Da Tunisi a Firenze, così “aiutiamoli a casa loro” diventa un’espressione sensata

“Mediterraneo: costruire ponti, abbattere muri”, dicono al Meeting di Rimini il sindaco fiorentino Dario Nardella e il suo collega tunisino Saifallah Lasram

Da Tunisi a Firenze, così “aiutiamoli a casa loro” diventa un’espressione sensata

Lampedusa : Sbarco di immigrati clandestini in arrivo dalla Tunisia (foto LaPresse)

Roma. “Mediterraneo: costruire ponti, abbattere muri”, era il titolo di uno degli incontri che si è tenuto ieri al Meeting di Rimini. Ospiti del dibattito erano i sindaci di Firenze e Tunisi, due città che un ponte particolare attraverso il Mediterraneo lo hanno stabilito subito dopo l’attentato del Bardo. “Costruire ponti, abbattere muri è una frase che era cara a Giorgio La Pira: un altro sindaco di Firenze di cui ricorrono i quranta’anni dalla scomparsa proprio quest’anno”, ricorda al Foglio Dario Nardella. “Fu La Pira a promuovere nel 1955 i primi Dialoghi sul Mediterraneo con sindaci provenienti da tutte le città che si affacciano su questo mare. Stiamo parlando di sessant’anni fa, ma è incredibile come quella iniziativa e quella intuizione siano ancora così attuali”.

 

Come si cura la Tunisia dal jihad

Poco dopo il suo successo alle elezioni presidenziali in Tunisia del dicembre 2014, Beji Caid Essebsi aveva scritto un editoriale sul Washington Post in cui affermava che il suo primo obiettivo da presidente della Tunisia era “il rafforzamento della giovane democrazia” del paese.

 

Saifallah Lasram, il suo collega di Tunisi, ci tiene a ricordare come i rapporti tra Italia e Tunisia “risalgono ben addietro nei secoli. Cartagine fu un’importante città romana, in Tunisia si stabilì un’importante comunità italiana di cui conserviamo le vestigia e che ha avuto un ruolo fondamentale per la formazione della società tunisina di oggi”. Quella era l’epoca della decolonizzazione – nel 1956 la Tunisia diventava indipendente – mentre le grandi emergenze di oggi nel Mediterraneo sono le migrazioni clandestine di massa e il terrorismo. Se l’opinione pubblica più esasperata chiede “meno ponti e più muri”, anche chi è più riflessivo si pone ormai il problema di come aiutare i migranti in modo da permettergli di restare “a casa loro”. “Purtroppo si dà spesso poco peso al ruolo delle città, quando proprio le città possono essere decisive nel costruire le relazioni economiche e culturali che abbattano le cause scatenanti di odio e violenza”, dice Nardella.

 

“E’ inutile pensare di affrontare la doppia sfida gigantesca di immigrazione e terrorismo solo con le cancellerie degli stati. L’appello ai governi nazionali è quello di utilizzare al massimo e al meglio la forza delle città, che, ahimè, sono bersagli degli attentati terroristici, Tunisi ieri come Barcellona oggi. Ma sono anche i luoghi dove le soluzioni in termini di convivenza sociale e di sviluppo economico prendono corpo”. Lasram concorda: “E’ soprattutto compito delle città assicurare lo sviluppo economico e sociale”. Per questo, spiega, “è importante la legge sul decentramento amministrativo che la Tunisia si sta dando”. Un decentramento che per il sindaco di Tunisi è un necessario coronamento di quella rivoluzione democratica che in Tunisia è riuscita: unico risultato felice della primavera araba.

  

I confini del nostro terrore

La Finlandia, Barcellona, e quel concetto di “invasione” che dobbiamo capire

 

Osserva Nardella: “Aiutiamoli a casa loro è uno slogan in linea di principio giusto, che però troppo spesso viene usato come mera propaganda. In tempi non sospetti, invece, a Firenze abbiamo iniziato a tradurlo in termini concreti. In particolare, ci siamo mossi dopo l’attacco terroristico che al Bardo ha fatto ventidue morti, tra cui quattro italiani. Non basta la denuncia, ci siamo detti. Bisogna cominciare a lavorare davvero, per disinnescare le ragioni del terrorismo e prevenire questa violenza. Abbiamo dunque sottoscritto un accordo di cooperazione sul fronte culturale, economico e istituzionale che ha accompagnato anche il processo di democratizzazione della Tunisia, che può diventare un elemento di forte stabilizzazione del maghreb e dell’area mediterranea. Abbiamo messo in campo un progetto di collaborazione turistico-culturale, sostenendo Tunisi nella promozione turistica necessaria a far ripartire un paese che aveva una tradizionale vocazione turistica, messa in ginocchio dagli attentati”.

   

E Lasram conferma: “Ci consultiamo in continuazione nella governance”. Spiega Nardella che le Università di Siena e di Firenze hanno contribuito alla riforma delle autonomie locali che Lasram celebra come fiore all’occhiello della Rivoluzione democratica. “Per la prima volta nella storia della Tunisia sindaci e consigli comunali saranno eletti dal basso”. “E poi”, aggiunge Nardella, “abbiamo aperto un programma di collaborazione economica per favorire lo sviluppo di infrastrutture e servizi nell’area metropolitana di Tunisi”.

    

“Ci siamo dati una Costituzione aperta e moderna con la partecipazione del popolo”, dice Lasram. “La transizione economica è ancora in corso: il paese ha conosciuto sconvolgimenti profondi. Ma l’unità nazionale è lì per confermare le riforme democratiche. Con l’aiuto dei nostri amici e in particolare dell’Italia, speriamo di poter dare alla Tunisia e al popolo tunisino dei giorni migliori”.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    22 Agosto 2017 - 22:10

    Sì, è il momento di costruire ponti: per far transitare di ritorno a casa loro tutti quei furbacchioni che hanno creduto alle televendite del papa e della papessa - amici! prendi tutto paghi zero hararara! - ma ora hanno capito che invece aveva ragione la Thatcher quando diceva che il problema con il socialismo è che i soldi degli altri, a un certo punto, finiscono.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    22 Agosto 2017 - 13:01

    Al sindaco Nardella. "costruire ponti e abbattere muri" e "aiutiamoli a casa loro"; per 3-4 lunghi anni "avete" costruito un ponte (di barche) nello "stretto" di Libia e quindi "abbattuto" muri (confini nazionali), come a dire Italia nazione aperta. E, ve ne siete accorti dopo tre-quattro anni, oggi cambiate (fortunatamente) prospettiva con aiutiamoli a casa loro: ciò non ha senso se l'aiuto viene solo dall'Italia, pertanto l"aiutiamoli" è un progetto, al minimo, europeo e bisogna prepararlo ancora. Allora, caro sindaco, l'accoglienza passa a Gestione dell'accoglienza (il muro è il limite qualiquantitativo di essa e il ponte è il programma di integrazione degli accolti); per il progetto "a casa loro", il nuovo "Marshall" lo dobbiamo ancora pensare.

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