“Imputato Bruckner”. A Parigi si processa un altro scrittore sull’islam

Aveva attaccato “chi ha giustificato ideologicamente la strage di Charlie, come i collabò durante la guerra”. Il 17 gennaio la sentenza 

Giulio Meotti

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manifestazione charlie hebdo strage

Manifestazione di solidarietà dopo la strage di Charlie Hebdo (foto LaPresse)

Roma. “Pistole caricate a parole”. Pascal Bruckner ha aperto con Jean-Paul Sartre la sua deposizione nella Diciassettesima sezione del tribunale di Parigi, dove è imputato nel nuovo processo alle streghe “islamofobe” di Francia. “Strano tempo, davvero”, commenta il Point. “Un intellettuale alza la mano destra davanti a un giudice e giura di dire la verità, nient’altro che la verità. Strano tempo, spettacolo triste”. Bruckner deve rispondere per quanto ha detto al programma “Arte”, in cui uno dei saggisti più noti di Francia  ha attaccato i “collaborazionisti degli assassini di Charlie Hebdo”: “Farò i nomi dei collabò: gli Indivisibles, gli Indigeni, il rapper Nekfeu che voleva ‘bruciare quei figli di puttana di Charlie’, tutti coloro che hanno ideologicamente giustificato la morte dei giornalisti”.  E il comico Guy Bedos, che aveva detto di Charlie: “Lasciateli morire di fame! Hanno preso rischi sulla pelle degli altri”.

 

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Le associazioni antirazziste hanno trascinato in tribunale Bruckner e Jeannette Bougrab, la compagna del compianto direttore di Charlie, Stéphane Charbonnier. Numerosi i testimoni: il nuovo direttore di Charlie, Riss, l’ex presidente di “Né puttane né sottomesse”, Sihem Habchi, e il filosofo Luc Ferry. Prima di Bruckner, anche Oriana Fallaci e Michel Houellebecq, per citarne due, hanno subìto processi simili. Bruckner ha detto che l’“islamofobia” è una “truffa intellettuale” e che il termine “collaborazionista” è riferito alla Seconda guerra mondiale e a “quei giornali che hanno giustificato la liquidazione di ebrei e partigiani”. Luc Ferry ha parlato di “complicità oggettiva” tra le persone citate da Bruckner e i terroristi, “così come Rebatet e Drumont sono complici del nazismo”. Secondo Bruckner, queste associazioni hanno, nei fatti, “detto che Charlie meritava una punizione esemplare”. Il suo avvocato, Richard Malka, ha letto dal libro di Houria Bouteldja, portavoce degli Indigeni: “Mohamed Merah e me”. Sihem Habchi di “Né puttane né sottomesse” ha parlato di un “fascismo verde”, l’islamismo, e di un “fascismo bianco” che diffonde l’“ideologia degli oppressi”. Riss, direttore di Charlie, ha detto di “capire” Bruckner: “A Charlie abbiamo temuto le conseguenze di questo discorso aggressivo”. Il 17 gennaio ci sarà la sentenza.

 

Louis Chagnon non è arrivato neppure in tribunale. Era professore di Storia al Collège Georges Pompidou di Courbevoie e un giorno spiegò in classe che Maometto era responsabile della morte degli ebrei Qurayza del 627. I dirigenti scolastici fecero strappare gli appunti incriminati dai quaderni di un’ottantina di alunni. Bastarono sette genitori, costituiti in collettivo, e un paio di telefonate: ai giornalisti di France Presse e ai militanti antirazzisti. In quel caso non servì neppure un processo.

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