradizione di posizioni nei riguardi del vertice della Banca d’Italia – e della stessa Banca – sempre attente e documentate, assai spesso diverse da quelle dei “giornaloni”, ma alle quali altrettanto spesso i fatti hanno poi dato ragione. Ricordo, tra l’altro, la nettezza dei non facili interventi del Suo giornale in un periodo assai difficile in cui ancora avevo l’onore di lavorare a Via Nazionale. Ora, caro direttore, sarebbe auspicabile che venisse affrontato, con lo stesso vigore con cui affrontate altri importanti argomenti, il tema delle decisioni da assumere in vista della scadenza del mandato del governatore Ignazio Visco, che è pienamente riconfermabile, mentre da un lato si organizzano “tribunali del popolo” che prosperano sulle fake news e, dall’altro, si lanciano segnali autodichiarati dorotei per sostenere non si capisce bene quale decisione, ignorando, però, che le relative attribuzioni di ultima istanza in materia sono del presidente della Repubblica. Si trascura, altresì, il fatto che, da quarant’anni a oggi, ogni volta in cui i governi hanno pensato di compiere una scelta senza raccordi con il Quirinale hanno poi dovuto rivedere “ab imis” la propria posizione. Nel caso specifico, opportunamente il governo Gentiloni mantiene un giusto riserbo. L’avvicinarsi della scadenza solleciterebbe, comunque, a prendere già in questo mese una decisione per evitare improprie correlazioni, in specie con la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche. Sono in ballo l’autonomia e indipendenza dell’Istituzione che vanno tutelate anche se la si tira in ballo per errori tutti da dimostrare e non si può essere così masochisti da non valorizzare il prestigio di cui gode Palazzo Koch, a partire dal livello internazionale. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 

Caro De Mattia, la valutazione sull’identità di Bankitalia, e del suo governatore, richiede del tempo e le occasioni ci saranno. Ma per rispondere alla sua domanda direi che le ragioni per cui Ignazio Visco dovrebbe essere riconfermato alla guida di Bankitalia sono superiori alle ragioni per cui Visco dovrebbe lasciare il posto a qualcun altro. Ne riparleremo.

 

Al direttore - Ho letto che Clemente Mastella è stato assolto in primo grado nell’ambito dello stesso processo che nel 2008 portò prima alle sue dimissioni dal governo Prodi e poi alla fine del governo Prodi. Dieci anni dopo scopriamo che un governo eletto dagli italiani è caduto per un’inchiesta giudiziaria senza fondamento. E temo che neanche questa lezione servirà.

Luca Martini

 

Forse non ci rendiamo conto. Un ministro della Giustizia del governo italiano è stato indagato da una procura della Repubblica sulla base di prove inesistenti e a causa di un’inchiesta fondata sul nulla (a) quel ministro è stato costretto alle dimissioni, (b) una riforma della giustizia importante è stata archiviata per sempre, (c) un governo è stato costretto ad andare a casa. Nove anni dopo, rispetto a quel giorno, qualcosa è cambiato ma non ci sarà mai una sinistra di governo che potrà risultare credibile se non affronterà un tema che in tutti questi anni nessuno ha avuto il coraggio di affrontare fino in fondo: il dramma di un paese (lo sta capendo persino Di Pietro) che non ha ancora trovato il giusto vaccino per proteggersi da un virus letale chiamato circo mediatico-giudiziario. Se il Pd vuole davvero segnare una discontinuità con la stagione dell’Unione non si può che partire da qui. E da qui partiremo anche venerdì quando incontreremo Renzi a Milano per dibattere sull’Italia che sarà.

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