La Brexit è senza energia

La foto perfetta di un Regno Unito in difficoltà è tutta in un cavo elettrico

La Brexit è senza energia

Global Marine Photos (foto via Flickr)

La Commissione europea ha fatto sapere qualche giorno fa di aver stanziato quattro milioni di euro per un progetto di un cavo sottomarino che porterà energia elettrica e dati su fibra ottica dalla Francia all’Irlanda. La notizia sarebbe poco rilevante se non fosse che la Commissione ha esplicitato che i cavi che trasporteranno energia non passeranno per le acque britanniche per consentire “a paesi Ue di commerciare più liberamente fra loro” e se non fosse che il capo della commissione Esteri del Senato irlandese ha confermato che l’operazione del cavo sottomarino partirà una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione e verrà portata avanti perché “l’Irlanda non può più fidarsi della Gran Bretagna per il rifornimento di energia, questo progetto le assicurerà una maggior sicurezza”.

 

Dal punto di vista simbolico l’immagine dell’Irlanda che cerca un collegamento con l’Europa per trovare nuova energia è la fotografia plastica di una particolare fase fortunata in cui vive il nostro continente e di una particolare fase complicata in cui si trova il Regno Unito. Ai dati offerti qualche giorno fa dal Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al rialzo i dati sulla crescita dell’Eurozona rivedendo al ribasso quelli del Regno Unito, vanno aggiunti quelli messi in fila la scorsa settimana dal governatore della Banca centrale inglese, Mark Carney. Carney, con un linguaggio chiaro e sconsolato, martedì scorso ha ammesso che l’economia inglese non sta traendo alcun beneficio dalla Brexit.

 

Gli investimenti delle famiglie e delle imprese stanno rallentando, la compravendita delle case sta perdendo colpi, il numero di case vendute oggi a Londra è esattamente la metà di quelle vendute un anno fa, il livello di investimenti nell’economia è previsto che scenderà di circa 20 punti percentuali da qui al 2020 e la svalutazione della sterlina, oggi ai minimi storici, sotto il livello di cambio di 1,3 con il dollaro, avrà il doppio effetto di importare inflazione e di far scendere i salari reali. Per questo l’immagine dell’Irlanda che cerca energia in Europa è l’immagine perfetta di questi mesi e forse anche dei prossimi. La Brexit, secondo i suoi sostenitori, doveva essere un colpo fatale per l’Europa e un regalo formidabile per gli inglesi. Ma giorno dopo giorno si sta trasformando nel suo contrario: un gran regalo per l’Europa, un mezzo disastro per il Regno Unito.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    12 Agosto 2017 - 21:09

    Che la Brexit sia un mezzo disastro per il Regno Unito è probabile. Meno verosimile è che si tratti di un gran regalo per l'Europa. Probabilmente sia gli europei sia i britannici hanno da perderci, anche se i secondi più dei primi.

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  • lorenzolodigiani

    12 Agosto 2017 - 21:09

    Solo chi guarda al dito e non alla luna può non comprendere che i sovranismi non hanno futuro,

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  • luigi.desa

    12 Agosto 2017 - 19:07

    La Brexit è appena nata e subito i suoi critici hanno deciso che il suo futuro sarà orribile . I profeti di sventura hanno pronosticato che già a chiudersi l'anno 2017 l'Inghilterra è ultima in classifica nel campionato europeo tra nazioni prefigurando quale sarà il risultato nella disfida tra la congrega UE e la isola solinga . Invece salvo sconvolgimenti epocali la Britannia mostrerà di avere come sempre la pelle dura, nel mentre i cosi detti alleati UE tra loro sono infidi e appena siglato il trattato di unione si sono subito messi terga al muro e mutande bandone con la Germania che prima ha brandito il batocchio molestando i suoi consoci.Non ci potrà mai essere un gentleman agreement tra gli eredi della vittoriosa battaglia di Inghilterra e la Crucconia.

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  • mario.patrizio

    12 Agosto 2017 - 17:05

    Non che fosse difficile immaginare le conseguenze dell'autarchia in concorrenza con i sistemi aperti. A incidere forse il ricordo del passato impero, i resti del Commonwealth ed il gioco di cattivi maestri. Ma, forse, non è che qualcuno tra i più autorevoli avrebbe potuto alzare la voce per dire le cose come stavano? O, come per i bambini, per capire l'errore bisogna commetterlo? E' triste, ma alla buona politica l'onere di farci apprezzare l'abbondanza senza l'obbligo di passare per la fame!

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