L’inadeguatezza della Pa italiana alla prova delle emergenze

Scuole evacuate a caso e terremotati al freddo. Il problema italiano è la frammentazione istituzionale, la mancanza di direttive chiare e uniformi sull’intero territorio nazionale

L’inadeguatezza della Pa italiana alla prova delle emergenze

Roma, Metro chiuse e scuole e uffici evacuati per il terremoto in Centro Italia

Le calamità che hanno colpito negli ultimi anni L’Aquila, Roma, Genova per tre volte, la Sardegna, la Toscana, l’Emilia Romagna, le Marche, il Lazio, l’Umbria e ancora l’Abruzzo, impongono un cambio di paradigma della Pa, che non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma che inevitabilmente deve ricondursi a un’azione strategica con il coinvolgimento di tutti gli attori in campo. Il comune denominatore che leggiamo ogni volta a consuntivo, infatti, è quello di amministrazioni incapaci di pianificare perché non hanno ancora elaborato un codice di gestione omogeneo in quanto manca il dialogo tra gli enti.

 

Quattro forti scosse di terremoto colpiscono il centro Italia

La terra torna a tremare nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto. Crolla il campanile della chiesa di Sant'Agostino ad Amatrice. Il sindaco: "L'emergenza è la neve". Scuole evacuate in Umbria e nel Lazio. Una vittima nel Teramano. La scossa più forte di magnitudo 5.5

 

A Roma nel 2012, a Genova nel 2014 e a Parma nel 2015 abbiamo assistito addirittura a istituzioni dello stato – sindaco e Protezione civile nello specifico – che si sono accusate reciprocamente, a conferma della disorganizzazione che alberga nella Pa quando si tratta di prevenire e gestire situazioni di crisi. I fatti di cronaca delle ultime ore, con la capitale dell’Italia nel caos dopo le quattro scosse di terremoto che hanno nuovamente colpito il centro Italia perché nessuna istituzione era in grado di impartire una direttiva lasciando addirittura alle singole maestre l’onere e la responsabilità di decidere cosa fare con gli studenti, hanno messo ancora una volta sul banco degli imputati la Pa e la sua cronica inadeguatezza nel procedere a una corretta analisi del rischio, che presuppone una capacità di predisporre in modo efficiente la propria struttura organizzativa.

 

"Terremoto, governo ladro". Le solite polemiche di Salvini e Di Maio

Venti minuti dopo la seconda scossa il leader della Lega twitta: "Altro che migranti, aiutate subito questi italiani". Il grillino: "Il campanile di Amatrice simbolo dei ritardi dell'esecutivo"

 

I momenti di grande tensione acuiscono una struttura per nulla o poco organizzata, come continua a essere la Pa italiana, la cui precarietà viene messa a dura prova quando si tratta di confrontarsi con situazioni e problemi che hanno un impatto così forte anche sulla pubblica opinione. La mancanza di organizzazione, infatti, si riflette anche sulle azioni di comunicazione istituzionale, che peccano ancora per l’assenza di una cabina di regia ordinata, e nonostante la fragilità del territorio italiano richieda anche un impegno forte in tal senso, gli enti continuano a non dialogare o a dialogare in modo intermittente (solo tre Comuni su cento informano i cittadini su come prevenire e arginare i rischi, Fonte Legambiente). Dall’analisi del rischio potenziale alla sua divulgazione alla comunità locale il sistema della Pa deve ragionare e pensare all’unisono, evitando di incorrere in inutili parcellizzazioni organizzative, che amplificano l’effetto negativo dell’emergenza, disperdendo in modo inutile risorse preziose, come è accaduto ad Amatrice dopo il sisma del 24 agosto.

 

Il problema italiano, infatti, rimane la frammentazione istituzionale, la mancanza di direttive chiare e cogenti uniformi sull’intero territorio nazionale. Il governo non si limiti a osservare e identificare i migliori esempi disponibili (l’Umbria dopo il 1997 ha elaborato un sistema di procedure omogeneo realizzando anche fisicamente il Centro unico di Protezione Civile a Foligno), ma poi li faccia applicare ovunque in modo rapido ed efficace. Le condizioni climatiche eccezionali di questi giorni, inoltre, hanno confermato ancora una volta che il pauperismo energetico propugnato da alcuni non si coniuga con il progresso e con il sistema globale. In Abruzzo da tre giorni centomila cittadini sono senza luce e riscaldamento. In questi giorni tutte le aziende dell’automotive in provincia di Chieti (il secondo polo più importante del settore in Italia) non hanno potuto lavorare per mancanza di energia elettrica. Negli ultimi anni una parte della comunità abruzzese si è distinta per una presa di posizione netta contro gli investimenti di Terna, che voleva potenziare gli elettrodotti esistenti, sostituendoli con impianti più moderni e meno impattanti sotto il profilo ambientale.

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Commenti all'articolo

  • cragnolinux

    20 Gennaio 2017 - 03:03

    La riforma del Titolo V, oltre ad aver determinato un forte aumento della spesa pubblica, ha proprio a che vedere con la denunciata frammentazione istituzionale. Forse è il caso di tenere le provincie ma eliminare le regioni.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    20 Gennaio 2017 - 00:12

    Vogliamo girarci intorno? Facciamolo pure, ma non ci facciamo un buon servizio. Il cuore dei nostri generali comportamenti, chi pensasse di esserne fuori mente, è il rifiuto, direi quasi connaturato in noi, del riconoscimento di una qualsiasi autorità. Si va da quella dello Stato a quella del padre. Praticamente si arriva alla moltiplicazione di micro potentati, di piccoli poteri frammentati in cui i “favori” e la "complicità" sostituisco il principio d’autorità e da cui deriva il baco sostanziale: la negazione del principio di responsabilità. Creiamo così un modello di società in cui nessuno ha autorità e conseguentemente, responsabilità personali o inerenti alle sue funzioni. Ovvio che un modello simile non possa funzionare. Nella Pa, si ha la massima applicazione del modello, ergo, la Pa che dovrebbe essere un insieme di strutture al servizio dei cittadini, non può funzionare. Gli onesti, i volenterosi, i capaci, che pur ci sono, sono schiavi del modello dominante. Per cui ...

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  • info

    19 Gennaio 2017 - 17:05

    Il campanilismo ( frammentazione ) Italiano è storico ed ineliminabile, a livello piccolo paese, città e regione. Toccarlo significa perdere consenso elettorale e per questo motivo in regione Lombardia vi sono 15.000 dipendenti e 60.000 in quella Siciliana e avanti con decine di esempi come questo. Con il terremoto succede la stessa cosa, tutti vogliono che torni come prima a spese dello stato senza cambiare nulla della propria vita, purtroppo non è possibile.

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