Editoriali
Un piano B per un’Italia di Serie B
Se Andrea Pirlo sarà il commissario tecnico, la necessaria rifondazione del calcio italiano partirà male. Molto male

Tutto sembra portare ad Andrea Pirlo, attuale allenatore dello United Fc, squadra che fino a due mesi fa giocava nella Serie B degli Emirati arabi uniti. Sarà lui, a meno di colpi di scena, il nuovo commissario tecnico della Nazionale, la cui ultima partita in una fase a eliminazione diretta in un Mondiale risale a vent’anni fa (Francia-Italia, la finale di Berlino). Dopo due eliminazioni improprie e tre mondiali di fila visti dalla spiaggia, serviva la rivoluzione. La rivoluzione vera, dal basso e con nomi capaci anche di riportare entusiasmo in chi in quella Nazionale ci gioca e in chi deve (o vorrebbe) tifarla.
Giovanni Malagò, eletto un mese fa alla guida della Figc, era partito bene, con realismo da bravo manager sportivo qual è: i record alle Olimpiadi e il successo di Milano-Cortina 2026 parlano per lui. Se la prima scelta “vera” (dopo Maldini e Leonardo come direttore tecnico e advisor) è però un allenatore che ha un palmares non certo invidiabile (anche Sergio Conceiçao ha vinto col Milan una Supercoppa italiana, ma nessuno se lo ricorda) e che neppure si può dire dotato di “garra”, si rischia davvero di entrare in un loop depressivo. Come si può dire in conferenza stampa – e quindi non sono illazioni giornalistiche – che le prime due scelte erano Carlo Ancelotti e Pep Guardiola per poi ripiegare, ventiquattro ore dopo, su Pirlo? Tra l’altro nello stesso giorno in cui la Germania, che quanto a vivai e accademie è messa molto meglio dell’Italia, annuncia Jürgen Klopp, cioè uno dei migliori allenatori al mondo? Va bene la progettualità, va bene attendere “otto o dieci anni” per vedere i frutti della semina, ma perché il raccolto sia abbondante servirebbe un coltivatore esperto, uno capace di ribaltare il tavolo quando serve e di portare idee nuove, quelle che mancano da tempo nel calcio italiano. La sensazione è, invece, quella di continuare a vivacchiare. Aspettando, forse, che i mondiali diventino a 124 squadre per qualificarsi.