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caos azzurro •
L'Italia del calcio riparte da Mancini. Malagò ha fatto la scelta meno traumatica
L'ex ct che ha vinto l'Europeo 2021 tornerà a sedersi sulla panchina degli Azzurri. Con lui ci sarà Claudio Ranieri come direttore tecnico. Nemmeno tre Mondiali da spettatori hanno fatto accettare la tabula rasa e la ripartenza da zero

Foto Ansa
Giovanni Malagò ha scelto di affidare la panchina della Nazionale italiana a Roberto Mancini. Suo malgrado.
Giovanni Malagò era stato scelto dal calcio italiano come presidente della Federazione italiana giuoco calcio per dare una raddrizzata al sistema, per dargli un indirizzo e quindi un senso. Il presidente lo aveva dato, ed era un segnale forte: Paolo Maldini e Leonardo per dare alla Nazionale una nuova veste e una nuova forma. Poi tutto è andato a scatafascio. Il commissario tecnico scelto dalla coppia, Andrea Pirlo, considerato inadatto quasi per plebiscito popolare, l’inghippo del contratto con Fonbet e tanti saluti. Nemmeno tre Mondiali a casa hanno fatto accettare la tabula rasa e la ripartenza da zero.
E così Giovanni Malagò ha scelto la mediazione. Non la resa ai club. La Serie A voleva Antonio Conte, lui ha scelto Roberto Mancini, lo ha annunciato in Consiglio federale. Perdonata la fuga dalla Nazionale verso i soldi della Federazione dell’Arabia Saudita. Perdonata la triste mancata qualificazione ai Mondiali del 2022. Perdonato tutto. Si riparte da un allenatore che qualcosa, più di qualcosa, ha vinto in panchina. Si riparte dal prescelto presidenziale, l’uomo a cui aveva pensato subito dopo l’elezione, e pure prima.
Il fatto che la scelta del ct e del direttore tecnico della Nazionale dice però molto su quel che verrà. La Figc probabilmente non rivoluzionerà alcunché, proverà a mediare, a sistemare ciò che macroscopicamente non va. Tutto il resto verrà improvvisato strada facendo. Il calcio italiano, d’altra parte, aveva risposto assai male a chi con piglio autorevole e mano ferma aveva indicato la via. Ci si appella sempre a un po’ di democrazia nelle scelte quando i cambiamenti mettono in crisi un equilibrio di stasi dove nessuno perde davvero sebbene in pochi ci guadagnino.
E così a mettere a posto i cocci ci penserà un uomo di calcio signorile, ma capace di fare bene le cose che fa: Claudio Ranieri. Uno che alza la voce solo quando è necessario, che sa ascoltare, mediare, consolare, ma ha anche il piglio dell’uomo di comando, senza però farlo vedere. Il presidente della Figc aveva pensato a lui già nei giorni precedenti alla nomina, poi aveva provato l’azzardo. Gli ha affidato l'incarico e insieme, ha detto in conferenza stampa dopo il Consiglio federale, hanno deciso di puntare su Roberto Mancini. "Conto entro il fine settimana di darvi notizia su una terza figura che verrà a bordo che si dovrà occupare di fare il dirigente delle squadre nazionali, al quale vorrei assegnare una supervisione di quelle che sono le Nazionali giovanili oggi coordinate da Viscidi che rimarrà assolutamente con noi, è il completamento di quello che è il percorso di scelte che si è voluto fare, una figura ricoperta in passato da Riva e Buffon", ha aggiunto.
Giovanni Malagò ha capito, a sue spese e suo malgrado, che era meglio non traumatizzare nessuno, provare a cambiare le cose senza che chi ha il timore di perdere un briciolo di potere effimero se ne accorga davvero.
Funzionerà? Le cose nel calcio italiano si sono sempre aggiustate senza grossi scossoni, per evoluzione naturale delle cose. Però ci sono meno giovani, la popolazione invecchia e gli altri sport crescono per blasone e iscritti.
