Berlusconi e il governo. Spiace per l’Economist, ma Brunetta purtroppo è già sposato

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa venerdì 25 novembre

berlusconi

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Al direttore - Interessante l’editoriale dell’Economist per il “No”. Dispiace però avvisarli che Brunetta è già sposato.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Renzi continua a ribadire che non si vota su di lui e sul governo, ma “si vota con una scheda in cui si parla di bicameralismo paritario”. Se il governo non c’entra, allora perché continuare a far filtrare che lui si dimetterà in caso di vittoria del No, aprendo una fase di instabilità che probabilmente, almeno nel breve periodo, nuocerà al paese? Come lei sa, lavoro alle nostre campagne elettorali nazionali dal 1993 e so bene che questo è un modo per forzare la mano a molti nostri elettori indecisi, per i quali la stabilità è un bene prezioso. Non mi scandalizzo. Mi addoloro perché penso che questo non sia un comportamento responsabile da parte del premier. Un ricatto politico inaccettabile.

Antonio Palmieri, deputato Forza Italia

 

Al direttore - A differenza di don Mauro Leonardi, di cui ha parlato il Foglio (22/11) a proposito della recente decisione di Papa Francesco in tema di aborto, credo che la soppressione di un essere umano nel grembo materno continui a essere un peccato di gran lunga superiore a un delitto di mafia (e lo stesso dicasi in rapporto alla pedofilia). A parte il fatto che la donna di cui ha parlato don Leonardi, che ha abortito perché temeva di non riuscire a sfamare un figlio in più, avrebbe potuto comunque farlo nascere ché una soluzione la si trovava, al limite ricorrendo all’affido temporaneo, il punto qui è semplice: mentre nessuno si sogna neanche lontanamente di “teorizzare” lo scioglimento dei bambini nell’acido, barbara usanza mafiosa ma che rientra né più né meno di altre pratiche raccapriccianti nella categoria delle umane efferatezze, l’aborto al contrario non solo l’abbiamo depenalizzato ma siamo arrivati, appunto, a teorizzarlo, a parlarne come di un diritto. In nome del quale vengono sterminati ogni anno 50 milioni di innocenti in tutto il mondo. E’ questo, il fatto cioè che abbiamo dichiarato ammissibile sopprimere una vita umana indesiderata per i motivi che siano, che rende l’aborto un orrore senza limiti. Molto più, ripeto, del delitto di mafia (o di altri crimini) che per quanto ripugnante sia è un gesto criminale ma non è ideologico, non nasce cioè per aver voluto affermare “a tavolino” che ciascuno è padrone assoluto della propria vita. E bene ha fatto la chiesa ad associare all’aborto la scomunica automatica (per altro tuttora in vigore nonostante certe ricostruzioni giornalistiche ad alto contenuto etilico): essa non soltanto non è un ostacolo sulla via della riconciliazione (né lo era il rinvio al vescovo per essere revocata, come pure qualche volenteroso monsignore ha lasciato intendere) ma anzi – recita l’“Evangelium Vitae” di s. Giovanni Paolo II – “è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un’adeguata conversione e penitenza”. Ecco perché, per tornare a don Leonardi, a una “carità nello scaffale più basso, dove anche un bambino può prenderla”, continuo a preferire una misericordia sullo scaffale più alto, affinché gli uomini possano essere elevati alla statura del Vangelo.

Luca Del Pozzo

 

Al direttore - Ho ascoltato ieri il Cav. in televisione. Alcune sue affermazioni mi hanno destato qualche perplessità. Sostiene che i capi delle sue aziende voteranno No per non incorrere in potenziali ricatti a referendum avvenuto. Ha poi evocato le Amlire. A questo punto, mi è parso un vecchio signore attanagliato dai ricordi. Ha anche detto però, e qui mi è parso credibile, che vorrebbe una legge proporzionale cui farebbe seguito una Grosse koalition. L’unico modo che Forza Italia ha per tornare al governo, senza rompere clamorosamente con la Lega e simili e consentendo a lui di “sacrificarsi” in nome della governabilità.

Lorenzo Lodigiani

  

Al direttore - L’analisi sul delirio complottistico del Movimento 5 stelle è calzante e corretta. Il pericolo è che una tale monomania non porti a censurare qualsiasi attività perché dietro a essa si vede il peggio e non il buono da ricercare. Una società animata da questi princìpi non può sussistere. E’ come chi uccide la moglie immaginando possa un giorno tradirlo. L’atteggiamento difensivo, ancor prima di accertare i fatti, incarta nelle proprie decisioni e impedisce la fiducia che, rispettate le leggi deve esistere nella convivenza civile. Far morire dei bambini proibendo le vaccinazioni per legge perché i vaccini fanno arricchire personaggi oscuri che stanno dietro alla produzione farmaceutica è un pensiero malato che non può essere preso alla leggera ma oggetto di analisi psicopatologica per le sue conseguenze disastrose sulla società.

Giorgio Coen

 

Al direttore - L’Economist, settimanale che in fatto di previsioni non brilla per grandi successi, dice che bisogna votare No al referendum. Così che, par di capire, potrà instaurarsi il solito governicchio tecnocratico che tanto piace ai parrucconi e ai burocrati di Bruxelles. Ritenendo che l’impatto dell’appello sarà pari a zero quaggiù in Italia, potrebbe pure essere la svolta attesa capace di dare un calcio agli impaludati conservatori dello status quo – che, oltreconfine, danno lezioni su come deve essere composto il Senato – portando alle urne la maggioranza dormiente non urlatrice.

Roberto Faraggi

 

Al direttore – La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Donna Rosy Bindi, Pd, si è rivolta alla procura di Napoli per avere informazioni su eventuali indagini sull’incontro dei giorni scorsi in cui il governatore della Campania, Don Vincenzo De Luca, anche lui del Pd, renziano, avrebbe chiesto a esponenti politici locali di schierarsi per il Sì al referendum del 4 dicembre. L’intervento della Bindi su De Luca ha spiacevoli profili personali, la politica istituzionale non può essere sequela di sgarbi e ripicche. E le istituzioni di garanzia non dovrebbero essere coinvolte nelle risse partitiche. Non ricordo che Bindi, allora giovane eurodeputata della Dc, si schierò mai contro i capi del suo partito in Campania. Trasparenti, corretti e mai clientelari. Chiacchierato e “impresentabile” solo Don Vincenzo De Luca, in passato per un ventennio sindaco, venerato, di Salerno e strenuo, e isolato, oppositore di Bassolino, De Mita e Mastella. Come era solito dire uno dei leader della vecchia “Balena Bianca”, Giulio Andreotti (1919-2013), a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca… O no?

Pietro Mancini

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Commenti all'articolo

  • giusevim

    25 Novembre 2016 - 15:03

    Sono sempre stato convintamente per il SI al referendum, ma se avessi appena appena avuto un dubbio la presa di posizione dell'Economist per il NO me lo avrebbe completamente tolto. E' dai tempi che corrispondente dall'Italia era Tania de Zulueta che so che L'Economist è "UNFIT"

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