Patria e famiglia

Fidel Castro è stato un leader malvagio e dimenticabile. Ecco perché servirebbe fidarsi di più

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Cuba, l'ultimo addio a Fidel Castro (foto LaPresse)

Fidel è morto tanti anni fa, ora cerca di fare il vivo, suscita applausi e esecrazioni, stanchi entrambi, dimentichiamolo, non è mai nato, niente d’interessante, vecchia roba, pronta a nausearci fino all’ultimo; che Trump restituisca Cuba a Batista è l’invocazione di tutti i cubani. Più vivo, più nobile, il Che morto nella foresta, così che la musicale pasionaria Nathalie Cardone da anni, per un suo voto, possa cantare: “Aqui se queda la clara, la entrenable trasparenzia, de tu querida presencia, comandante Che Guevara”, alzando la gonna in omaggio alla bella muerte dell’eroe. Così come pudicamente la gonna trattiene Joan Baez ricordando due martiri assolti dopo anni di cimitero; “Here’s to you Nicola and Bart, rest forever within our heart…”, ci fai piangere Joan. Confesso di amare queste due canzoni, le ascolto la notte, qualcosa mi rapisce; sento fratelli maggiori Nicola e Bart, così umani, lavoratori; sento fratello minore e spaesato il Che, che va a morire per capire perché. Dall’altra parte del mondo sempre vivo è il lampo esotico ed esoterico della coraggiosa Gandhi che si fa sparare nel fiabesco giardino dai suoi guardiani, due eleganti sikh cari a Salgari, lui stesso nella misteriosa Torino uccisore di sé con affilata lama. Altrettanto coraggioso e lucente il figlio Rajiv, divorato da una Tigre Tamil. Mountbatten dona la propria moglie a Nehru padre di Indira, e una bella mattina salta in aria sul battello minato dall’Ira… tutto s’incrocia a un certo punto, amore e morte giocano a rimpiattino.

 

Sempre troppo poco si celebra il martire Rabin, che cercò di congiungere palestinesi e israeliani, la sua esistenza crea problemi ma insiste; intanto i droni americani fanno pulizia dei capi Isis, spazzatura, eppure anche costoro furono fanciulli, chi devono ringraziare per essere ora diavoli? A una recente dottrina psicoanalitica, l’analisi transgenerazionale, sempre più ci si rivolge cercando di capire per quale filo o catena di nonni e bisnonni si è diventati così, perché i primi due Kennedy furono ammazzati mentre il terzo schiacciò la segretaria per riemergere dalle nere acque di Chappaquiddik, e un quarto Kennedy è accusato di avere stuprato una fanciulla, mentre un frettoloso quinto inabissa moglie e sorella nell’oceano e Michael s’infilza con lo sci, e David con la siringa e, e, e…  Tutto origina dal vecchio Joseph che trattava coi mafiosi, ammirava Hitler e lobotomizzò una figlia perché troppo scopava? Ricostruire la storia familiare di ciascuno può chiarire, e magari risolvere. Fidel si formò coi gesuiti ispanicizzanti che, a quel tempo, odiavano l’americano materialismo; ma di suo padre e di suo nonno poco si sa. Migliaia, forse milioni di donne piangono la sua morte, o sono parolacce travestite? Una mia amica è a Cuba e qualcosa mi dirà, incrementerò le mie ricerche sulla psicopatia criminale trasvestita da libertà. Cerco anche di capire perché il Papa si sia commosso e il presidente Mattarella abbia appreso con profonda tristezza la morte di un assassino seriale. Chissà perché in questo momento, sempre per la via associativa, mi appaiono sei tenere creature, Helga, Helmut, Hildegard, Hedwig, Heidrun, Holdine, tutte marchiate dalla venefica H, i Goebbels le uccisero nel bunker; con amore le foto dei bimbi andrebbero appese nel Bundestag. Sicuramente la tredicenne Yara merita che Iddio ci sia e che anche Satana esista, per l’eterna pena del suo assassino.

 

Politici, bambini, artisti. Poetica la morte di Robert Desnos che vede la salvezza dal campo di morte di Terezin… ma non ne ha bisogno, il sole sorge ancora per “ce coeur qui ne battait qu’au ryhtme des marées, à celui des saisons, à celuis des heures du jour et de la nuit…”.  Mentre Céline sotto le bombe bestemmia e ride. Ah, Fidel, quella tua barba, che noia! Qui in Italia grazie al cielo non c’è rivoluzione o dittatura ma una rottura di coglioni che ti dico quella sì. Possibile che a un buon governo come l’attuale, un governo che vuol governare, non gli si dia la chance e poi si vedrà? Che si debba passare il tempo a farci pippe giorno e notte con il sì no no sì è roba da pervertiti, nemmeno il Marchese di Sade stava a menarselo così, se voleva fottere qualcuno andava diritto al sodo.

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