Il banditore

La recensione del libro di Joan Samson edito da Neri Pozza, 336 pp., 18 euro

di
1 APR 26
Immagine di Il banditore

Il Foglio

È la più grande novità che si sia vista a Harlowe da anni. Era raggiante, come se il banditore fosse una nuova e sfavillante proprietà, una scoperta speciale, un affare che avrebbe attirato l’invidia di tutti i vicini in grado di riconoscere le cose di valore”. Nella comunità rurale e statica di Harlow, nel New Hampshire, dove i giorni trascorrono sempre uguali scanditi dal lavoro nelle fattorie, è arrivata una novità. Prima annunciata, poi immaginata e alla fine diventata realtà. Perly Dunsmore è un banditore d’asta. Ma è anche un predicatore, un uomo meschino e manipolatore che giunge in città ufficialmente per raccogliere soldi per la polizia locale – tramite un’asta, appunto – ma che arriverà a deprivare le persone del luogo dei loro beni più cari. Questo succede ai Moore, una famiglia come tante che gestisce la propria fattoria occupandosi del pascolo e degli animali. John e Mim sono una coppia che parla poco, stremati dalla fatica quotidiana ma con un asse valoriale molto chiaro. Ci sono cose che si devono fare punto e basta, perché è così che va la vita. La piccola Hilde – di quattro anni – è accudita principalmente dalla nonna Mam, ormai limitata nei movimenti e che passa le sue giornate incastonata nel divano davanti alla televisione. Con lentezza e inesorabilità la presenza di Perly diviene sempre più infestante, senza determinare repentine rivoluzioni ma insinuandosi a poco a poco nella vita dei Moore e scardinandone il nucleo dall’interno. Una violenza cieca perché silenziosa, che si nutre anche della povertà dei mezzi culturali della famiglia, del non rendersi conto del pericolo che stanno correndo fino a quando sarà impossibile sottrarsi. Le stagioni con il loro incedere e la loro durezza scandiscono il racconto, aumentano il pericolo e la posta in gioco, svelano in modo più cangiante ciò a cui ineluttabilmente i Moore stanno andando incontro. Unico romanzo scritto da Joan Samson e uscito nel 1975, Il Banditore è un rural horror sofisticato e letterario che affianca un meccanismo narrativo solido e di genere facendo emergere però anche domande più profonde. Cosa si è disposti a sacrificare (in senso materiale e figurato)? Cosa è fondamentale salvare? Il male si insinua tra le pieghe di una famiglia e di una comunità. Con esso bisogna farci i conti, tentare di conoscerlo e arginarlo (se e fino a quando sarà possibile). Perché alla fine tutto passa, anche se quanto si è dovuto scontare non sarà possibile dimenticarlo. “Attesa da giorni, la neve aveva iniziato a scendere. Voluminosi e pesanti, i fiocchi cadevano nel fuoco sciogliendosi con un lieve sibilo. E da qualche parte, forse, cadevano sul banditore”.