Album di famiglia

La recensione del libro di Alaíde Ventura Medina edito da Polidoro (216 pp., 17 euro)
28 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 03:28
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Dopo aver finito di leggere Album di famiglia, di Alaíde Ventura Medina, sono andata a cercare per prima cosa l’autrice, con l’assurdo intento di capire se i fatti narrati erano reali e autobiografici – una capacità così precisa di selezionare gli eventi e i movimenti del singolo per farne racconto sociale l’ho trovata recentemente solo in Edouard Louis, in Metodo per diventare un altro (La Nave di Teseo). Medina (Xalapa, Messico, 1985), è antropologa e ricercatrice di Scrittura creativa in spagnolo all’Università di Houston. Album di famiglia, che nella versione originale si chiama Entre los rotos (letteralmente “tra le persone rotte”), è il suo primo romanzo, ed è il racconto di una donna che ripercorre la propria crescita attraverso le foto conservate dal fratello minore Julian. La struttura è quindi basata sui ricordi legati a ogni foto – fotografie scattate sempre un momento prima di un avvenimento violento, traumatico o variamente sgradevole, perché tutta l’infanzia di lei e Julian è stata così: un processo di rottura. Ma se nella vita dei protagonisti questo danno è causato dal padre, il romanzo ci dice qualcosa sulla violenza che è più ampio di una situazione familiare, più universale: è un romanzo di alleanze e triangolazioni e di sopravvivenza e tradimenti. La protagonista accetta l’amore limitato del padre “tradendo” così il fratello e la madre, questi ultimi tradiscono a loro volta la protagonista. Attraverso la loro alleanza, che la esclude. Attraverso il silenzio, il mutismo selettivo di Julian e il silenzio passivo della madre; tradiscono anche attraverso la loro fisicità, magri ed eterei, non si possono difendere, non vogliono essere salvati (lei, al contrario: mangia anche come modo per esistere). “La prima guerra a volte è la casa. La prima patria persa, la famiglia. (…) il ruolo di complice primordiale spetta al fratello, unico vero testimone del massacro”.
Lo stile è forse l’elemento più notevole del romanzo, che cancella la frammentarietà del concetto di “album” perché tiene insieme, asciuga, taglia il superfluo e compatta. Una scrittura precisa, che è capace di raccontare un paese senza fare ricorso alle cadenze, ai tic verbali, al lessico. “E’ fondamentale non dimenticare che abbiamo camminato insieme e che oggi ci terrorizzano gli stessi mostri”. Il riferimento alla patria è ricorrente ma resta sottotesto; la letteratura ispano-americana di oggi sa fare questo, inglobare il discorso sociale, politico, nelle trame più profonde della scrittura narrativa.
Alaíde Ventura Medina
Album di famiglia
Polidoro, 216 pp., 17 euro