Terrorismo in azione a Istanbul, colpito un night club nella notte di Capodanno. Il killer è in fuga

Al momento nessuna rivendicazione, ma le piste sono sempre due: lo Stato islamico o il Pkk curdo. L'attentatore era armato di kalashnikov, ma "non era vestito da Babbo Natale", ha detto il premier turco. Almeno 39 morti, 15 sono stranieri.

Terrorismo in azione a Istanbul, colpito un night club nella notte di Capodanno. Il killer è in fuga

E' stato colpito il night club "Reina", nel quartiere europeo di Besiktas

Il nuovo anno era già iniziato al Reina di Istanbul, riva europea del Bosforo, un locale molto vip, quando un uomo è arrivato con un fucile a canna lunga (i report sui kalashnikov non sono stati confermati), ha ucciso la guardia all'ingresso e un civile ed è entrato sparando. Almeno 39 le vittime, di cui 16 straniere. Nel locale c'erano circa 600 persone, molti sono scappati fuori, alcuni si sono buttati nel Bosforo, altri ai sono nascosti. L'attentatore è in fuga. "Non era vestito da Babbo Natale", ha detto il premier turco Binali Yildirim.

Le immagini dell'attacco terroristico a Istanbul

Un uomo travestito da Babbo Natale, almeno secondo quanto raccontato dai testimoni, ha aperto il fuoco contro gli avventori del Reina

L'attacco non è ancora stato rivendicato, come spesso capita in Turchia: si rivendica poco. Le piste sono sempre due, il Pkk curdo e lo Stato islamico. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan opera in Siria contro entrambi i fronti, il primo nemico storico e il secondo nemico degli ultimi anni. L'offensiva in corso ad al Bab, vicino ad Aleppo, contro lo Stato islamico (che aveva mostrato un video in cui bruciava vivi due soldati turchi) è stato il preludio della tregua siglata in questi giorni con i ribelli siriani, con la regia di Turchia, Russia e Iran. Come ha scritto Daniele Raineri sul Foglio, Erdogan ha più obiettivi nell'offensiva ad al Bab. Spezzare il sogno curdo della continuità territoriale del Rojava (il “Kurdistan siriano”) perché ora la sua presenza impedisce ai cantoni curdi di Afrin e di Kobane di unirsi. Guadagnare credenziali internazionali come nemico dello Stato islamico – che produce video orrendi di minacce contro Erdogan, “l’apostata da ammazzare”. Guadagnare spazio per riversare nel loro paese d’origine i milioni di profughi siriani che ora vivono nei campi in Turchia, non tutti ma molti di loro – tra gli applausi muti dell’Unione europea, che teme di vederli arrivare. Creare una nuova opposizione siriana contro Assad, senza gruppi jihadisti affiliati ad al Qaida.


Mentre si attendono elementi in più sull'attentato al Reina di Istanbul, è iniziata la caccia all'uomo, di cui noi europei siamo stati di recente testimoni con la rincorsa ad Amri, attentatore di Berlino, in Europa, lo spettacolo ultimo della nostra fragilità.

 

Aggiornato alle ore 15.55

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    01 Gennaio 2017 - 12:12

    IL terrorismo va combattuto in tutte le latitudini. Sulla Turchia in generale è sperabile che l'Occidente richiami il sultano Erdogan al rispetto delle regole democratiche, ormai calpestate da tempo. Non parliamo poi dell'islamizzazione che imperversa, contro il laicismo della Turchia moderna.

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