Storia di Sara, la ragazza-jihadista che voleva fare esplodere la Tour Eiffel

Aveva prestato giuramento allo Stato islamico in un video, inviato mercoledì 8 febbraio. Il giorno dopo era andata con il compagno a procurarsi il materiale per fabbricare dieci cinture esplosive

Storia di Sara, la ragazza-jihadista che voleva fare esplodere la Tour Eiffel

Parigi, un militare sotto alla Tour Eiffel (foto LaPresse)

Parigi. Voleva farsi ricordare in occidente come “la vedova dell’uomo che sarebbe entrato nella storia per aver fatto saltare in aria la Tour Eiffel”, per poi fuggire in Siria, dove l’avrebbero accolta come una principessa, dove avrebbe potuto rifarsi una vita e avere dei figli con un altro mujaheddin dello Stato islamico. È la storia di Sara Z., 16 anni, che assieme al suo compagno, Thomas S., 20 anni, e al loro mentore, Malik H., 33 anni, stava progettando un attentato contro il monumento simbolo della capitale francese. Sara aveva prestato giuramento allo Stato islamico in un video, inviato mercoledì 8 febbraio tramite i social network. Il giorno dopo era andata con Thomas a procurarsi il materiale necessario per poter fabbricare dieci cinture esplosive nell’appartamento di quest’ultimo, a Montpellier. Tutto era pronto venerdì mattina, 10 febbraio, e soltanto un blitz dell’antiterrorismo ha potuto evitare che i due giovani jihadisti passassero all’azione.

 

Secondo quanto raccontato ieri da un articolo del settimanale Obs, il piano prevedeva che soltanto Thomas compiesse l’attentato suicida, morendo da martire, mentre Sara sarebbe subito andata in Siria, per raggiungere gli altri combattenti califfali. È il padre della ragazza ad averla segnalata al numero verde messo a disposizione dall’esecutivo per lottare contro il jihadismo. Thomas, schedato “S” per radicalizzazione, era in libertà vigilata, in seguito a un tentativo di partenza verso la Siria, ed era soprattutto nel mirino degli agenti della sotto-direzione antiterrorismo (Sdat). Venerdì mattina, la giovane coppia e il loro mentore conosciuto su internet, Malik, sono stati condotti nella sede della Sdat, a Levallois-Perret, per 96 ore di garde à vue (stato di fermo), prima di essere messi sotto inchiesta da un giudice antiterrorista per “associazione a delinquere con finalità di terrorismo”.

 

Ieri, Sara è stata trasferita in un istituto per minorenni nel sud della Francia, dove, secondo le informazioni dell’Obs, intraprenderà un percorso di deradicalizzazione. Per Daniela, la madre della giovane jihadista, che ha passato tutto il pomeriggio di martedì a pregare in una chiesa accanto al Palazzo di Giustizia di Parigi dove si trovava la figlia, “il percorso di Sara era quello di una ragazza normale che cerca un senso alla vita”. Sara, naviga nell’oceano di internet, tutti i giorni, e per molte ore consecutive, come molti suoi coetanei, ma è anche alla ricerca di un’anima gemella. Incontra Mehdi, ma soltanto virtualmente, si scambiano messaggi d’amore, ma tutto finisce nel giro di poche settimane. Poi, otto mesi fa, incontra Thomas, che vive a Charleville-Mézières, nel dipartimento delle Ardenne. Si è convertito all’islam, come lei, e dopo due mesi di scambi via internet, decide di raggiungerla a Montpellier. Thomas inizia a parlare insistentemente di un progetto di partenza per la Siria, Sara s’inquieta e decide di lasciarlo nel mese di ottobre. Secondo quanto scritto dall’Obs, sarebbe stata la madre stessa a richiamare Thomas, perché vedeva sua figlia sola e triste. “Thomas aveva certamente un profilo fragile, era abbandonato a se stesso, abbandonato dai suoi genitori. Ma Sara sembrava amarlo”. Anche Sara trascorre un’infanzia difficile, a causa di un padre violento, che picchia la moglie. A scuola si rifiuta di andare: preferisce stare casa e sfogarsi scrivendo su un quaderno.

 

Nel giugno 2015, pubblica un libro, “Ame”, anima: dieci pagine che mettono in scena un dialogo tra due parti di una stessa persona, una morta e una viva. Un anno dopo si converte all’islam, “recitando la shahada dieci volte su internet ed era sufficiente”, come ha detto ai poliziotti della Sdat. Comincia a pregare a casa, fa il ramadan, dice alla madre che non vuole “diventare una puttana come certe ragazze”, e impone anche a lei di convertirsi all’islam. Inizia a indossare l’hijab, perché, dice, “è una protezione”, così i ragazzi la guardano meno. Thomas è al suo fianco, e lei cade tra le sue braccia, lasciandosi coinvolgere nei suoi progetti jihadisti. “Non condividevo le sue idee, ma volevo una vita”, ha detto agli inquirenti. Sara è innamorata, vuole dei figli, mentre Thomas vuole morire da martire in nome di Allah. Decidono di sposarsi, ma l’imam della moschea di Montpellier si rifiuta di celebrare la loro unione. Sara, allora, si crea rapidamente un profilo pro Isis alla ricerca di un tutor che potrebbe aiutarli su Facebook. Scarica video dello Stato islamico, li condivide, si rallegra per l’attentato del Louvre, finendo per incrociare Malik, 33 anni, padre di due bambini che sta divorziando dalla moglie, monitorato dall’intelligence per la sua radicalizzazione sui social network, dove ha postato diversi messaggi che fanno l’apologia del terrorismo. A gennaio, Sara abbandona la scuola, “il suo mondo immaginario ha preso il sopravvento sulla realtà”, come scrive l’Obs. E a soli 16 anni, si ritrova coinvolta in un progetto di attentato terroristico contro la Tour Eiffel.

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