Taxi e Uber bocciano la proposta di "conciliazione" del governo

No al piano in cinque punti presentato ieri dall'esecutivo. Per i sindacati è troppo permissivo, per Uber non abbastanza

Taxi e Uber bocciano la proposta di "conciliazione" del governo

foto LaPresse/Fabrizio Corradetti

I sindacati dei tassisti e Uber hanno già bocciato la bozza del decreto del governo che intendeva regolamentare il settore della mobilità non di linea. Al termine dell’incontro con i sindacati dei tassisti di mercoledì – dopo il quale gli stessi sindacati avevano confermato lo sciopero per oggi – il governo aveva reso pubblica una bozza in cinque punti che costituisce la sua proposta di legge per “porre fine” alla diatriba taxi-Uber.

 

La norma è arrivata dopo settimane di scontri di piazza, proteste e tutta una serie di passi indietro da parte dell’esecutivo sulle proposte di proroga alle limitazioni di Uber e alle raccomandazioni dell’Antitrust. E' arrivata persino una sentenza della Corte costituzionale che, dopo l'altolà del Tribunale di Milano di due anni fa – cui si è aggiunta quella del Tribunale di Torino di ieri – aveva provato a ricordare ai legislatori che l’articolo 41 della Costituzione tutela la libera iniziativa economica privata.

 

La priorità del decreto inter-ministeriale cui Uber e taxi hanno detto di no è il contrasto dell’abusivismo: il governo ha provato a dare “disposizione attuative al fine di evitare pratiche di esercizio abusivo”. Per questo, al secondo punto, ha designato le Regioni come enti preposti a garantire “la pianificazione dei servizi pubblici non di linea, tenendo conto delle reali esigenze del fabbisogno locale, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, delle licenze per l'esercizio del servizio taxi e delle autorizzazioni del servizio Ncc”.

 

Al terzo punto del decreto si affronta il problema spinoso degli Ncc senza prenotazioni, che dovranno rientrare nell’autorimessa dopo ogni corsa. Nella proposta del governo, la norma rimane sostanzialmente invariata rispetto a quella precedentemente esistente – anche se congelata dal ddl Milleproroghe – per cui si vieta la sosta in strada, tra una corsa e l’altra, dei veicoli Ncc che non abbiano pacchetti di prenotazioni accumulate.

 

L’uso collettivo dei taxi è una delle due novità principali del decreto: nelle intenzioni dell'esecutivo i tassisti non potranno più rifiutare le corse collettive o “organizzate in altro modo” che partono dal territorio comunale o comprensoriale e che hanno come destinazione lo stesso comune o comprensorio. L’altra novità è la regolamentazione delle app, in capo al ministero dei Trasporti, in un apposito registro pubblico delle piattaforme tecnologiche d’intermediazione. Quest’ultima, almeno in via teorica, è una buona idea che ricalca in parte il registro proposto dal governo portoghese per affrontare lo stesso problema, come hanno illustrato in un focus di recente pubblicazione due ricercatori dell’Istituto Bruno Leoni.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    23 Marzo 2017 - 21:09

    Ma come si fa a non capire che si è perso. Come si fa a non vedere che tutto cambia alla velocità della luce. Come si fa a rimanere fermi e poi quando tutto tracima pensare di risolvere con serrate e fumogeni da sessantottini. Tassisti avete perso non perché Del Rio è cattivo ma avete perso perché non avevte voluto vedere quello che avveniva nel mondo e intorno a voi. Se non vi seguono è perché la massa è contro di voi e questa volta non siete martiri ma dei babbei. Rifletteteci e vedrete che è vero. Reagite ma organizzandovi al tempo presente guardando al futuro. Altri tre scioperi e andrete per stracci.

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