La cagnara dei bambini

Impressiona vedere botte con la polizia in nome non della libertà ma della caccia alle Adidas (sempre meglio comunque che scendere in piazza per Hamas). Ma farsi terrorizzare della guerra civile infantile anche no, grazie   
21 OTT 26
Immagine di La cagnara dei bambini

(Foto Ansa)

Vago ricordo di Trainspotting, un film di trent’anni fa appena restaurato e riciclato, eroina, individualismo, consumi, gioco, violenza, Irvine Welsh, e se è per questo non ricordo quasi più niente di Arancia meccanica, più indietro di mezzo secolo, tranne Kubrick, Burgess, ovvio, gioco violenza giovanile grottesco colto eccetera. Società liquida, esiti infantili. Nel quadrilatero della moda è stato un balletto, alla ricerca della scarpa perduta. Finché non si affermerà la verità fantozziana che la bella scarpa, la scarpa sportiva, la superscarpa aerodinamica è una boiata pazzesca, bè, non se ne esce. La vetrina che luccica è un invito ai casseurs.
Meglio le Mephisto, le scarpe dell’operaio tedesco di quinto livello, roba solida. Comunque il municipio di Limoges, sopravvissuto a due guerre nel Novecento, è bruciato in due ore, un lavoro da professionisti, roba molto ben organizzata, a nove chilometri c’è un supercentrosociale, una Zad, zone à défendre, zona da difendere, quelle comunità rurali di sinistra radicale dove l’ozio, che è il padre dei vizi, sa suggerire modi incendiari per passare il tempo, e non solo agli adolescenti.
Comunque da noi il solo Langone invoca (qui, ieri) il manganello sulla cagnara dei bambini, in Francia, per parlare della grande crisi europea che tanto interessa Cacciari, si sono spaventati e hanno proceduto a un paio di centinaia di incarcerazioni, e i commentatori delle all news sottolineano stupiti che “non sono fermi di una notte, sono proprio ammanettamenti, sentenze dopo processi per direttissima, e mesi e mesi di galera, sovraffollatissima per di più”, a carico di maggiorenni beccati a scassare e saccheggiare tutto lo scassabile e il saccheggiabile, reazione penale durissima per la prima volta, altro che quadrilatero della moda con fila in questura, in Fatebenefratelli, dei genitori al ritiro dei pupi, “gli spaccherei io la testa a quel deficiente”. Com’era quella storia della tragedia e della farsa? Io non mi preoccuperei più di tanto. 
Esplosivi sì, quei ragazzini, ma consumatori forti, coperti dalle assicurazioni, in una città, Milano, terrorizzata dalla guerra civile infantile, ma quando sei sempre alla ricerca di eventi, quando proclami davanti al Covid che non ti fermi mai, quando ti comporti da bauscia, ecco che gli eventi ti vengono gentilmente a cercare e arriva un poco di movida. Solo, non tirate in ballo il carovita, se non volete far ridere. Non mandate i carri armati e i soldati, se non volete peggiorare le cose. Compiacetevi del fatto che finalmente una serie di manifestazioni violente sono fatte per indossare, per farsi vedere su Tik Tok (e il Cav. aggiungeva genialmente Tak), non per la Palestina immaginaria, non al seguito delle bandiere di Hamas, viva la faccia del quadrilatero, un valore commerciale e morale più serio e meno esposto alla vergogna dell’antisemitismo, almeno si spera.
Certo fa impressione, tanti anni dopo il Sessantotto, che invece di fare a botte con la polizia, magari per la libertà e la vita delle iraniane e degli iraniani, tutto si risolva con la caccia all’Adidas. Nostalgia di Capanna? Questo no, per carità. Ma non bombardate il bosco verticale. Lasciate che il quadrilatero, se necessario, chiuda bottega per qualche ora, finché i genitori si saranno andati a ripigliare i bambini, soggetti inediti in cagnara, come ha ricordato Mattarella. Statevene un po’ tranquilli, la situazione sarà anche grave, ma.