"Trump sta ricreando lo scenario per la crisi dei mutui", dice il notaio di Obama

I rischi dopo che il presidente americano "è riuscito, almeno in parte, ad abolire il sistema di controlli e regole che Obama aveva fatto inserire nella sua riforma del settore finanziario"

dopo la parziale abolizione del sistema di controlli

"Trump sta ricreando lo scenario per la crisi dei mutui", dice il notaio di Obama

Foto LaPresse

San Francisco. “A dieci anni dallo scandalo dei subprime, Trump sta ricreando lo scenario per la crisi globale dei mutui”. Lo sostiene Eliana Morandi, una dei tre “notai di Obama”, della task force voluta dalla precedente Amministrazione. Composto da giuristi e informatici, oltre che da tre rappresentanti del Notariato italiano, il gruppo di lavoro ha l’incarico di studiare nuove strategie di difesa contro le frodi informatiche e i furti di identità che hanno avuto un ruolo non secondario anche nella crisi dei subprime.

 

“Dopo dieci anni adesso torniamo al punto di partenza” dice Morandi al Foglio. “La crisi aveva a che fare con due temi; uno è la speculazione finanziaria fatta dalle cosiddette banche-ombra con i soldi dei clienti, l’altro è il sistema di controlli carente”. “In particolare – continua Morandi – Trump è riuscito, almeno in parte, ad abolire il sistema di controlli e regole che Obama aveva fatto inserire nella sua riforma del settore finanziario, la legge Dodd-Frank. Con questa riforma, e in particolare con la Volcker’s rule, Obama era riuscito almeno a impedire alle grandi banche di investimento di essere, allo stesso tempo, banche commerciali, e quindi a vietare che esse compiano investimenti finanziari rischiosi con i soldi dei loro clienti. Questa separazione era stata introdotta negli Usa dopo la grande crisi del 1929, e abolita nel 1999 da Clinton creando le premesse per la crisi”. Obama l’aveva ripristinata nel 2010. Adesso Trump ha chiaro l’obiettivo. “Distruggeremo questa orribile regolamentazione”, ha detto il presidente nei giorni scorsi a proposito del Financial Choice Act, che riporta la deregulation nel settore bancario e che è già passato alla Camera a giugno col voto dei Repubblicani. Eliminare i paletti per le banche americane porterà extra profitti al settore per 2 miliardi di dollari, stimano gli analisti di Nomura.

 

Obama aveva spinto poi per la creazione del Consumer Financial Protection Bureau, il Cfpb, una specie di super Consob, “organo che in questi anni si è battuto per la tutela dei consumatori e che oggi l’Amministrazione Trump vuole abolire nell’ambito di una deregolamentazione totale del settore”, prosegue Morandi. In particolare viene minata l’indipendenza dell’istututo riportando il controllo del Bureau sotto il presidente. In questi anni il Cfpb aveva comminato multe importanti come quella da 100 milioni di dollari a Wells Fargo, storica banca di San Francisco, per aver aperto due milioni di conti correnti a insaputa dei titolari.

 

“Ma il piano di Trump sui mutui è contenuto in un documento-bomba di 150 pagine, il rapporto sulla riforma del sistema bancario presentato dal ministero del Tesoro il 12 giugno scorso e che il presidente ha chiesto con ordine esecutivo”. “Documento che fa riferimento esplicito, ben nascosto a pagina 92, a una nuova deregulation nel settore dei mutui”, spiega ancora Morandi. “‘L’eccessiva regolamentazione può alzare senza bisogno il costo dei prestiti e restringere l’accesso al credito’, si legge. ‘Dato che è passato molto tempo dalla crisi finanziaria, dato che si è fatta esperienza e l’economia si è ripresa, è tempo di rivedere gli standard’”. Gli standard sono quelli messi in campo da Obama dopo la crisi. Nel documento del Tesoro sui mutui si legge: “I troppi regolamenti scoraggiano l’investimento privato; scoraggiano l’acquisto di nuove case da parte dei cittadini; fanno aumentare i costi dei mutui e restringono il novero dei cittadini che possono avere accesso al mutuo, generano avversione al rischio”. Il rischio diventerà così sempre più alto.

 

L’altro aspetto è quello dei controlli che continuano a mancare. “In America nessuno controlla i beni a garanzia, e le banche per rientrare in possesso dei soldi concessi generosamente a proprietari diventati poi insolventi hanno innescato scorciatoie, come le confische spesso illegittime. In alcuni stati le banche semplicemente autocertificano che il mutuatario è insolvente, non c’è un controllo pubblico, così sono stati mandati all’asta e venduti illecitamente più di 4 milioni di immobili”. Furti di identità, prestiti richiesti con case di proprietà altrui. Cause micidiali. “A oggi le banche americane hanno transato risarcimenti per oltre 160 miliardi di dollari per evitare i processi penali (oltre che civili) instaurati da tutti i 50 stati e dal governo americano nei loro confronti”, dice Morandi. Uno scenario impossibile nel sud dell’Europa, dove infatti la crisi dei mutui è stata molto minore “perché vige il controllo ex ante e si è in grado di accertare continuamente l’identità dei proprietari e degli immobili entrando direttamente nei registri immobiliari”. “In America invece il principio è quello del generate to distribute, l’agente immobiliare o finanziario prende la provvigione sull’entità del mutuo, poi lo passa alla banca senza praticamente controlli, impacchettandolo nella securization, che produce titoli tossici. Una pratica vietata ma che adesso con le nuove regole tornerà in vigore”, conclude Morandi. Era lo scenario di “La grande scommessa” (“The Big Short”) il film del 2015 diretto da Adam McKay sulla crisi dei mutui di dieci anni fa: e sembrava una cosa del passato.

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