Politica
Bulimia penale •
Riecco l’urgenza non richiesta di creare nuovi reati per i fatti di Milano. Cortocircuiti
La caratteristica precipua di questo trasversale riflesso politico pavloviano (“è successo un fatto grave, metto mano al codice penale”) è che le norme che si varano, in scintillante favore di telecamere e di social media, sono nella migliore delle ipotesi del tutto inutili, perché scopri che le condotte che si intende punire erano ovviamente già punite da norme precedenti

(Foto Ansa)
Quella di legiferare in risposta a fatti di cronaca che abbiano creato allarme o inquietudine nella pubblica opinione è una pessima abitudine che ha attraversato governi di ogni forma e colore. Giorgia Meloni fa esattamente quello che abbiamo visto fare, purtroppo, più o meno a tutti i presidenti del Consiglio degli ultimi decenni. La cronaca segnala un paio di incidenti stradali mortali in rapida coincidenza cronologica? Ecco pronto il reato di omicidio colposo stradale. Un motoscafo travolge un natante e ne uccide i due giovani coniugi alla guida? Subito al lavoro per l’omicidio colposo nautico. I social impazzano nel raccontare i furti con destrezza nelle metropolitane? Ecco una bella aggravante per tutti i reati, nessuno escluso, se commessi in metropolitana o stazione ferroviaria, o “nelle immediate vicinanze”; con lo strabiliante risultato che una violenza sessuale o un omicidio commessi alla Stazione Termini sono ora puniti più duramente che se commessi a Piazza Navona (sono belle soddisfazioni). Una storia che si ripete uguale a sé stessa, indifferente alle diverse colorazioni politiche dei rispettivi governi.
La caratteristica precipua di questo trasversale riflesso politico pavloviano (“è successo un fatto grave, metto mano al codice penale”) è che le norme che si varano, in scintillante favore di telecamere e di social media, sono nella migliore delle ipotesi del tutto inutili, perché scopri che le condotte che si intende punire erano ovviamente già punite da norme precedenti. A tutto concedere, le novità si traducono – ma nemmeno sempre – in aumenti della entità della pena, nella pia illusione che questo possa costituire un qualche deterrente. La presidente Meloni ha annunziato l’introduzione del nuovo reato di “partecipazione a manifestazione violenta”. Ora sì che siamo tranquilli. Evidentemente, il governo ha ritenuto insufficiente il vigente art. 419 cp, che punisce (con pena da 8 a 15 anni!) chi commette “atti di devastazione e saccheggio”, con pena ulteriormente aggravata (perciò, fino a un terzo in più) se tali atti siano compiuti “nel corso di pubbliche manifestazioni”.
Quindi ora cosa stiamo prevedendo più di questo, e soprattutto: perché? Vuoi vedere che l’intenzione è quella di non consentire più distinzioni tra chi devasta e saccheggia, e chi semplicemente “partecipa” a quella manifestazione, senza accendere nemmeno una sigaretta? Beh, se fosse questa l’idea, state certi che se ne occuperà la Corte costituzionale assai a breve. Anche perché, pensate un po’, la questione era già stata affrontata una quindicina di anni fa dalla Corte di Cassazione che, applicando ed interpretando l’art. 419 c.p. confermava la severa punizione “dell’indiscriminato sfogo di istinto vandalico idoneo a mettere in serio e grave pericolo, oltre ai beni in concreto aggrediti, anche l’incolumità dei cittadini che si trovino nelle vicinanze” (sent. N. 18032/2012); ma escludeva anche, categoricamente, che la responsabilità di quelle violenze potesse estendersi ai semplici partecipanti, estranei a quegli atti violenti (sent. N. 45646/2015), come d’altronde pretende il principio fondamentale secondo il quale la responsabilità penale è personale. Mi rendo tuttavia conto che da sempre e – ripeto – sotto governi di ogni segno e colore, questo tipo di osservazioni vengano percepite come inutili divagazioni leguleie. Bando ai cavilli avvocateschi: occorre scrivere qualche norma purchessia, in modo da rassicurare i cittadini che, da domani, tutto sarà diverso. Pubblicità, e poi un bel film.