Si fa presto a dire piazze

Mentre il dibattito pubblico si concentra sui maranza c'è un pezzo del paese, che da sempre considera il centrodestra come un interlocutore naturale, che protesta

25 OTT 26
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Foto LaPresse

Nelle piazze italiane, contro il governo, non ci sono soltanto studenti e antagonisti. Ci sono anche pezzi di un mondo diverso, un tempo avremmo detto produttivo, che da sempre considerano il centrodestra come un interlocutore naturale. Ci sono gli autotrasportatori. Con loro ci sono gli agricoltori. E poi gli olivicoltori pugliesi, gli allevatori che hanno rovesciato latte sull’asfalto, i pastori sardi alle prese con mangimi e carburanti sempre più cari. Ci sono i pescatori, che annunciano il fermo dei pescherecci e chiedono aiuti per continuare a uscire in mare. Ci sono i tassisti, altra categoria tradizionalmente ascoltata dalla destra, che hanno convocato per il 26 ottobre una manifestazione davanti al ministero dell’Economia contro i prezzi dei carburanti. Protestano i gestori indipendenti delle pompe di benzina, che denunciano condizioni penalizzanti rispetto alle grandi compagnie. Protestano i commercianti che a Cerignola hanno abbassato le saracinesche per unirsi alla mobilitazione. Si fanno sentire gli artigiani, preoccupati per l'energia. La questione è evidente: nessuna di queste categorie vota compatta a destra. E così, mentre il dibattito pubblico si concentra sui maranza, a chiedere risposte al governo, anche con metodi non accettabili, come i picchetti, ci sono camionisti, agricoltori, pescatori, tassisti e negozianti. La protesta non arriva soltanto dalle periferie sociali: arriva anche dai mestieri e dai territori che la destra considera casa propria. È una novità politica interessante, non meno importante dei famosi ragazzini aggressivi nelle piazze della grandi città italiane.
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