Perversioni e strategie. L'ultimo dossier (non verificato) su Russia e Trump

I media americani fanno circolare un documento di due pagine redatto da un'ex spia inglese. Ma ci sono diversi errori e incongruenze tra le cosiddette "accuse esplosive" contenute nel testo

Perversioni e strategie. L'ultimo dossier dei russi compromette Trump

Donald Trump (foto LaPresse)

New York. Ieri pomeriggio la Cnn ha scritto che i capi dell’intelligence americana hanno informato Donald Trump e Barack Obama della circolazione di informazioni sensibili sui rapporti, assai discussi in questi ultimi mesi, fra il presidente eletto e il Cremlino. Nel riassunto di due pagine presentato a Trump e Obama nel contesto dei briefing sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane si dice, fra le altre cose, che i funzionari del Cremlino sono entrati in possesso di informazioni compromettenti, di natura personale e finanziaria, sul conto di Trump, cosa che lo esporrebbe al rischio di essere ricattato dai funzionari di Mosca. Questa sintesi è ricavata da un documento di 35 pagine che BuzzFeed ha pubblicato integralmente qualche ora dopo la rivelazione della Cnn, con un incipit che mette in chiaro la fragilità delle informazioni contenute: “Un dossier che riporta accuse esplosive, ma non verificate, è stato…”. Quel “non verificate” è una delle poche certezze intorno a un documento che non è stato elaborato da un’agenzia di intelligence ma da una compagnia privata, e redatto – a quanto si sa – dall’ex agente dei servizi segreti inglesi che la presiede e che lo ha passato a un funzionario dell’Fbi nell’agosto dell’anno scorso, in un misterioso incontro a Roma. Per quanto riguarda le “accuse esplosive”, invece, il materiale abbonda. La serie di dettagliatissimi memo scritti fra giugno e dicembre dello scorso anno offre due filoni di informazioni. Il primo è il “kompromat”, il materiale compromettente e ricattatorio raccolto dalle spie del Cremlino su Trump.

 

E’ già entrato nella leggenda l’episodio secondo cui, sfruttando la “perversione sessuale” del tycoon, nel 2013 gli abbiano fatto avere la suite presidenziale del Ritz in cui Obama e Michelle avevano dormito in uno dei viaggi presidenziali, e proprio lì, sul letto dell’odiato avversario, abbia ordinato a una serie di prostitute di fare una “pioggia dorata” sul letto. Naturalmente l’albergo era sorvegliatissimo dai servizi russi. Secondo questa versione, Mosca avrebbe dunque spiato sia Trump che Hillary e il Partito democratico, facendo filtrare selettivamente le informazioni sulla sinistra e trattenendo quelle sui repubblicani per avere una leva vantaggiosa. Il secondo filone d’informazioni tende a provare lo strettissimo coordinamento fra gli uomini di Trump e quelli di Putin. L’entourage del Cremlino, si legge, avrebbe sostenuto la sua candidatura alla Casa Bianca per cinque anni con l’obiettivo di “creare divisioni nell’alleanza occidentale”, e si documenta una fittissima rete di rapporti fra personaggi vicini a Trump e funzionari del governo russo. Si parla di “flussi d’intelligence condivisi” e di vantaggiosi affari immobiliari offerti al magnate (che ha declinato) per ungere le relazioni. Alcune informazioni oltre a essere non verificate sono anche inverificabili attraverso fonti indipendenti, mentre altri dettagli più circostanziati potrebbero essere confermati o smentiti con verifiche incrociate. Un esempio riguarda Michael Cohen, avvocato di Trump che secondo il documento nell’agosto del 2016 ha incontrato un intermediario russo a Praga. Su Twitter Cohen ha scritto di non essere mai stato a Praga, e ai cronisti che lo hanno raggiunto ha spiegato che parte del mese lo ha passato a Los Angeles, il resto a New York. Una circostanza verificabile, benché non verificata.

 

Altri errori e incongruenze sono stati segnalati dai media che hanno deciso di pubblicare, in forma indiretta o integrale, il memo. Secondo la Cnn, a finanziare queste indagini private sarebbero stati dapprima alcuni oppositori repubblicani di Trump e, una volta concluse le primarie, l’azienda dell’ex agente dei servizi britannici sarebbe finito a libro paga di diversi finanziatori democratici. Il documento era inedito, ma tutt'altro che ignoto. Da mesi circola fra gli esperti di sicurezza e decine di giornalisti dicono di aver ricevuto il file, ma di non essere riusciti a verificare le informazioni contenute e dunque di aver evitato la pubblicazione. Un articolo del magazine Mother Jones uscito la settimana prima delle elezioni fa riferimento al testo, così come un altro pezzo apparso su Newsweek. Il senatore democratico Harry Reid ha accusato il direttore dell’Fbi, James Comey, di nascondere informazioni esplosive sui rapporti fra Putin e Trump, e alla luce della pubblicazione è chiaro che il riferimento era a quel memo. John McCain, antagonista di Trump e falco anti-russo, ha personalmente passato il mese scorso una versione del documento a Comey, ma una copia era già sulla scrivania dell’Fbi. Mancavano soltanto gli ultimi aggiornamenti.

 

Perché l’intelligence ha deciso a un certo punto di usare informazioni non verificate nei suoi briefing presidenziali? Significa automaticamente che i servizi americani garantiscono la veridicità del contenuto? O soltanto che le due pagine di sommario offrono informazioni affidabili, mentre tutto il resto è da verificare? Un passaggio dell’inchiesta della Cnn lascia intendere che l’atto di comunicare non significa che l’intelligence garantisca sui contenuti: “Una ragione per cui i capi dell’intelligence hanno preso la straordinaria misura di includere il sommario nei documenti era per far sapere al presidente eletto che queste accuse che lo riguardano stanno circolando presso i servizi”. Trump ha reagito alle rivelazioni in maiuscolo: “FAKE NEWS - A TOTAL POLITICAL WITCH HUNT!”, ha scritto, allegando poco dopo il link a un articolo del giornale Lifezette, noto per aver cavalcato fake news favorevoli a Trump. Il portavoce di Putin e l’ambasciata russa a Washington hanno usato la stessa espressione, “caccia alle streghe”. Il consiglio più saggio fra quelli pervenuti a caldo è venuto da LawFare Blog, pubblicazione che vive nell’area d’intersezione fra la legge e la sicurezza nazionale: “Stiamo calmi e facciamo un respiro profondo”. Il materiale non proviene da agenzie d’intelligence, non è verificato e non è nemmeno classificato.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Gennaio 2017 - 17:05

    Il nodo gordiano è che una democrazia, basata sul suffragio universale, non ha niente a che fare col concetto originario di democrazia. "Democrazia delle masse" è un ossimoro. E, non può essere diversamente. Infatti, nell'Ecclesia, nell'Areopago, le masse non c'erano. Elementare, Watson.

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  • carlo schieppati

    11 Gennaio 2017 - 09:09

    Tipico esempio di FAKE NEWS! Però è fantastico: "decine di giornalisti dicono di aver ricevuto il file, ma di non essere riusciti a verificare le informazioni contenute e dunque di aver evitato la pubblicazione": tutta gente che in Italia non potrebbe lavorare nel mondo dell'informazione. Per me è tutto chiaro: Trump non è l'uomo dei Servizi e in America è la "CIA" che nomina il Presidente degli Stati Uniti. Chissà cosa inventeranno per annientarlo. Quelli sono capaci di tutto, anche di mettere a rischio la pace e la sicurezza nel resto del mondo.

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  • guido.valota

    11 Gennaio 2017 - 09:09

    È normalissima prassi della disinformacija mescolare notizie vere e verificabili con altre non verificabili, vere e false. Non occorre lavorare per i servizi segreti ne' leggere De Carrè per saperlo, basta vivere in Italia e girare tra i siti M5S.

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