La prevalenza dell’imbecille

Il referendum costituzionale, le conseguenze culturali del vaffa, un libro illuminante per capire cosa sta accadendo

Salvatore Merlo

Email:

merlo@ilfoglio.it

grillo

Beppe Grillo a Roma per parlare della riforma costituzionale (foto LaPresse)

E’ stato grazie al progresso che il contenibile stolto dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, come sostenevano Fruttero & Lucentini, cioè nel personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica. Prendiamo per un istante Beppe Grillo che, per una volta non dal blog, ma da un vero e solido palco, domenica, a Roma, si è affacciato davanti al suo pubblico acclamante, e ha urlato: “Il voto al referendum non lo dovete decidere con la testa, ma con la pancia”. Applausi a scena aperta, manifestazioni di giubilo, grida di assenso (d’altra parte la flatulenza appare sempre imbarazzante in solitudine, e però fatta da un’intera folla sembra invece liberatoria, come il pisciare in compagnia o l’esaltarsi in massa). Ma dicevamo, “il voto al referendum non lo dovete decidere con la testa, ma con la pancia”. Questa è una di quelle frasi che, se avesse fatto in tempo, Maurizio Ferraris, professore di Filosofia teoretica a Torino, avrebbe di sicuro aggiunto nel suo sublime “L’imbecillità è una cosa seria”, da poco uscito per il Mulino, un pamphlet che alla fine dimostra quanto Socrate avesse torto quando diceva che all’origine del male c’è l’ignoranza.

Prodi voterà Sì al referendum, turandosi il naso

Il direttore di QN riporta la notizia della decisione dell'ex leader ulivista di votare a favore della riforma

All’origine del male non c’è infatti l’ignoranza, ma l’imbecillità. “Non dovete decidere con la testa”, direbbe infatti Ferraris – secondo cui il tratto caratteristico dell’umano non è la riflessione intelligente, bensì la reazione imbecille e immediata, cioè il retaggio della caverna e della savana – richiama quasi quel “¡Muera la inteligencia! ¡Viva la muerte!” che José Millàn-Astray y Terreros, ministro della Propaganda di Francisco Franco, aveva trasformato nel motto della Legión Española in odio agli intellettuali e a tutti quelli che troppo cincischiano con bazzecole tipo il ragionamento analitico – “cogito ergo sum?” macché, “semmai rum” – quelli che perdono tempo tra quisquilie e pinzillacchere, che annegano il vitalismo e l’istinto, annacquano la rabbia dei giusti e la voglia di farla finita. “Sentite le persone se sono vere o fasulle, andate per istinto e poi votate”, ha gridato Beppe, e un po’ sembrava il precetto del maestro Yoda di Guerre Stellari (“Luke, usa la Forza”) e un po’ richiamava quell’abdicazione ai valori della ragione che ha tanto fatto riflettere storici e filosofi sulla prevalente imbecillità degli anni Trenta, quando il fanatismo, ovvero una forma particolarmente acuta di stupidità, venne promosso a termine positivo.

Il cretino è una figura tradizionale, amabilmente storica, e va rispettato come certe fontanelle in ghisa, certe massicce palme o un vecchio pescatore chino a riparare le sue reti, sostenevano gli ironici Fruttero & Lucentini. E non c’è dubbio che esista una vena italiana di riflessione sulla stupidità, che va da Prezzolini alla “Prevalenza del cretino”, dall’inetto di Italo Svevo ai cornuti di Pirandello, da Carlo Maria Cipolla (“Le leggi fondamentali della stupidità”) alle “legioni di imbecilli” di Umberto Eco, tutta un’analisi correlata forse a quel mito nazionale della furbizia sul quale giocavano i motti di Leo Longanesi e che Edgardo Bartoli sintetizzò dicendo che “l’intelligenza è la nostra forma nazionale di stupidità”. Tutta un’escrescenza del pensiero cui adesso si è anche dedicato Maurizio Ferraris, come dicevamo, con un libro, divertente e serissimo, che assume tuttavia tratti inquietanti – e diremmo anche tremendamente attuali – quando affronta il tema dell’imbecillità in politica, quella che ai tempi di Metternich e Talleyrand non aveva rappresentanza, e che invece si è fatta tanto più manifesta quanto più la politica si è allontanata dal gabinetto del principe per invadere i media.

E in particolare un medium: internet (“ciao, sono Diego, in quanto sommelier mi vorrei occupare di agricoltura”), cioè il formidabile dispositivo che all’imbecillità ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, mettendo a disposizione di questa piaga clamorose tribune e inaudite moltitudini di seguaci, e che in Italia è diventato il megafono della rabbia dei giusti (“condividi se sei indignato”) o piuttosto di quelli che si ritengono giusti, l’Italia lamentosa e vociante piena di scrittori discriminati, artisti incompresi, geni oscurati, rancorosi pronti a mutarsi in santissimi vendicativi, comici che trasformano la satira in programma politico e a suon di vaffa vincono le elezioni a Roma e Torino (“il pomodoro geneticamente modificato con dna di merluzzo ha ucciso sessanta ragazzi”). Un posto pieno di eccentrici. “A causa delle caratteristiche intrinseche del web oggi l’imbecillità è molto più documentata e diffusa, perché quella che un tempo era la prerogativa di Francesco Bacone, Lord cancelliere d’Inghilterra, scrivere per esercitare le dita, è diventata la più diffusa delle consuetudini”, dice Ferraris. E insomma l’imbecillità è propria del mondo moderno perché, con le potenzialità espressive offerte dalla modernità, lo stupido si rivela meglio che in qualunque altra epoca più raccolta e silenziosa. “Ma che puzza!”, “Scusa mi è scappato un tweet”, è la famosa vignetta di Altan.

E non a caso, mentre scriviamo, capita d’imbattersi – ne prendiamo uno ma c’è l’imbarazzo della scelta – in questo tweet di Bartolomeo Pepe, senatore, uno dei tanti regali del M5s al Parlamento italiano: “State lontani dalle camionette! Che la settimana prima di un #referendum importante in cui il governo va sotto di6punti – secondo i sondaggi ufficiali – può accadere che il destino delle genti italiche possa essere indirizzanto da una #bomba o da una #bombetta”. L’imbecillità è dunque il fardello della civiltà, e della politica contemporanea, mentre la cultura e il senso del ridicolo sono una grande diga costruita per tamponare questo mare immenso. Purtroppo la mancanza di entrambe va considerata come una circostanza che basta a definire un essere umano, dunque un politico, come un imbecille. Diceva infatti Ortega y Gasset, citato da Ferraris: “L’uomo di buon senso è perennemente tormentato dal sospetto di essere un imbecille, e vede aprirsi di fronte a sé l’abisso dell’imbecillità, mentre l’imbecille è fiero di sé”. Tra parentesi, c’è in Italia un noto politico che sostiene di conoscere Trump (ma Trump ha detto di non avere idea di chi lui sia), che da sostenitore di Putin si fa fermare dalla polizia sulla Piazza rossa, che s’imbuca nelle foto di Berlusconi con i calciatori del Milan… Sarcasmo e ironia non scalfiscono le sue maglie d’inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni. E infine, intorno a tutto, e su tutti, c’è ovviamente Grillo: “Il voto al referendum non lo dovete decidere con la testa”. E meno male che ha detto “con la pancia”. Perché avrebbe anche saputo facilmente consigliare altre parti del corpo su cui non batte il sole.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    29 Novembre 2016 - 16:04

    Caro Merlo, come possono essere definiti , se non imbecilli, gli italiani che questi imbecilli li votano. Intellettuali saccenti, politici vendicativi, votanti di pancia ed il cav. che salta sul carro del vincitore ancor prima che abbia vinto.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Novembre 2016 - 15:03

    L’etimologia, imbecille = in (senza) baculum (bastone). Si potrebbe intendere come uno che si muove bene senza bisogno di sostegno, come impavido = senza paura. Un pregio: “In baculum bene ivit.” Ma il senso vero era “in baculum, ubi invicem, necessarium maxime sit”. Cioè, imbecillis mentis: una persona che non s’accorge nemmeno che sta procedendo a zig zag, un poveretto senza meta: trasportato dalla pancia. Grillo ha trovato e circuito tanti imbecilles mentis. Ergo il suo appello è appropriato. Rimarrebbe da capire come mai siano così numerosi: non lo so. Mi viene solo da pensare che siano, nell'ambito dell’ecosistema mentale/emozionale dell’uomo, utili e necessari, trasversali e ubiquitari. Non sono un sociologo, un filosofo, un teologo, un esperto, un opinionista, né un giornalista, chiedete a loro.

    Report

    Rispondi

    • Giovanni

      29 Novembre 2016 - 17:05

      Uhm... Vediamo un po'... forse perchè la mamma dei cretini sovente è incinta? Se così fosse fa ben sperare che in Italia ci sia una decrescita delle nascite. Oppure no... che probabilmente il fenomeno non fa altro che far aumentare la percentuale di cretini? E comunque guardi, "utili e necessari" posso anche capirlo. Con "trasversali" inizio a preoccuparmi. Ma se sono anche "ubiquitari" entro proprio nel panico. Cordiali saluti.

      Report

      Rispondi

  • r.carletti73@gmail.com

    r.carletti73

    29 Novembre 2016 - 14:02

    dai ragazzi non disperiamo dopo la pancia saltando il bacino che non mipareil caso ci sono ancora i piedi quindi non si e ancora toccato il fondo

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    29 Novembre 2016 - 14:02

    Da un paio di settimane sono entrati in azione gli agit-prop pentastellati. Entrano in un negozio oppure in un bar, scegliendo esercizi popolari, di periferia, come se fossero clienti occasionali e poi con una scusa, quasi sempre una lamentela sui prezzi dovuti alle tasse e all'Euro, iniziano prima sommessamente e man mano crescendo di tono ad arringare i clienti presenti. Il finale della scenetta è naturalmente sul referendum che è, dicono, l'occasione giusta per farla pagare a questo governo infame. A volte sono in due e agiscono di comune accordo come se non si conoscessero. La loro appartenenza ai 5 stelle viene rivelata da loro stessi in quanto non riescono a trattenersi dal dire frasi del tipo "...ha ragione Grillo quando li manda a vaffa..." oppure "... al governo ci dovrebbe andare quel galantuomo di Grillo..." Guarda caso il sistema degli agit-prop fu massicciamente usato in tempi per fortuna lontani sia dai comunisti che dai fascisti e ora in perfetta assonanza dai grillini

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi