L'esperimento liberale della candidatura di Macron

L'ex ministro francese si presenta come un candidato antisistema, contro i responsabili di quel “sistema bloccato” che lui vorrebbe rompere. E ora prova a insidiare Juppé

Macron

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Ma esistono candidati antisistema liberali? Eccone uno: l'ex ministro francese. Che ora prova a insidiare Juppé

Parigi. Una “rivoluzione democratica profonda” per scardinare un “sistema politico bloccato”. Emmanuel Macron, ex ministro francese dell’Economia e presidente del movimento politico En Marche!, è da ieri ufficialmente candidato alle presidenziali francesi del 2017. “Fra qualche mese, in occasione delle presidenziali, ci è offerta un’opportunità: quella di rifiutare lo status quo per avanzare. Questo percorso per risollevare il nostro paese comincerà nel maggio 2017”, ha dichiarato Macron a Bobigny, nella banlieue nord di Parigi. La Francia non potrà rispondere alle sfide del Ventunesimo secolo “con gli stessi uomini e le stesse idee”, ha affermato Macron con la determinazione che lo ha portato prima a creare il suo movimento transpartitico da ministro ancora in funzione, poi ad abbandonare l’esecutivo per intraprendere la sua marcia solitaria, e infine ad avvertire il presidente della Repubblica, François Hollande, che il suo calendario non dipende da nessuno, tantomeno dalle primarie, perché non vuole sottostare alle vecchie logiche di partito.

E’ durato un quarto d’ora il discorso dell’esponente più liberale della gauche francese, dell’outsider in cui molti ripongono le loro speranze per non condannare la sinistra a essere spettatrice di un secondo turno tutto a destra alle presidenziali del prossimo anno. Macron si presenta come un candidato antisistema, contro i responsabili di quel “sistema bloccato” che lui vorrebbe rompere. “Ho visto dall’interno la vacuità del nostro sistema politico”, ha dichiarato Macron, riferendosi ai suoi quattro anni nel reattore della République, prima all’Eliseo come vicesegretario e consigliere di Hollande, e in seguito a Bercy, da ministro dell’Economia. “E’ il loro modello, sono le loro ricette che hanno fallito”, ha aggiunto Macron, denunciando “gli apparati politici e le logiche di partito”. En Marche!, che conta attualmente più di 100 mila iscritti, è un movimento, un progetto di società, non un partito, ripete, perché “i partiti utilizzano le vite dei francesi come semplice fondale del loro teatro d’ombra”.

 

 

La laicità liberale di Macron

Una “laicità liberale”, ma ferma, e una “benevolenza esigente” nei confronti dell’islam, che come le altre religioni deve capire che in Francia “ci sono dei princìpi non negoziabili”.

La rivoluzione che Macron ha l’ambizione di guidare, pur consapevole delle innumerevoli difficoltà, verrà dettagliata in un libro-programma che uscirà la prossima settimana, secondo il Figaro. Si chiamerà “Révolution”, termine che ieri, durante il suo comizio, è ritornato a più riprese, accanto a quella frase che è il fulcro della sua visione: “La Francia è un progetto di emancipazione degli individui”. Ha le idee chiare il presidente di En Marche!, e la decisione di candidarsi alle presidenziali, contrariamente a quanto affermato da certa stampa, era stata presa da tempo, in seguito a riflessioni e incontri a porte chiuse a Bercy con le persone che ora lo seguiranno nel suo nuovo quartier generale nel Quindicesimo arrondissement. A partire da Richard Ferrand, segretario generale di En Marche!, Sylvain Fort, uomo della comunicazione del suo movimento, e Bernard Mourad, ex patron di Altice Media Group, ora super consigliere di Macron. Secondo quanto rivelato da Valeurs Actuelles, il presidente di En Marche! aveva deciso di lanciarsi nella corsa per l’Eliseo già a inizio anno, nel periodo in cui Hollande stava precipitando nei sondaggi in seguito alla cattiva gestione del dibattito sulla revoca della nazionalità per i terroristi. “Pépère (soprannome di Hollande, ndr) è morto. Non potrà presentarsi alle presidenziali del 2017. Ha perso tutti i suoi sostenitori a sinistra e non resisterà alle primarie”, dice a un giornalista. Quest’ultimo gli chiede: “E tu ci vai?”. Risposta: “Ora ho deciso, mi preparo”.

“Vuole creare una nuova speranza”, ha dichiarato il sindaco socialista di Lione, Gérard Collomb, tra i suoi principali sostenitori. Una speranza per il mondo liberale, ancora scosso dalla vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, e con il terrore dell’effetto domino anche in Europa, con Marine Le Pen all’Eliseo nel 2017. La scelta di candidarsi a quattro giorni dal primo turno delle primarie dei Républicains è stata anch’essa studiata: Macron tenta di indebolire Alain Juppé, l’unico dei neogollisti che parla a elettori liberale, e spera in una vittoria di Nicolas Sarkozy, contro il quale il presidente di En Marche! è sicuro di vincere. Come ha scritto Guillaume Tabard sul Figaro, “Macron è l’invitato a sorpresa delle primarie di destra”.

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