Lo schiaffo di Malta

Cacciato il Gran cancelliere, i Cavalieri di Burke rifiutano la commissione papale: “Irrilevante”

Matteo Matzuzzi

Email:

matzuzzi@ilfoglio.it

Lo schiaffo di Malta

Il cardinale Raymond Leo Burke, patrono dell'Ordine di Malta (foto di Youtube)

Roma. La commissione nominata dal Papa per fare chiarezza su quanto accaduto nelle scorse settimane ai vertici dell’antichissimo, potentissimo e ricchissimo Ordine di Malta “è irrilevante”. Ergo, di quel che il Vaticano chiede e fa, ai cavalieri importa ben poco. Anche se ad agire è direttamente il Pontefice. Lo scontro tra l’Ordine, attivo da un millennio, e la Santa Sede si fa serio e il silenzio della Segreteria di stato dopo l’atto con cui Francesco ha istituito un organismo incaricato di far luce circa la sostituzione del Gran cancelliere, il nobiluomo tedesco Albrecht Freiherr von Boeselager, decisa dal Gran Maestro, in seguito a “gravi problemi accaduti durante il mandato” di Boeselager come Grande ospedaliere, e cioè – così pare – il non avere impedito la distribuzione di decine di migliaia di preservativi nei presìdi dell’ordine in Myanmar. I vertici sono insorti per un atteggiamento che con la dottrina e la morale (e financo con la pastorale à la page) di Santa romana chiesa c’entrerebbe ben poco. Boeselager ha rifiutato di dimettersi, così i suoi superiori hanno deciso per la rimozione immediata, lo scorso 8 dicembre.

Il Vaticano ha voluto vederci chiaro e a ridosso di Natale (il 22 dicembre) “il Santo Padre Francesco ha disposto la costituzione di un gruppo di cinque autorevoli membri – Silvano Maria Tomasi, delegato del dicastero vaticano per la Promozione umane integrale, il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, l’avvocato Jacques de Liedekerke, Marc Odendall e Marwan Sehnaou – con l’incarico di raccogliere elementi atti a informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda”. I vertici dell’Ordine – il cui patrono è il cardinale americano Raymond Leo Burke, che col Papa ha visioni assai divergenti quanto a morale familiare e sessuale (“lì mancava un americano vivace, e mi è venuto in mente lui per quel compito. E’ un uomo che si muove molto, che viaggia e lì avrà lavoro”, disse Francesco in un’intervista commentando la nomina del porporato) – sono insorti, rifiutando di cooperare in nome dell’indipendenza dell’Ordine e accusando la Segreteria di stato di aver commesso un pasticcio immischiandosi in affari che non le competono. Il nuovo Gran cancelliere, John Critien, ha invitato tutti i cavalieri a non collaborare con la commissione vaticana, poiché “giuridicamente irrilevante. Il gran maestro, Matthew Festing, ha aggiunto che “l’indagine papale è ingiustificata”. A rispondere c’ha pensato uno dei commissari, l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, che in una lettera visionata dal Tablet ha spiegato che la Santa Sede dispone di tutti i poteri per intervenire in materia, visto che ufficialmente la rimozione di Boeselager è avvenuta “per essersi rifiutato di obbedire”.

“In merito alla rimozione del gran cancelliere dell’Ordine – ha sottolineato mons. Tomasi – la questione non riguarda la sovranità dell’Ordine stesso, bensì procedure dubbie e la mancanza di provate cause valide per l’azione intrapresa”. La questione si gioca in punto di diritto, almeno superficialmente. Festing sostiene che Boeselager era tenuto a dimettersi perché gli era richiesta obbedienza al proprio superiore. Ma Boeslager ha detto che il diritto canonico non richiede di obbedire a un atto che viola la costituzione dei Cavalieri di Malta. Da qui l’accusa al Gran maestro di aver commesso una serie di errori procedurali che comporta una violazione della costituzione dell’Ordine di Malta. La risposta di quest’ultimo è giunta lunedì sera ed è una sorta di dichiarazione di guerra alla Santa Sede: “Attesa l’irrilevanza giuridica del Gruppo (la commissione voluta dal Papa, ndr) e dei suoi atti nell’ambito dell’ordinamento giuridico melitense, l’Ordine ha ritenuto di non dover collaborare, anche al fine di tutelare la propria sfera di sovranità rispetto a iniziative che si atteggiano quali forme volte obiettivamente (e quindi al di là delle intenzioni, che sono giuridicamente irrilevanti) a porre in discussione o comunque a limitare detta sfera”. Inoltre, è la chiosa, “le testimonianze che i singoli membri ritenessero di poter rendere al Gruppo, non potranno per le loro modalità e per i contenuti espressivi di giudizi, porsi in contrasto, direttamente o indirettamente, con la decisione del Gran Maestro e del Sovrano Consiglio relativa alla sostituzione del Gran Cancelliere”. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi