L’oasi perduta della Spagna

Cosa ci dicono i dati in crescita dei foreign fighter nel paese iberico.

Spagna arresti  jihadisti Melilla

Spagna, arrestati jihadisti a Melilla (foto LaPresse)

Negli ultimi anni la Spagna ha vissuto una delle crisi economiche peggiori della sua storia recente, ma per molti versi è stata un’oasi riparata dalle due grandi emergenze che hanno colpito il resto del continente europeo: la crisi dei migranti e il terrorismo islamista. Geograficamente lontana dalle due principali rotte dei migranti, quella balcanica e quella mediterranea che porta in Italia, e protetta a sud dalla barriera degli accordi con il governo marocchino e da quella fisica nelle enclave africane di Ceuta e Melilla, la Spagna non ha vissuto gravi crisi migratorie mentre i governi di mezza Europa ricevevano scossoni dal populismo di destra che si nutriva della xenofobia crescente. Allo stesso modo, dopo il feroce attentato di Madrid del 2004 la Spagna è sembrata tra i paesi meno infiltrati dalla minaccia del terrorismo islamista, che ha colpito soprattutto la Francia ma ha seminato terrore in tutta Europa.

 

 

Nelle cronache di panico europeo, di chiusura dei confini nazionali, di ripensamento del progetto comunitario Madrid non entra quasi mai. Ma questo status di oasi pacifica è stato messo in discussione ieri, quando un nuovo studio del Centro di studi strategici del Marocco ha più che raddoppiato la cifra di foreign fighters spagnoli che hanno viaggiato negli ultimi anni nelle terre del Califfato in Iraq e Siria. Sarebbero 450, molti di più dei 190 stimati ufficialmente dal governo. La cifra è ancora lontana dagli oltre 1.700 foreign fighters francesi, ma è già più vicina ai 650 combattenti islamisti partiti dalla Germania, paese che ha subìto in questi ultimi mesi più di un attacco, sebbene di portata minore rispetto a quelli di Parigi. L’antica al Andalus, inoltre, da sempre costituisce un richiamo speciale nella propaganda islamista. Siamo lontanissimi dal poter dire che si sta aprendo un nuovo fronte europeo: i numeri sono ancora bassi, ma, se confermati a livello ufficiale, in crescita. Il governo spagnolo da tempo è impegnato in un’opera imponente non solo contro il terrorismo, ma contro la radicalizzazione islamica, e questo è un elemento importante. Per la stabilità interna ed europea, la Spagna deve mantenere il suo ruolo di oasi.

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