Una Fogliata di libri
Le luci della terra
La recensione del libro di Gina Berriault. Mattioli 1885, 128 pp., 14 euro
di
29 SEP 21

I giorni dell’abbandono. Ilona li attraversa tutti, fuori e dentro di sé. Li abita e con precisione chirurgica e dolente li restituisce. Abbandono dell’amato Martin, scrittore ai margini della comunità letteraria di San Francisco che – improvvisamente baciato dal successo – decide di lasciarla. Abbandono del fratello Albert, allontanatosi da lei molti anni prima e poi ricomparso brevemente per scomparire di nuovo. Abbandono della figlia che si trasferisce all’estero. Soprattutto abbandono di sé stessa, di un certo modo di concepirsi e guardare il mondo. Ilona fa i conti con una solitudine esistenziale e profonda, in qualche modo nuova rispetto a quella che l’aveva sempre accompagnata. “Non aveva paura della solitudine, l’aveva affrontata tante volte e spesso la desiderava, ma allo stesso tempo si chiedeva che cosa ci fosse da temere nella solitudine che non ci fosse stato anche prima”. Una solitudine in cui si ripresentano i volti del suo passato che non riesce a lasciar andare, le paure, le ossessioni, il dolore della perdita, dell’incertezza a cui espone l’amore. A cui espone l’amare.
“Non avrebbe mai detto a quell’uomo le cose che sapeva degli amanti, e una di quelle era che l’amore non è mai sicuro anche se dietro l’incertezza dell’amore c’è la certezza della complicità”. Si intravvede un solo modo per andare avanti: facendo pace con quello che è stato, custodendolo nella memoria. Lasciandolo andare. “La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente”, scrive Camus. E questo esercizio del quotidiano diventa per Ilona una dimensione ogni giorno più famigliare, un tentativo di dare spazio, di sopravvivere a un dolore grande con la sola arma della pazienza e del tempo. “La stava forse invitando alla cautela, dicendole di aspettare che il tempo ristabilisse l’equilibrio, che il ricordo dell’amore bastasse a calmarla e redimerla? Doveva solo aspettare e aspettare ancora”.
Gina Berriault fa compiere un viaggio profondo e millimetrico nell’animo della sua protagonista, di cui si conoscono pensieri, stati d’animo e non detti che si fanno largo in una storia essenziale, minima. Con poesia, lirismo e una scrittura immaginifica scava nell’interiorità dei suoi personaggi, fino a farne intravvedere le luci. Le luci della terra, quegli incontri che permettono di uscire dall’oscurità in cui si è piombati. Quelle luci che si possono vedere solo al buio, essenziali per superare ciò che rimane imprigionato nel perimetro della propria mente. Per tornare alla vita.