Meno debito o procedura d'infrazione: l'Europa minaccia l'Italia

Nel "Rapporto sul debito", la Commissione impone una correzione dello 0,2 per cento del pil entro aprile. Ma gli "squilibri economici" non sono solo un problema nostrano

Padoan

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

L'Italia deve attuare “in modo credibile” una correzione dello 0,2 per cento del deficit entro aprile, altrimenti la Commissione europea considererà non rispettata la regola sul debito, cioè l'obbligo di ridurlo di un ventesimo l'anno per i paesi che superino la quota del 60 per cento nel rapporto tra pil e indebitamento stesso. L'eventuale procedura d'infrazione per “disavanzi eccessivi”, da cui potrebbe poi scaturire una multa, verrebbe aperta non prima di maggio, quando di solito vengono diffuse le previsioni economiche di primavera. In concreto quello 0,2 per cento significa 3,4 miliardi di euro di correttivi di cui il governo italiano sta discutendo, fra ipotesi di tagli e possibili aumenti delle accise. Sono queste, in sostanza, le conclusioni del “Rapporto sul debito” pubblicate oggi da Bruxelles.
 

Secondo l'esecutivo europeo, l'Italia soffre di “eccessivi squilibri”: il riferimento è all'alto debito pubblico, da quattro anni oltre il 130 per cento del pil, all'insoddisfacente “dinamica della produttività”, ai crediti inesigibili e all'elevata disoccupazione. Nel documento viene riconosciuto il merito per delle “riforme positive nei processi di bilancio, nel mercato del lavoro, nel settore bancario, nelle procedure per insolvenza, nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione”, ma “lo slancio si è indebolito da metà del 2016 e restano lacune su concorrenza, tassazione, lotta alla corruzione e quadro della contrattazione collettiva”.

Perché l’Italia dovrebbe seguire il modello inglese per lanciare e far crescere le nuove imprese

Per crescere crescono, ma lentamente e con un certo ritardo rispetto al mercato europeo. Le start up italiane sono passate dalle 3.379 del 2014 alle circa 4.756 del settembre 2015. Un incremento incoraggiante per numero, meno per portata economica.

Bruxelles, tra i tanti rilievi, richiama l'Italia per la mancata “allocazione efficiente delle risorse nell’economia”: in sostanza i soldi vengono sì spesi, ma male. E tutto questo “penalizza la performance economica” esponendo il paese “agli shock esterni”. Tradotto: la situazione si farebbe sempre più difficile in caso di eventuali crisi internazionali. L'Europa guarda con preoccupazione all'instabilità politica, non solo italiana: “In questo periodo di incertezza generalizzata, per sormontare queste sfide occorre un’azione determinata da parte dei governi attualmente in carica e di quelli che seguiranno”, ha detto il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.
 

Oltre all'Italia, i paesi messi peggio, secondo la Commissione, sono Portogallo e Cipro. “Squilibri eccessivi” anche per Francia, Bulgaria, e Croazia, mentre per Germania, Irlanda, Spagna, Olanda, Slovenia e Svezia si parla più semplicemente di “squilibri”. Quanto all'ossessione sovranista del surplus commerciale tedesco, “gli ultimi sviluppi economici non lasciano intravedere una correzione”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    23 Febbraio 2017 - 10:10

    Forse e' il caso che almeno Il Foglio, come gia' meritoriamente in passato, ricominci a chiedere a Gentiloni e Padoan che cosa pensino succedera' del nostro debito pubblico, che con ostinazione preelettorale alcuno si perita di toccare, quando ,fra poco piu' di sei mesi, la Bce smettera' di comprarci i titoli pubblici. Altro che minacciata procedura di infrazione, purtroppo temo.

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