Il conflitto fra padri e figli nell’islam

L’Edipo che piace allo Stato islamico: uccidere la famiglia per distruggere tutto

Il conflitto fra padri e figli nell’islam

Uno dei familiari dell'autista della strage di Barcellona (foto LaPresse)

I reclutatori dell’Isis sanno che la prima cosa da fare, avendo fra le mani un ragazzo arrabbiato da addestrare e preparare al martirio assassino, è demolire la sua famiglia. Dirgli che suo padre non ha ottenuto niente, non ha cambiato il mondo, e di certo proverà a impedirgli di diventare un eroe. E’ un trucco che funziona e che sfrutta l’età, l’insoddisfazione, l’energia frustrata di un ragazzo che non sa da che parte diventare grande: tagliare i ponti, diventare grandi, ribellarsi anche a quello che i genitori, gli zii e i nonni non hanno fatto, realizzare al posto loro quelle frasi bisbigliate nelle moschee. I padri non hanno combinato nulla per sottomissione, per pigrizia, perché sono vecchi e superati e impauriti e inutili.

 

Il conflitto generazionale esiste, ed è incarnato in modo tragico e violento da questi giovanissimi fratelli, tutti figli di padri silenziosi che si sono limitati a creare il terrore dentro casa, a costruire divieti asfissianti senza mai un premio, un trionfo, un riscatto. Famiglie in cui ogni decisione va presa in gruppo, bisogna andare in visita a tutti i parenti, sedersi, parlare, poi di nuovo sedersi, ancora parlare, le donne in silenzio e quei padri patetici che non hanno creato niente. Gli adolescenti vedono i loro padri come uomini beta, non coraggiosi, non vincenti. Il lavaggio del cervello passa anche da qui: fa’ vedere a tuo padre chi sei, fagli vedere chi è il padre fra voi due.

 

Gli attentatori di Barcellona erano almeno nove fratelli, provenienti da quattro famiglie, e nessuno che potesse ancora fregiarsi del titolo di padre: Abu. Abu è l’appellativo più importante, più prestigioso. Quando diventi padre sei davvero qualcuno, hai avuto una donna, l’hai toccata, lei ti ha ubbidito. Ma prima di diventare padre, e anzi senza diventare mai padre, questi ragazzi che adesso le madri velate definiscono “plagiati”, hanno creduto di prendere le redini del mondo, di vendicare le umiliazioni dei loro padri perdenti, incerti, ossequiosi anche con i tiranni. In fondo al cuore lo sai, papà, che io faccio quello che tu non hai osato fare, dovresti essere fiero di me. Il fanatismo islamico passa anche da qui, dal bisogno di uccidere i padri e dimostrare in questo modo atroce di non averne più bisogno.

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    22 Agosto 2017 - 18:06

    A lato di questo articolo su aspetti della psicologia dei terroristi, quello che, più dolorosamente e pietosamente vorrei conoscere, con rispetto sommo, sono i pensieri, le sensazioni, la paura, negli ultimi istanti, delle loro vittime che stanno per essere sgozzate o decapitate. Non quelle accoltellate in Occidente (ne sia onorata la memoria), che vengono colte di sorpresa, ma quei poveri disperati disposti in fila, in ginocchio e col capo chino, in attesa del loro turno per essere giustiziate. Immobili, 'disciplinate', come rassegnate, consapevoli di vivere i loro ultimi istanti . Non ho parole per esprimere la pena che mi suscitano, e l' odio per i loro carnefici. Lessi tempo di uno col loro destino, cui stava per essere mozzata la testa, e che come per incantesimo fu risparmiato quando disse di essere un prete cristiano. Esiste un giornalista o un lettore che sa della successiva testimonianza di questo individuo o di eventuali altri graziati o comunque scampati?

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  • Silvius

    22 Agosto 2017 - 11:11

    Ottima riflessione, grazie.

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