Il mito di Roger Ailes

Il maestro della comunicazione conservatrice se n’è andato dopo aver passato tutta la vita con la morte

Mattia Ferraresi

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Il mito di Roger Ailes

Roger Ailes

Roger Ailes diceva che aveva vissuto tutta la vita con la morte in faccia. Aveva l’emofilia, l’artrite, era obeso, gli anni dell’infanzia li aveva passati dentro e fuori dall’ospedale. Quando i suoi genitori se ne andavano, alla fine dell’orario delle visite, rimaneva lì a pensare che anche la minima cosa avrebbe potuto ucciderlo. Un pensiero quasi pascaliano per un uomo associato alla brutalità della propaganda politica, agli intrighi nixoniani, a Fox News, la sua creatura, e ai Murdoch, alle arti oscure della manipolazione e del sopruso. Al suo biografo autorizzato ha detto: “Sono pronto. Tutti hanno paura dell’ignoto. Ma ho il forte presentimento che ci sia qualcosa di più grande di noi. Non credo che tutto esista perché delle pietre si sono scontrate fra loro. Sono in pace. Quando verrà, sarò a posto, tranquillo. Mi mancherà la vita, però. Specialmente la mia famiglia”. Al biografo non autorizzato ha affidato solo minacce, dalle lettere degli avvocati alle lettere minatorie, a casa.

 

I Murdoch e il popolo di Fox

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Non si sa se Ailes sia morto per le sue condizioni precarie di salute. Si parla di una brutta caduta, poco più di una settimana fa, di una brutta ferita alla testa che dopo le cure lo ha mandato in coma, e infine lo ha portato alla morte. Ailes è stata una figura centrale della comunicazione politica americana, uno di quelli che non si limitano a offrire qualche buona performance ma cambiano l’intera scenografia. Fra i conservatori è comune classificare il giornalismo politico di destra in due grandi ere, quella di William Buckley e quella di Roger Ailes. La prima era quella degli intellettuali raffinati e militanti, la seconda quella del pervasivo network di massa che aizza le coscienze repubblicane con linguaggio ultrasemplificato ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette.

 

Ha contribuito a far eleggere tre presidenti repubblicani, ed è stato titolare di imprese all’apparenza impossibili, ad esempio convincere Richard Nixon che la televisione non era un “arnese inutile”. Non gli era bastata la devastante lezione di Kennedy, che si era presentato al primo dibattito televisivo di sempre abbronzato e preparato, mentre lui era verdastro, sudaticcio e a disagio. Ailes gli aveva fatto capire che il destino della politica era intrecciato a quello della televisione. Una volta afferrato il concetto, Nixon ha fatto di Ailes il grande dominatore della comunicazione repubblicana, un regno che è culminato con la nascita di Fox News nel 1996, nella fase di riflusso in cui i conservatori hanno risposto alla chiamata alle armi contro il clintonismo. E’ stato Ailes che ha dichiarato guerra al Clinton News Network (Cnn) e al Communist Broadcasting System (Cbs), convinto com’era che l’informazione tutta sbilanciata a sinistra avesse bisogno di un sano “bias” per riequilibrare la partita. E’ stato alleato e mentore dei più temuti strateghi e facilitatori della politica, ha portato a termine assieme a Lee Atwater l’impresa dell’elezione di George H.W. Bush, che ieri lo ha ricordato come un “amico”, anche se ha dovuto ammettere che “non era perfetto”. “Non so se sarei diventato presidente senza di lui”, ha detto.

 

Ailes era un maestro della distrazione e del gioco di prestigio come tecnica comunicativa. La sua teoria della buca d’orchestra era la stella polare per i suoi giornalisti, la raccontava a tutti come fosse il suo uovo di Colombo: “Ci sono due politici sul palco, uno dice ‘ho la soluzione per i problemi del medio oriente!’, l’altro cade nella buca dell’orchestra: di chi parlerà il telegiornale?”. Il suo contributo, diretto e indiretto, alla creazione di Trump è indiscusso. Il suo manuale degli anni Ottanta, You Are the Message, è la versione comunicativa di The Art of The Deal : “Se non comunichi efficacemente non è che muori, ma non vivi a pieno come dovresti, né otterrai i tuoi successi personali”. La carriera di Ailes è finita nel disdoro, con accuse multiple di molestie sul lavoro, un patteggiamento da 20 milioni di dollari e una buonuscita epica concessa da Rupert Murdoch, ché gli scandali sessuali si sovrapponevano fatalmente a una guerra generazionale sul modo di interpretare il network all news nel Ventunesimo secolo. I figli di Murdoch dicevano che Ailes aveva fatto il suo tempo, e non è stato difficile trovare una giusta motivazione. Non è sopravvissuto a lungo lontano dalla sua Fox.

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