L'ultima cosa bella del Dpcm: "Rivedrò il mio lui da San Pietroburgo. Ma i problemi restano"
Il nuovo decreto del governo prevede il ricongiungimento delle coppie binazionali. La lotta di #LoveIsNotTourism e quello che manca

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“Il mio compagno risiede a San Pietroburgo, in Russia, per cui sono stata coinvolta fin dall'inizio. Forse ora ci potremo abbracciare”. Le sofferenze, le attese e le frustrazioni di migliaia di coppie stanno per essere ripagate: da ieri i partner che non vivono nello stesso paese – a lungo separati da lockdown e quarantene – si potranno rivedere, anche se non sono sposati e non convivono. Unico requisito richiesto è la “stabile relazione affettiva”. Lo prevede l'ultimo decreto firmato dal governo, che resterà in vigore dal 7 al 30 settembre. Un via libera atteso da mesi che arriva dopo le proteste di migliaia di fidanzati confluite nel movimento Love Is Not Tourism, diventato virale sui social a partire da luglio.
“Si tratta di un gruppo internazionale che ha consentito a utenti di tutto il mondo di rimanere aggiornati sul tema – racconta Alessandra Leo, portavoce per l'Italia del movimento – In tanti hanno condiviso la propria situazione di coppia e monitorato le petizioni che si sono succedute”. Con gli hashtag #LoveIsNotTourism e #LoveIsEssential il proposito degli organizzatori è rimbalzato tra vari gruppi Facebook e Twitter e ha attirato l'attenzione del mondo politico. A quanto pare anche in Italia, con la petizione su Change.org che ha superato le 10 mila firme.
Un movimento che è cresciuto con il passare dei mesi fino alle novità di ieri, con il via libera al ritorno in Italia per raggiungere il compagno o la compagna anche per chi proviene da un paese extra Schengen. Il tutto senza dover addurre motivi di lavoro, salute o studio. Eppure restano varie perplessità, legate in particolare a due aspetti: mancano indicazioni più dettagliate su come provare che il motivo del viaggio è quello di riunirsi al partner, e soprattuto come raggiungere la persona amata date le restrizioni dei voli aerei?
“A differenza di quanto prevede il modello danese, a cui ci ispiriamo, nel Dpcm non vengono specificate le modalità attraverso cui dimostrare le ragioni dello spostamento – lamenta Leo – E poi ci sono paesi da cui è possibile tornare in Italia e altri ancora no: così un provvedimento che nasce per essere anti-discriminatorio finisce per discriminare molte coppie. Un vero paradosso”.
Ma problematico è anche l'obbligo di quarantena per chi proviene dall'estero: quattordici giorni di isolamento sono previsti pure per chi risulta negativo al tampone. “Non tutti possono prendersi tre settimane di ferie o di pausa dagli studi. Possibile che questo periodo non possa essere accorciato? Non sappiamo nemmeno dove va trascorsa la quarantena: nell'abitazione del compagno o anche altrove?”. Il decreto di Conte è in vigore da ieri ma da Palazzo Chigi tutto tace.



