Obama grazia Manning, talpa di Wikileaks

L'ex analista dell'esercito americano, che nel 2013 dopo la condanna a 35 anni dichiarò di voler cambiare sesso, sarà libera il 17 maggio. Aveva tentato due volte il suicidio in carcere

Chelsea Manning

Una parata del gay pride a San Francisco per chiedere la liberazione di Chelsea Manning (foto LaPresse)

Con quello che probabilmente sarà il suo ultimo atto da presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha concesso la grazia a Chelsea Manning, condannata nell'agosto 2013 a 35 anni di prigione per aver passato nel 2010 a Wikileaks circa 700mila documenti riservati – militari e diplomatici – del governo americano. Nel 2013, l'allora Bradley Manning annunciò di voler cambiare sesso perché si sentiva una donna; per due volte lo scorso anno ha tentato il suicidio, facendo peraltro lo sciopero della fame per ottenere la copertura finanziaria dall'esercito e pagare l'operazione. L'ex analista dei servizi di sicurezza militari, oggi 29enne, doveva uscire dal carcere maschile di Fort Leavenworth, in Kansas, nel 2045, e invece sarà libera dal prossimo 17 maggio dopo aver scontato sette anni di pena.

 

L'11 gennaio scorso Edward Snowden aveva lanciato un appello a Obama: “Signor Presidente, se può concedere un atto di clemenza prima di lasciare la Casa Bianca, per favore liberi Chelsea Manning. Solo lei può salvarle la vita”, si legge sul Twitter dell'uomo da cui partì il Datagate. Il giorno dopo Julian Assange, il padre di Wikileaks che dal 2012 vive a Londra, aveva annunciato di essere disposto ad accettare l'estradizione negli Stati Uniti in cambio della grazia a Manning, parlando anche di “incostituzionalità” delle accuse. Ma nei festeggiamenti per la decisione di Obama non c'è traccia della promessa, o presunta tale.




Il caso di Chelsea Manning, condannata per venti capi di imputazione, è sempre stato parecchio discusso, non soltanto negli Stati Uniti: le sue rivelazioni hanno svelato l'uccisione di diversi civili durante le operazioni dell'esercito americano in Iraq, e gli abusi degli ufficiali iracheni ai danni dei prigionieri. Perché, allora, la differenza di trattamento tra Manning e Snowden? I motivi si rintracciano nelle dichiarazioni di Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca: “Sono due casi molto diversi. Manning ha affrontato un processo, ha subito una condanna e ha riconosciuto di aver sbagliato; Snowden è volato via nelle braccia di un paese avversario che di recente ha cercato di minare la fiducia nella nostra democrazia”, ha spiegato Earnest riferendosi ovviamente alla Russia.

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Lo scorso 10 novembre, qualche settimana dopo aver tentato il suicidio per la seconda volta, Chelsea Manning aveva presentato domanda a Obama chiedendo la commutazione della pena. “Non chiedo la grazia, ma solo di essere rilasciata dalla prigione dopo aver scontato sei anni in isolamento. Non intendo danneggiare gli interessi degli Stati Uniti o di alcun militare”, aveva scritto. Dal 17 maggio sarà libera.

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