"Io e Annie" compie 40 anni, ma è ancora una parodia?

Il film di Woody Allen ironizzava su "una storia d'amore nervosa" di una classe sociale ben connotata. Oggi, però, saranno in pochi a riderne

"Io e Annie" compie 40 anni, ma è ancora una parodia?

Considerate le aragoste. Esattamente quarant'anni fa usciva “Io e Annie”, il capolavoro di Woody Allen, e su internet una piccola ma agguerrita accolita di entusiasti si sta scatenando nel tramandarsi spigolature e retroscena di questa pietra miliare della cinematografia. Fra camei (Truman Capote), esordi men che fugaci (Sigourney Weaver), battute folgoranti perse in sottofondo (Jeff Goldblum che dice al telefono: “Mi sono dimenticato il mantra”) e un'infinità di sottili riferimenti e ammicchi, potrebbe accadere che si smarrisca l'elemento più eclatante che quest'anniversario piazza sotto gli occhi di tutti. La scena delle aragoste, appunto, in cui Woody Allen terrorizzato cercava di addomesticare con una sedia i crostacei scappati sul pavimento della cucina, ingiungendo a Diane Keaton di chiamare la polizia, faceva ridere perché in contrasto con ciò che una donna si sarebbe aspettata da un uomo nei preparativi di una cena romantica: affettuosa e compiaciuta quantunque, si trattava di una presa in giro. E tutto il film era la parodia dei rapporti sentimentali di una classe sociale ben connotata e numericamente ristretta: newyorchesi eccezionali, abbastanza ricchi, intellettuali, nevrotici, ombelicali. Una élite, insomma, sterilizzata in amore dall'essere troppo consapevole dei propri desideri e troppo affezionata ai propri timori. Adesso che “Io e Annie” sta per tornare nelle sale con un'edizione speciale restaurata, quanti lo vedranno come una parodia? Quanti penseranno ancora che si riferisca a una ristretta cerchia di stravaganti? Nessuno; anzi, solo i pochissimi rimasti a non sentirsi eccezionali, ombelicali, intellettuali. Tutti gli altri rideranno ben poco, sentendosi in pieno diritto di realizzarsi come protagonisti di ciò che quarant'anni fa il sottotitolo del film prometteva con un ghigno: “a nervous romance”, una storia d'amore nervosa.

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