Cosa c’è di nuovo nell'accordo di pace tra Colombia e Farc che si firma giovedì

Cambiano 56 dei 57 articoli che erano stati bocciati dal referendum dello scorso settembre. Alfonso Prada Gil spiega al Foglio tutte le concessioni garantite dal presidente Santos ai guerriglieri

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Cittadini festeggiano il nuovo accordo tra il governo colombiano e le Farc (foto LaPresse)

Prima deluso dal no al referendum, poi riconfortato dal Nobel per la Pace, il presidente colombiano Juan Manuel Santos ci riprova. Domani al Teatro Colón di Bogotá, alle 11 locali (le 17 italiane), sarà firmato il nuovo accordo di pace tra governo e guerriglia delle Farc. Approvato dai negoziatori all’Avana il 12 novembre, il nuovo testo cerca di venire incontro alle obiezioni dei partigiani del No, modificando 56 dei 57 punti che erano stati sottoscritti a Cartagena il 26 settembre scorso. Ma stavolta l’approvazione non verrà da un referendum, bensì con un voto dei membri del Congresso. “Domani si firma e da subito bisognerà iniziare ad applicare il Trattato, con un pacchetto di progetti di legge da presentare a rappresentanti e senatori”, spiega al Foglio a nome del governo colombiano Alfonso Prada Gil, direttore di un Servicio Nacional de Aprendizaje (Sena) che non è solo il più importante centro di educazione tecnica e professionale di tutta l’America latina, ma anche un’istituzione in prima linea nell’attuazione degli accordi di pace, dal momento che sta già sviluppando programmi per il reinserimento di vittime della violenza e guerriglieri smobilitati.

 

Forse il no al referendum in Colombia consentirà una pace più forte

Parla Juan Rafael Mesa Zuleta, ambasciatore di Bogotà in Italia: "Il voto del no non è stato un fenomeno compatto". Aperti sette tavoli di negoziato, mentre molti colombiani chiedono che governo, leader del No e Farc si mettano d’accordo.

Proprio Prada ci spiega le principali innovazioni che sono state introdotte per venire incontro alle esigenze del fronte del No. In primo luogo, sul meccanismo della giustizia transazionale, voluto per comminare pene ridotte e alternative in caso di pentimento dei guerriglieri. Si è garantito che i giudici saranno colombiani e non stranieri e “si è posto un termine, che prima non c’era. Due anni per le denunce, dieci per l’indagine e l’accusa formale, altri cinque nella fase del giudizio”. Importante è anche la questione del genere, che al referendum aveva provocato un massiccio voto contrario da parte non solo delle chiese protestanti ma anche di molti cattolici. “Un documento ha chiarito che dietro l’accordo non c’è alcuna ideologia di genere, ma un semplice approccio di genere per rafforzare l’equità in relazione con la donna. Il concetto di famiglia non è toccato minimamente”. Spariscono anche i seggi riservati alle Farc, che per essere presenti alla Camera e al Senato dovranno cercarsi i voti. Anzi, “nelle 16 circoscrizioni interessate dalla lotta armata le Farc non potranno neanche presentare candidati. Le Farc dovranno poi indennizzare le vittime con i propri beni. E la proprietà privata verrà rispettata integralmente”.

L’ex-presidente Álvaro Uribe Vélez continua però a non essere soddisfatto e dice che bisogna trattare un nuovo accordo. “Le critiche sono essenzialmente due”, risponde Prada. “Primo: le Farc dovrebbero essere escluse del tutto da ogni partecipazione politica. Ma ciò è ovviamente impossibile. Non c’è processo di pace al mondo che si possa concludere, se non si costruisce un’alternativa politica di partecipazione. Secondo: ci sono condotte come il narcotraffico che in nessun modo dovrebbero essere derubricate a delitto politico. Ma anche ciò impedirebbe di arrivare alla pace”.

In passato consigliere comunale di Bogotá e tra gli ideatori del famoso sistema di trasporto pubblico Transmilenio e rappresentante premiato come miglior membro della Camera, Prada fu da giovane segretario di Luis Carlos Galán Sarmiento, candidato presidenziale liberale assassinato dai narcos. E’ stato anche stretto collaboratore di Antanas Mockus, sindaco di Bogotá e candidato presidenziale verde che sfidava le minacce dei guerriglieri indossando un giubbotto antiproiettile bucato all’altezza del cuore. “Sono stato parte di alcuni capitoli molto dolorosi della vita colombiana”, riconosce con una punta di commozione. “Per questo sono un militante della pace, con molta energia e molta forza. Bisogna mettere in pratica questo accordo, bisogna portare a termine il negoziato di Quito con l’altro gruppo armato dell’Eln, malgrado le difficoltà che si stanno frapponendo”.

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Commenti all'articolo

  • patriciovivarelli

    23 Novembre 2016 - 18:06

    Speriamo che questa sia la volta buona,che la Colombia possa trovare la pace nella libera e civile convivenza. E'un popolo meraviglioso che merita di vivere in pace. Infiniti auguri da parte di un italiano che ha eletto la Colombia come seconda patria.

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