Politica
l'intervista •
Parla Gabrielli: “Piantedosi non ha peso politico. Meglio Crosetto. A sinistra dico che la repressione non è una bestemmia”
Il divieto social ai minori di 14 anni? "Anche Avs lo chiede, Io sono sempre scettico sulle misure draconiane". Candidato alle primarie? "Voglio far crescere il nostro progetto. Decideremo insieme a Ruffini". E aggiunge: "Tralascio il commento non onorevole di Salvini per le nostre forze armate"
22 OTT 26

Franco Gabrielli (foto LaPresse)
Se serve, Franco Gabrielli ci sarà. Ci sarà alle primarie, se si faranno, e se gli verrà chiesto da Più Uno, da Ernesto Maria Ruffini, dagli amici, dalla sua comunità. Ci sarà, per dire, come dice al Foglio: “Credo che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, non abbia peso politico e che ancora una volta dobbiamo ringraziare il presidente Mattarella. Credo che questa realtà non vada letta con le formule a effetto, agitando i vecchi fantasmi. Credo che i vecchi cliché non reggano più”. E cosa crede quando pensa ai fatti di Milano, ai Tir, al decreto di ferro di Meloni? “Garantire la sicurezza passa dal rassicurare e dal non spaventare, e che sui militari ha paradossalmente ragione Crosetto”. Serve il coprifuoco come in Francia? “Sa cosa provocherebbe? Altra paura”. Non le fa paura la sinistra che sottovaluta la violenza? “C’è stata in passato ma oggi non la vedo. La repressione non è una bestemmia”.
Ogni volta che la destra lo chiama “lo sbirro” e lo indica come il terzo uomo, la figura nascosta, Gabrielli sorride e dice: “Tremate, tremate, le streghe sono tornate”. Quando provano, anche a sinistra, a farlo passare per l’esperto della sicurezza e gli domandano: “Gabrielli ci dia una ricetta”, Gabrielli si alza in piedi e replica squillante: “Non cadete nella trappola della semplificazione. Sulla sicurezza ci ho scritto un libro, lì c’è tutto o molto. Voglio dire che la sicurezza è qualcosa di serio”. Usa la parola “sfaccettata” perché, spiega, “la realtà è più complessa e sfaccettata”, ma Gabrielli non sopporta il racconto della destra, del governo e di Meloni. Prende le parti di Guido Crosetto, il ministro della Difesa, che avrebbe voluto dare poteri di polizia ai militari e all’esercito, e mi dice: “Sui militari ha, paradossalmente, ragione Crosetto: se li volete non possono essere figuranti”. Anche Gabrielli li vorrebbe a Milano a marciare con i carri e arrestare con le manette? Gabrielli si prende spazio e tempo e poi allunga il suo pensiero: “Il tema è proprio questo: che i militari non dovrebbero esserci e si dovrebbero utilizzare al meglio le forze di Polizia, ma per fare questo serve una visione diversa della amministrazione della Pubblica sicurezza. In questo ipotetico duello tra Crosetto e il resto del governo, Crosetto è il più coerente. E’ pronto a offrire i militari ma dice: ve li do come dico io. E’ una posizione da rimandare al mittente, ma squarcia il velo di ipocrisia”. E’ quell’ipocrisia che fa amare agli italiani le Frecce tricolori ma non gli fa vedere la necessità delle spese di Difesa. E’ l’ipocrisia che permetterebbe a Putin di avanzare fino a Trieste o l’ipocrisia di chi vuole sicurezza ma fa causa al professore che richiama il figlio, nel meridione “‘u picciriddu”.
Anche Gabrielli pensa come Crosetto: “Vogliamo i militari ma come attori – una sostanziale loro mortificazione – e in perfetta coerenza con la nostra mai chiarita posizione sullo strumento di difesa, a destra come a sinistra”. A Roma, alla stazione Termini, dopo l’arrivo dell’ultimo treno (ci sono i video sui social) si vedono questi militari salire sul loro cingolato e tornare in caserma. Tutti a casa. Gabrielli aggiunge: “E tralascio il commento non onorevole di Salvini – per le nostre forze armate”. Ricorda che diceva? “In buona sostanza diceva che anziché tenerli in caserma, come se non facessero niente, i militari andavano messi a disposizione di Strade sicure”. E Gabrielli cosa ha pensato? “Che non è seguito nessun sussulto dei soliti difensori delle divise. Evidentemente ce ne sono alcune meno degne di solidarietà…”.
Torniamo a parlare di Milano, degli assalti degli incappucciati con i corn flakes e della parola “inedito”, usata da Piantedosi in conferenza stampa, dopo l’approvazione del decreto sui cortei. Gabrielli si serve di un’espressione ormai entrata tra i classici, lo schleiniano “non mi hanno visto arrivare”. Dice: “Quando il Viminale parla di inedito significa che non li si è visti arrivare. Quando ce li hai in piazza e in quelle condizioni, sei costretto a rincorrere”. Per Crosetto è guerra ibrida, anzi guerriglia, per altri c’è la manina russa (che Salvini nega) e Lollobrigida parla anche di “infiltrazioni criminali” nella protesta, legittima, degli autotrasportatori. Per Gabrielli “c’è sicuramente una guerra cognitiva in atto, ma nel senso che sfrutta le fratture della nostra società, democratica, le allarga. Non le genera”. Gli domando: chiuderebbe i social ai minori, li vieterebbe fino ai 14 anni, come ora si dice pronta a valutare Meloni o è meglio un bel coprifuoco alla francese? Gabrielli che ha buona memoria ricorda che a sinistra “molti lo stanno dicendo anche pubblicamente, a partire da Avs. Io sono sempre scettico sulle misure draconiane. Oltre alla loro complessa realizzazione, si può invece monitorare. Oggi gli strumenti ci sono”. E la sinistra c’è? Gabrielli, il solo che da quella parte ha la patente per farlo, “lo sbirro”, non teme di introdurre il concetto di “repressione”: “Mi si chiede come intervenire, quali ricette e io rispondo: dando risposte concrete sull’oggi, immaginando che la repressione non è una bestemmia, ma lavorando sodo sul domani. E quando dico domani intendo, lavorando sulle cause: marginalità, governo serio dell’immigrazione, salute mentale, dispersione scolastica, lavoro e casa”. Gli chiedo ancora se a destra ci sia la voglia di agitare vecchi fantasmi del piombo, le chiavi a stella, e se c’è qualcosa di nuovo ma antico. Anche in libreria tornano i libri sugli anni di piombo come il saggio di John Foot sulle Brigate rosse (Einaudi), e ci sono i romanzi di Alessandro Gazzoli ("L’inevitabile accade", Nottetempo) e di Andrea Oriente ("La nostra giovinezza", Sellerio). Gabrielli che ha il gusto della memoria dice: “Qualche settimana fa, si parlava di saldatura tra jihadismo e anarchismo. Ora di strategie… capite, perché non servono parole a effetto?”. Condivide la paura che hanno in molti e che traspare dai sindacati di polizia. Vannacci vuole agenti come Greg Bovino, il poliziotto dell’Ice trumpiana mentre Salvini ora parteggia per l’esercito. E invece per Gabrielli “il rischio è che questo corpo dello stato si senta smarrito e venga strattonato. E’ un pericolo che esiste. E’ un pericolo concreto”. Anche i dati si strattonano? Gabrielli riferendosi a quelli diffusi dal Viminale ha parlato di “pornografia statistica”. Si è forse pentito? Mi risponde: “Perché mi dovrei essere pentito? Quando c’è un uso compulsivo dei numeri come mai prima? Ho fatto esplicito riferimento ai dati agostani ricordando che nel 2025 ci avevano detto che i reati erano calati del nove per cento quando poi, a dato consolidato, erano scesi all’1,8 per cento. Oppure sui rimpatri. Perché non si dice che nella scorsa legislatura furono del tredici per cento gli sbarchi e oggi sono al sette per cento? Perché si insiste sulle mirabolanti cifre ma parziali? Pornografia, in senso lato, indica l’esibizione compiaciuta, eccessiva di un determinato argomento per stimolare la reazione emotiva, spesso svuotando l’oggetto del suo reale valore o contesto”.
Oggi Gabrielli, insieme al suo compagno d’armi e di avventura, Ernesto Maria Ruffini, parlerà alla stampa estera e illustrerà le “Proposte per un paese più uguale, sei strade verso l’uguaglianza”. Cosa farà Gabrielli? Significa che si candiderà alle primarie? “Non sappiamo nemmeno come si faranno. Sono interessato a far crescere il progetto che ho contribuito a far nascere. In ogni caso decideremo come soggetto politico e non come singole monadi”. Come direbbe Ruffini, la sua spalla: Gabrielli, più uno.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
