Ma su Mps, il governo chi sta rimborsando davvero?

Le nazionalizzazioni non sono uno scandalo, la cultura zero risk sì. Appunto critico

Lo stato italiano salverà Mps

Monte dei Paschi di Siena (foto LaPresse)

Roma. Il governo italiano ha inventato una nuova categoria di investitori: quelli zero risk. Il salvataggio di Monte dei Paschi è un caso unico di diseducazione economico-finanziaria, un libretto degli errori e degli orrori. Lo stato interviene con i soldi dei contribuenti (i quali, a loro volta, ignorano cosa accade, tanto è Natale, poi c’è Capodanno e arriverà Pasqua e a Ferragosto dai, cosa vuoi pensare ai conti pubblici, non ci riguarda) per salvare quello che il fantasy italiano dipinge come “il povero risparmiatore”, il malcapitato tra gli artigli del gatto e le fauci della volpe. E’ così? In un paese che non fa mai i conti con la realtà, questa novella del Monte è passata senza obiezioni su telegiornali e gazzette, la leggenda dell’obbligazionista bancario (subordinato e non) vittima a prescindere è passata indisturbata. Il film della realtà ha tutt’altra sceneggiatura.

  

Cosa dice il caso Mps sulla situazione dell'economia italiana

In tutto questo resta una domanda: che profilo di risparmiatore sta "salvando" il governo?

 

Il ritratto del possessore di obbligazioni bancarie con il cappello in mano è un falso della narrativa del Belpaese. Basta leggere “L’indagine sulla ricchezza delle famiglie italiane” di Bankitalia per scoprire questa bugia confezionata dalla classe politica e controfirmata dal giornalismo collettivo. Pagina 12, leggiamo, lentamente: “Le famiglie più povere, appartenenti al primo quinto della ricchezza netta, nel 2014 detenevano quasi esclusivamente depositi, certificati e pronti contro termine. Le famiglie nelle classi centrali di ricchezza netta investivano una parte importante del proprio patrimonio anche in titoli di Stato, obbligazioni private e fondi comuni e gestioni patrimoniali. Il quinto più ricco possedeva un portafoglio finanziario più diversificato, per oltre un quarto gestito da operatori finanziari; queste famiglie detenevano i due terzi del valore complessivo dei titoli di Stato posseduti dalle famiglie, il 70 per cento delle obbligazioni private e oltre l’80 per cento delle azioni e degli investimenti gestiti”. Tutto chiaro? Dovrebbe esserlo, ma in un paese che ha lo scudo spaziale inserito contro la matematica, l’economia e il buon senso, serve altro per arrivare alla fase di elaborazione della realtà. Bloomberg qualche giorno fa ha snocciolato un paio di numeri interessanti: le famiglie italiane che investono in strumenti finanziari hanno una ricchezza netta di oltre 500 mila euro e, anche al netto degli immobili posseduti, dispongono di una ricchezza (147.626 euro) superiore quattro volte a quella della media nazionale; il 5.4 per cento della popolazione italiana che possiede obbligazioni bancarie è pari a 1.4 milioni di persone che in media hanno 34.468 euro investiti in titoli di quel tipo. Riepiloghiamo: l’obbligazionista bancario (subordinato e non) non ha esattamente il profilo di un frequentatore potenziale della Caritas, è mediamente ben istruito (nell’indagine di Bankitalia sono disponibili anche i profili socio-economici) e di solito ha un portafoglio titoli variegato, cioè ha seguito quello che in economia si chiama diversificazione del rischio. Prevede di perdere. Ma poi sotto sotto sa che non perderà. Egli nella bipartizione che Prezzolini fece degli italiani, i furbi e i fessi, sta sempre tra i furbi. Ripetiamo la domanda: chi sta rimborsando il governo?

 

Perbacco, si rimborsa al 100 per cento il nuovo profilo dell’indice Dow Jones Pizza & Mandolino, l’investitore a zero risk, quello che negli ultimi tre anni ha incassato in media interessi più alti rispetto a uno che ha investito in titoli di Stato. Ecco un altro studio di Bankitalia, è intitolato “Le obbligazioni bancarie nel portafoglio delle famiglie italiane”, fa decisamente al caso nostro, pagina 14: “Il differenziale di rendimento rispetto ai BTP a cinque anni, prevalentemente negativo tra il 2009 e il 2012, è diventato positivo dalla fine del 2013; a maggio 2016 era pari a circa 2,2 punti percentuali”. Rendimento più alto e zero risk, niente male. Il caso di Monte dei Paschi passerà alla storia, senza alcun dubbio. Mentre la quota Panda del “risparmiatore” della banca toscana verrà rimborsata al 100 per cento del valore nominale (sette emissioni su undici), che cosa accadrà agli investitori che hanno subito il contagio propagato da Siena sul mercato e hanno visto crollare il valore delle obbligazioni subordinate sottoscritte con altre banche? Loro, non sono a zero risk, per il governo sono un’altra categoria: zero tituli. Un’operazione che non sarebbe riuscita neanche a un tipo svelto come Gordon Gekko, quella sagoma dipinta da Oliver Stone in Wall Street che diceva: “E’ tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”. In Italia funziona al contrario: è tutta una questione di conversazione, il resto sono soldi. Degli altri.

 

 

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    27 Dicembre 2016 - 14:02

    I casi dono due: o gli acquirenti di obbligazioni sapevano che costa stavano comprando, hanno acquistato i bond per avere rendimenti più alti del tasso di inflazione e dei libretti di risparmio, oppure sono stati imbrogliati. Nel primo caso non si vede perché debbano essere rimborsati dai contribuenti. Nel secondo caso siano pure rimborsati, ma siano allo stesso tempo perseguiti senza sconti coloro che li hanno truffati e coloro che avevano il dovere di vigilare e hanno omesso di farlo.

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