Così il suicidio di un maschio disperato diventa sui media “femminicidio mascherato”

Lo strano omicidio di una donna che si è schiantata col furgone contro un tir. E insieme a lei è morto anche il marito

Così il suicidio di un maschio disperato diventa sui media “femminicidio mascherato”

Cos'hai fatto e perché lo hai fatto, lo sai solo tu; io so solo quello che è accaduto dopo e che ho appreso dai giornali. Dopo che tua moglie è morta nello schianto del tuo furgone contro un tir, su una strada del trevigiano, la presidentessa di un'associazione di tricoteuse col termine “Donna” nella ragione sociale ha dichiarato di temere da tempo che tu trovassi un modo di ammazzarla, e adesso ce l'avevi fatta. Allora un pubblico ministero ti ha rivolto l'accusa di omicidio volontario o, nella vulgata giornalese, “femminicidio mascherato”: pare che tu abbia schiantato apposta il tuo furgone contro un tir, su una strada del trevigiano, per disfarti di tua moglie nel modo più cruento. La ragionevole certezza sul tuo intento risiede nel fatto che tu continuassi ad abusare di lei e a perseguitarla: non con la violenza fisica, pare, visto che lei non ne portava segni; bensì con la violenza psicologica, più sottile e impalpabile.

 

Del resto, emerge dall'accusa, parlando con lei ti contraddicevi, ricordavi di avere detto cose che non avevi detto, e poi non hai mai fatto nulla per non sembrare un tipo strano, hai frequentato il movimento dei Forconi e hai creduto alle scie chimiche. Ti avevano addirittura imposto il trattamento sanitario obbligatorio e per disperazione avevi urlato di volerti ammazzare. Infatti nell'incidente sei morto anche tu però nessuno parla di suicidio contro un tir, su una strada del trevigiano, invece tutti parlano di femminicidio: la tua vita non conta gran che, sei maschio.

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Commenti all'articolo

  • david gale

    22 Marzo 2017 - 10:10

    condivido interamente contenuti e tono dell'articolo. mi pare che si fatichi a focalizzare, finendo per banalizzarlo, il messaggio di un articolo, il cui punto cruciale sta nel finale: il diritto penale italiano ha, infatti, istituzionalizzato una "discriminazione di genere" con l'introduzione del "reato di femminicidio", per cui si deve riconoscere che il bene giuridico della vita riceve una tutela applicabile in un doppio registro, secondo che la vittima sia uomo o donna. il che è talmente incostituzionale che la norma è rubricata "violenze di genere", sebbene le entità sociali proponenti - case delle donne, associazioni femministe e centri antiviolenza (sedicenti), uffici sindacali, cooperative sociali, ecc. tutte fortemente partitiche e operanti nello stesso business in cui hanno fatto introdurre una legge ad hoc: conflitto d'interessi? - da sempre trattino la violenza di genere in senso unilaterale: "uomini che odiano le donne". e nei Tribunali la discriminazione miete vittime.

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  • ceva.paola

    17 Marzo 2017 - 12:12

    Certo, gentile Gurrado, con tutta l'umana pietà per questo maschio (io direi uomo...) disperato e probabilmente malato, è stato proprio lui a dar assai poco valore alla propria vita, e molto alla morte della propria donna, tanto che per ottenerla, ha disprezzato nel modo più folle e crudele la vita di quell'altro uomo alla guida del tir, che pure ha ucciso, e che, dispiace dirlo, ma nemmeno Lei ricorda...

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  • ilgimmi62@alice.it

    ilgimmi62

    17 Marzo 2017 - 10:10

    Perdoni Gurrado, lei scrive spesso cose egregie e condivisibili e il suo sguardo intelligente sulla miseria del pensiero dominante è sempre profondo e spiazzante. Ma in questa vicenda il tema maschio-femmina è fuorviante, Qui c'è un delinquente che per togliersi la vita ha ammazzato un camionista che viaggiava sulla sua strada. Forse è del camionista che bisognerebbe ricordarsi.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    17 Marzo 2017 - 01:01

    Achille del corpo di Oreste fece belle cose a confronto di quelle che si fanno oggidi' dei morti che non sono piu' buonanima praticamente per nessuno..

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