Casaleggio, Ivrea e il mistero buffo dei magistrati ibridi e ayatollah

Il tribunale di Roma decide di non decidere sull’illegalità del M5s

Beppe Grillo e Davide Casaleggio (Foto LaPresse)

Al direttore - Trump: “Steve Bannon si sentiva con Pizzarotti”.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Ho letto che in quel di Bristol s’aggira un tizio armato di bastone telescopico con pennello che corregge gli errori grammaticali delle insegne di negozi: in Italia sarebbe già in mano alla Casaleggio e Grillo associati sotto il titolo di grammatica diretta e ortografia felice.

Valerio Gironi

 


 

Al direttore - Caro Cerasa, ma cosa ne pensa dei magistrati invitati da Davide Casaleggio al raduno grillino di Ivrea?

Marco Martini

Penso che un magistrato nell’esercizio delle sue funzioni dovrebbe stare lontano dalla politica e penso che un magistrato che diventa icona di un partito politico dovrebbe farsi qualche domanda. Vale per i magistrati che partecipano ai convegni del Pd (è successo anche con il procuratore capo di Roma, ospite a un convegno del Partito democratico poco prima dell’esplosione di Mafia Capitale) e vale per tutti i magistrati che mostrano sintonia con il Movimento 5 stelle. Più un pm si avvicina alla politica, più in Italia si avvicina il modello Teheran. Un piccolo passo per un uomo, un grande passo verso la strada degli ayatollah.

 


 

Al direttore - In questa mostruosa confusione di dati sul Pd non ho capito più nulla: ma questo congresso è un flop oppure no?

Luca Taddei

Provo a risponderle prendendo qualche dato. Il numero totale degli iscritti del Psoe (Partito socialista spagnolo) è pari a 177 mila. I socialisti francesi hanno 60 mila tesserati. Corbyn è diventato capo del Labour inglese ottenendo 120 mila voti su 170 mila iscritti. La Spd ha 440 mila iscritti (in un paese che ha 20 milioni di abitanti in più rispetto all’Italia). Il Pd in Italia conta 450 mila iscritti. Di questi 266 mila hanno votato tra il 20 marzo e il 2 aprile nei circoli del Pd. Renzi ha ricevuto 177 mila voti. Tra gli iscritti, nel 2013, ne prese 43 mila in meno. I dati sulla forza del Pd sono questi e sono buoni. Ma mai come in questo momento un leader di un partito che sogna di essere maggioritario nel paese ha bisogno non solo della sua base di partenza ma anche della base degli elettori che si sentono vicini più vicini a un leader che a un partito. Le primarie sono belle anche per questo. Perché ti costringono a uscire dal perimetro del tuo partito e a misurarti anche con elettori diversi. Dunque, al momento, direi di no, non è stato un flop. Anzi.

 


 

Al direttore - Negli interrogativi critici che il professore Cofrancesco ha rivolto nei giorni scorsi dalle colonne del Foglio al giornalista Porro – per avere questi sul Giornale sostenuto il diritto dello stato a sradicare, per ragioni di pubblica utilità, gli ulivi che ostacolano l’approdo in Italia del gasdotto Tap - a me pare venga smarrito il senso della storia, intesa non tanto e non solo come passato, ma come telaio in cui si intrecciano i fili delle azioni umane, pratiche o teoretiche che siano. Intendo dire che, fin quando ci si muove sul piano del liberalismo come dottrina, il professore ha dalla sua la forza del richiamo a uno dei fondamenti del pensiero liberale, nel caso specifico al diritto di proprietà dei possessori degli ulivi, di contro al rischio di un distorto ed invasivo ruolo dello stato, chiamato a difendere l’utilità e l’interesse nazionale di un’opera strategica per l’Italia. Si ripropone il conflitto tra diritto e utilità, tra libertà individuale ed esercizio del potere coercitivo dello stato. Ciò detto, nondimeno aggiungo che ritenere che un tale conflitto possa risolversi sul terreno di un sistema liberale il più possibile armonico è un modo di pensare astratto, lontano dalle categorie del mutamento e del successo tipiche del giudizio storico, anzi di ogni giudizio umano. Appellarsi alla coerenza verso un liberalismo come corpo dottrinale è senza dubbio legittimo e, in una certa misura, anche necessario, purché si abbia l’accortezza di evitare il distacco dal liberalismo visto nella storia, nel telaio di cui prima. Diversamente, si rischia di travisare il significato della protesta di gruppi di cittadini del Salento contro il gasdotto Tap, magari vedendo in essa, come afferma il professore Cofrancesco, addirittura l’espressione di un altro dei capisaldi del liberalismo in cui si articolerebbe la difesa del diritto di proprietà: l’autonomia dei poteri locali. Ma se solo per un attimo si abbandonasse il piano della ricerca di un’astratta coerenza dottrinale, esaminando invece il contenuto reale delle notizie che giungono al riguardo dalla Puglia, risulterebbe confermata l’impressione di trovarsi piuttosto di fronte ad un vischioso intreccio tra protesta dei cittadini e poteri locali politico-istituzionali (a cominciare dalla giunta regionale), che si contrappone a ogni politica del governo centrale che sia orientata a una visione positiva e aperta della globalizzazione e modernizzazione dell’Italia. Credo che una tale alterata percezione della realtà sia inevitabile se si sceglie di pascolare il pensiero nel solo campo del liberalismo come concetto, avulso dall’ordito della storia. Ma ogni concetto dell’uomo non è mai un “a priori” della pura ragione, ma sempre un “a posteriori”, spurio e contaminato, dell’agire teoretico e morale dell’uomo quale integrale essere storico.

Alberto Bianchi

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