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di Antonio Gurrado

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Bandiera Bianca

Per la Gen Z monarchia e dispotismo sono la stessa cosa. Ed è subito No Kings

I giovani che hanno manifestato a Roma sabato scorso aderiscono all’identificazione americana e ignorante del re con il tiranno senza tenere presente che è stato grazie ad alcuni monarchi del passato che oggi abbiamo i nostri diritti. E dimenticano anche che il papa, il leader più sensato del mondo, è tecnicamente un sovrano assoluto

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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 02:45 PM
Immagine di Per la Gen Z monarchia e dispotismo sono la stessa cosa. Ed è subito No Kings

Manifestazione No Kings. Roma 28 marzo 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La generazione Z ci insegna modi sempre nuovi di essere stupidi, perciò ha abbracciato con entusiasmo le manifestazioni No Kings, di cui nel corso del weekend abbiamo avuto esempio anche in Italia. La denominazione stessa di tali manifestazioni presuppone una concezione balzana dei re, un’idea di plastica e un po’ disneyana del sovrano come dittatore capriccioso, benché da almeno tre secoli la politologia abbia distinto recisamente la monarchia dal dispotismo. Non è nemmeno una concezione medievale, poiché durante il feudalesimo non era tanto chi regnava ad angariare la popolazione quanto invece vassalli, valvassori e valvassini.
I giulivi manifestanti del corteo No Kings aderiscono all’identificazione americana e ignorante del re con il tiranno, senza tenere presente che: è grazie a Giovanni Senzaterra se sono state riconosciute costituzionalmente le prime libertà individuali; i primi semi della tolleranza religiosa in Europa e dei diritti per i nativi delle Americhe sono stati gettati da Carlo V d’Asburgo; senza Guglielmo III d’Orange non esisterebbe la rappresentanza parlamentare; è stata Maria Teresa d’Austria a introdurre l’istruzione obbligatoria, è stato Federico II di Prussia a pianificare le coltivazioni per sfamare il popolo; in Italia non avremmo avuto una costituzione, se non fosse stato per Carlo Alberto di Savoia, e non avremmo avuto nemmeno un’Italia, se non fosse stato per Vittorio Emanuele II; la pena di morte è stata abolita su istanza di Umberto I; perfino al raccapricciante Vittorio Emanuele III, in fin dei conti,  dobbiamo il pur tardivo arresto di Mussolini e al corretto ritirarsi in buon ordine di Umberto II la pacifica transizione alla repubblica voluta da metà elettorato. La decapitazione del re ha portato alla dittatura di Cromwell in Inghilterra e al regime del Terrore in Francia; il nazismo è nato avvelenando una repubblica, il fascismo ha tentato di crearne una. Oggi non c’è traccia di re in Iran, in Corea del Nord o, se proprio dobbiamo dirlo, negli Stati Uniti di Trump, mentre sono monarchie le nazioni progressiste e socialdemocratiche come la Svezia o l’Olanda; il leader più sensato del mondo, il più benevolo ed equilibrato, è tecnicamente un monarca assoluto: Leone XIV. Se avesse davvero voluto difendere dei diritti anziché far caciara, il corteo avrebbe dovuto piuttosto intitolarsi Yes Kings: mi rendo conto, però, che partecipare a un corteo è un modo più comodo di passare il weekend rispetto a leggere qualche libro.

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