di Guido Vitiello
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L'arduo tentativo di catturare due Zeitgeist in linea di convergenza
Da una parte la gelida tramontana nichilistica del giovane-con-telefonino, dall'altra il caldo scirocco antifascista del giovane-con-Costituzione. Da giorni l'Opinionista Collettivo sta cercando di capire dove soffi lo Spirito del Tempo, ma il rischio è quello di scuffiare, di vorticare su sé stessi o, peggio, di restare immobili a mollo
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31 MAR 26

La conta dei voti al referendum sulla giustizia. ANSA / DANIEL DAL ZENNARO
Dice: non li abbiamo visti arrivare, i giovani. E sia. Ma cosa dovevamo aspettarci, esattamente, una scheda nell’urna o una coltellata nella pancia? In che direzione soffia lo Spirito del Tempo? Non è chiaro. Da giorni l’Opinionista Collettivo è in piena schizofrenia, impegnato a produrre temi di attualità sui giovani che ti pugnalano in diretta social e sui giovani che salveranno la democrazia in una primavera di bellezza. Di solito è un compito facile (si tratta di scrivere che il caso di cronaca X è sintomo lampante del male epocale Y sul quale, guarda tu la combinazione, ho appena pubblicato un libro). Stavolta però l’esercizio richiede particolare destrezza, è come dover orientare la propria vela retorica per catturare simultaneamente due Zeitgeist in linea di convergenza, la gelida tramontana nichilistica del giovane-con-telefonino e il caldo scirocco antifascista del giovane-con-Costituzione. Si rischia di scuffiare, di vorticare su sé stessi o, peggio, di restare immobili a mollo. Antonio Scurati ha provato a sfangarla con la sua manovra preferita, una spettacolare virata stretta: il 25 marzo ha scritto su Repubblica “La democrazia salvata dai giovani”, il 29 “I nostri figli perduti tra coltelli e smartphone”.
A quanto pare, metà dei ragazzi studiano, si appassionano e votano No, altrettanti però sono “follower del nulla tatuato e griffato”, ascoltano Fedez e si alienano su TikTok, e in questo senso il gesto del giovane accoltellatore del bergamasco incarna “la tragedia dell’adolescenza nella nostra epoca”. Sempre su Repubblica, il catamarano lacaniano di Recalcati ha trovato un diverso punto di galleggiamento tra i due Zeitgeist in lotta: la violenza nelle scuole, ha scritto ieri, è anche il frutto della “pedagogia nera” degli adulti e del loro cattivo esempio, una scuola parallela che insegna a delegittimarsi e disprezzarsi a vicenda, come si è visto nella campagna referendaria. A metà rassegna stampa avevo il mal di mare. Dice: non ascoltiamo abbastanza i giovani. E ti credo, se passiamo il tempo a monologargli addosso.
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