Mattarella dice “sì” al fermo preventivo per decreto, “no” ai poteri di polizia all’esercito. Il dispiacere di Crosetto

Dopo le violenze di Milano, il decreto sicurezza media tra la linea dura di Salvini e Crosetto e i paletti del Quirinale: nuove fattispecie di reato e fermo preventivo, ma niente poteri di polizia all’esercito. La destra voleva più divise, la sinistra guarda a Gerico. E il Colle traccia il confine

21 OTT 26
Immagine di Mattarella dice “sì” al fermo preventivo per decreto, “no” ai poteri di polizia all’esercito. Il dispiacere di Crosetto

Vetrine sfondate dai manifestanti nel corso del corteo del 18 ottobre a Milano (Massimo Alberico/LaPresse)

Meglio cinquecento soldati a Milano o un ceffone di papà? Dice Fabio Rampelli, il maestro di FdI, della generazione Meloni: “Io manderei i maranza a fare la resistenza in Ucraina, ecco quale sarebbe il mio provvedimento”. Scartavetrato da Mattarella, passa in Cdm il decreto Meloni di ferro. Nasce il reato di partecipazione violenta, si prevede il fermo preventivo per i minori, e se il figlio devasta, paga la famiglia. L’esercito resta esercito (e per Crosetto è “un’occasione sprecata”) e non avrà poteri di polizia. È la richiesta del Quirinale, ed è la mediazione tra il niente e il troppo. È la via di mezzo tra la sociologia con la forfora e Vannacci che sogna l’Ice in Italia: Minneapolis e cotoletta.
Piantedosi, il ministro della calma, ricorda ai colleghi: l’Italia non è la Francia. Crosetto pensa: a Milano “è stata guerriglia” e non si può chiedere un aiuto ai militari in città senza dargli i poteri. Mentre al governo va in scena una disputa tra competenze (l’esercito può avere le stesse funzioni della polizia?), una controversia giuridica arbitrata da Mattarella (che finisce a favore del Viminale), Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli si spostano a Gerico. Senza malizia, la sinistra è d’accordo al “cento per cento” (lo dichiara Schlein) sul medio oriente, ma si è dimenticata di Milano e Catanzaro. Meloni porta in Cdm il decreto sulla sicurezza dopo i fatti di Milano, la Calabria è bloccata dagli autotrasportatori e Cerignola sembra Ramallah (girano immagini da Vespri). Anziché dire “vogliamo 500 professori a Milano, vogliamo sicurezza ma anche educazione, non perdiamo la testa, Milano non è Parigi”, il campo largo si ritrova a un evento sulla Palestina dal titolo “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”.
Fuori, di fronte a Montecitorio, ci sono gli agricoltori della Cia che protestano e oggi arrivano altri trattori dalla Calabria. Prima Tel Aviv e dopo Cerignola. Se si vuole battere Meloni, ha più senso precipitarsi ai caselli di Cosenza o continuare a commentare gli editoriali di Haaretz? Alla Camera, Marco Osnato, che è presidente della Commissione Finanze, di FdI, il deputato che Meloni vorrebbe sindaco di Milano o presidente della Lombardia, riflette e dice: “Guardo le proteste degli autotrasportatori, conosco la difficoltà del settore, conosco i problemi, ma nessuno mi toglie dalla testa che dietro quelle proteste ci stia soffiando la criminalità organizzata”. I maranza hanno coperto la protesta dei malacreanza, il sud forcone che raduna i presidenti di Confesercenti, che sono anche consoli onorari della Russia, autotrasportatori che sui social postano baggianate come questa: “Noi boicottiamo il gas russo perché ce lo impone Trump, Trump compra il gas russo e ce lo rivende”. In quest’aria da tenero assedio si scontrano al governo due correnti di pensiero. C’è la linea di Piantedosi, che difende i suoi uomini, il questore di Milano, Bruno Megale, e che da prefetto ne ha viste: conosciuto anarchici, brigatisti e oggi questi incappucciati che mangiano corn flakes. Dall’altra, c’è la linea di Salvini, che castrerebbe, strapperebbe unghie e chissà cosa altro per superare Vannacci o Rossano Sasso, il professore di Fn che ci dice: “In Italia servirebbe una polizia come l’Ice ma ancora più dura”.
E c’è Crosetto con la sua complessità. Dal decreto entra ed esce la misura sulla parificazione degli scontri al reato di associazione a delinquere, ma si introduce questo nuovo reato della “partecipazione violenta a manifestazione”, con pene fino a 12 anni, con aggravanti per devastazione e saccheggio, danneggiamento e attentati di pubblica utilità perché, spiega Meloni in un video, “la certezza delle pene deve valere anche per chi ha 16 anni”. Chi puntava alla bocciatura del fermo preventivo, da parte di Mattarella, deve correggersi. Accade qualcosa che a questi livelli non si può definire frizione ma che si può chiamare equilibrio, bilanciamento fra poteri, corpi dello stato. Se Mattarella stabilisce che l’esercito fa un lavoro diverso dalla polizia, finisce la contesa. E’ così e basta, e anche Crosetto si accoda, ma Crosetto è libero di pensare, e lo pensa, e lo dice, che “si è persa un’occasione per impiegare i militari in maniera diversa”. Per intenderci: non usarli come piantoni di fronte alle ambasciate. Il Viminale triangola con il Quirinale e con Chigi, nella persona di Mantovano. E’ Mantovano a sposare la linea Mattarella e fermare quella che per alcuni rischia di passare come “un’invasione di campo di Crosetto”. Anche la Gdf di Giorgetti storce il muso. Già di mattina i sindacati di polizia lamentano che l’esercito non può avere le funzioni giudiziarie. La Difesa ricorda invece l’esperienza in zona di guerra. Del resto, non è forse Crosetto a parlare di guerra ibrida a Milano, di “guerriglia”?
Cosa è accaduto dunque a Milano? In conferenza stampa, Piantedosi parla di un “fenomeno inedito”, “non c’è stata inazione”. Lo accompagna il ministro Nordio ed è chiaro, anche qui, senza malizia, si nota di più l’assenza di Crosetto, atteso in conferenza. Si parla di una proposta, anche questa bocciata dal Colle, ma discussa solo in pre-consiglio, ovvero la possibilità di far controllare ai Servizi il web, questi canali di collera (come se servisse il decreto per farlo). Meglio 500 militari o un ceffone da papà? Meglio 500 militari o 500 professori? A Milano non marcerà l’esercito, i bersaglieri non verranno a prendervi con le manette. La sinistra non può dire che l’Italia è stata militarizzata (ha controllato tutto Mattarella) e la destra (che non lo dirà) avrebbe voluto più stivali a Corso Buenos Aires. Ha vinto il lapis di Mattarella, il fumogeno del saggio.